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(by Colourblindness)

"Cosa ci fa uno scheletro nello studio di un medico?”

Avevo sei anni.

I miei fratelli Mikey e Clint stavano prendendo una scorciatoia da scuola verso casa quando ci fermammo davanti ad una vecchia chiesa abbandonata per lanciare alcuni sassi sulla finestra.

Se ne stava lì all'ingresso inclinato su un lato con quello che sembrava essere uno stravagante sorriso in volto. Indossava un cappello a cilindro con dei buchi, e una sciarpa che pareva fatta di ragnatele.

I suoi abiti erano un mosaico di colori, cuciti assieme e rovinati dal tempo; un lungo cappotto di pelle marrone ricopriva la maggior parte della sua figura, e i capelli arruffati gli nascondevano il volto. Due occhi gialli si aprivano e si chiudevano gentilmente nel punto in cui si sarebbe dovuto trovare quest'ultimo, ma nient'altro poteva esser visto. Aveva le mani guantate e i suoi piedi erano coperti da degli enormi stivali. C'era un bastone da passeggio appoggiato accanto a lui che presentava segni di morsi da cima a fondo, e quando parlò lo prese e si sporse un po' non appena lo notammo.

“Cosa hai detto?” Clint era il maggiore. Parlava sempre per tutti quando eravamo insieme.

“Uno scheletro. Nello studio di un medico. Cosa ci fa?”

“Chi cazzo sei?” Quello era Mikey. Gli piaceva credere di essere grande e grosso e di poter bullizzare chiunque. Molte volte sembrava un'idiota quando apriva bocca. Questa non era diversa.

"Ah ma certo. Prima di tutto le presentazioni… che maleducato…"

Si tolse il cappello e vedemmo un coniglio malaticcio saltellare fuori sugli scalini di fronte a noi. Aveva bisogno di un bagno. E aveva un solo occhio.

"Sei una specie di mago?" Questo sono io, quello ficcanaso. Gentile, curioso, fiducioso degli estranei.

"Sembra che a voi tre piacciano i giochi. Questo è quello che mi piace fare. Giocare. Giorno e notte. I miei preferiti sono gli indovinelli. Per questo mi chiamano Mr. Riddles."

"È un nome scemo," Disse Mikey.

"Già. Perché dovremmo voler giocare ad un qualche stupido gioco con te?" Chiese Clint. Mr. Riddles emise una specie di strana risata somigliante al rumore del formaggio che viene strusciato contro una grattugia rugginosa. Ricordo che lo associai anche al miagolio di un gatto randagio.

Gehehehehehehehe

"Dovete giocare. E dovete vincere. Queste sono le regole."

"Cosa vinciamo?" Domandai.

“È una sorpresa.”

Clint roteò gli occhi. "È una perdita di tempo. Andiamo a casa," disse raccogliendo un sasso per poi tirarlo dritto sul giacchetto di Mr. Riddle. La pietra sembrò passargli proprio attraverso.

Questo catturò la nostra attenzione e Mikey spalancò la bocca.

"Sei un fantasma?"

"Ve l'ho detto. Mi piacciono i giochi e trovo le persone che devono giocare. Semplice."

"Va bene… ci sto. Cosa ci fa uno scheletro nello studio di un medico?" Disse Clint sospirando.

"Vi arrendete?"

“Huh?”

"La maggior parte indovina alla prima. Avete tre tentativi."

"Indovinerò io," mi offrii facendo un passo verso l'uomo alto e allampanato. Volevo vederlo in viso. Ma non ci riuscii. Non ero sicuro che fosse un uomo.

"Uno scheletro nello studio di un medico… è in mostra? Oppure è un modello?" Dissi. Mr. Riddles si limitò a ridere nuovamente.

Gehehehehehehe

“Sei un fottuto stramboide. Andiamo,” disse Clint sprezzante.

Esitai per un momento e poi seguii i miei fratelli fino a casa. Mr. Riddles rimase lì a guardarmi mentre me ne andavo.

Quella sera durante la cena, stavo giocando col mio cibo ripensando all'indovinello che lo sconosciuto aveva proposto. Non sapevo cosa sarebbe successo se l'avessi risolto, ma la cosa mi stava tormentando.

Scheletro. Studio di un medico. Gli studi sono posti in cui la gente va dai dottori giusto? Quindi perché uno scheletro dovrebbe trovarsi lì? Ero bloccato.

Mamma e papà ci stavano chiedendo come fosse andata la giornata ma nemmeno i miei fratelli avevano voglia di parlarne per cui dissi, "Abbiamo incontrato qualcuno a cui piacciono i giochi."

Mamma annuì assente.

“Di che genere?” Chiese papà tagliando il prosciutto.

"È come un uh… gioco di parole. È una domanda. Ma non siamo riusciti a trovare la soluzione," aggiunse Mikey.

"Oh intendi come una sorta di indovinello o qualcosa del genere?" Chiese mamma. Papà stava masticando il suo cibo e ascoltava con più attenzione adesso.

“Qual era la domanda?”

"Cosa ci fa uno scheletro nello studio di un medico?" Recitò Clint.

Mamma e papà si guardarono l'un l'altro. Fu uno sguardo che non dimenticherò mai.

"Non la so questa," ammise mamma.

"Neppure io," disse papà per poi tornare a tagliare la sua bistecca. La stava tagliando un po' più forte ora. Come se avessimo detto qualcosa che lo aveva disturbato. Non sapevo perché; ma sapevo che stavano mentendo.

Non avevo molta fame per cui continuai a ripetermi in testa la domanda ancora e ancora. Poi lasciai andare la forchetta ed esclamai, "Ce l'ho!"

“Hmm?” Papà era andato a versarsi altro punch.

“Hai cosa??” Domandò stanco Clint.

"La risposta. Cosa ci fa uno scheletro nello studio di un medico?" Dissi con un sorrisetto attendendo che tutti udissero la risposta. Papà si era fermato a metà strada di ritorno dalla cucina e mi stava fissando, attendendo una spiegazione. Mi guardava in modo strano.

"Attesa infinita! Capita? Perché è uno scheletro e-"

"Dovreste darvi una ripulita e andare a letto," disse mamma sparecchiando velocemente la tavola. Qualcosa in lei era cambiato mentre stavamo mangiando tanto che non si era neanche preoccupata di dirmi niente dato che non avevo toccato cibo.

"Suppongo fosse una battuta stupida," ammisi acidamente mentre seguivo i miei fratelli di sopra. Dopodiché ci facemmo tutti un bagno caldo, papà venne a dirci di spegnere le luci e montai nel letto superiore chiedendo ai miei fratelli del bizzarro comportamento che avevano avuto i nostri genitori a cena.

"Credete ci sia qualcosa non vada in mamma e papà?" Chiesi.

“Va' a dormire,” ringhiò Mikey.

“È per via di quella battuta. Si sono comportati come se l'avessero già sentita…”

“Hanno una cinquantina d'anni. E quella battuta sarà più vecchia di loro,” disse Clint beffardo. Entrambi si addormentarono dopo un bel po' ma io rimasi sdraiato pensando alla strana reazione. Non avevo idea di cosa avevo innescato rispondendo a quell'indovinello… ma l'avrei scoperto presto. Fissai l'orologio ripensando alle strane cose che erano accadute fino alle 3:30 circa.

Poi udii un sussurro.

"Nessuno ha riso e nessuno ha tentato. Nessuno ha giocato, perciò qualcuno è andato."

Aprii gli occhi e vidi Mr. Riddles in piedi proprio al limitare del mio letto. Mi raddrizzai e fui sul punto di urlare quando mi fece segno di tacere con la sua mano guantata.

"Se stai in silenzio, ti dirò perché. Quando erano giovani, qualcuno è dovuto andare. Nessuno vuole mai giocare, così va. Chi ha la risposta? Mr. Riddles la sa."

Poi emise nuovamente quella strana risata. Non me la dimenticherò mai.

Gehehehehehe

I suoi occhi gialli danzarono follemente mentre si muoveva in direzione della finestra per poi scomparire.

Quando se ne fu andato, mi buttai giù dal letto e corsi in camera dei miei genitori. ed.

Nello svegliare mio padre, feci del mio meglio per trattenere le lacrime mentre procedevo a raccontare cos'era successo.

Una volta che ebbi finito, papà mi guardò con fare serio.

"Ti ha fatto un altro indovinello?" mi chiese. “N-n-no… ha solo recitato una strana poesia.”

"Bene. Questo è un bene…" disse cercando di non piangere.

"Cosa c'è? Ho fatto qualcosa di sbagliato?" Domandai.

"No. Sei stato bravo. Ascoltami, lui tornerà di nuovo da te. Quando lo farà, devi giocare. Devi continuare a giocare. Capito?"

"Cosa? Perché?" Chiesi nervoso. La sua faccia era terrore allo stato puro.

"Mi prometti che lo farai?" Mi domandò in risposta. Aveva uno sguardo allucinato.

"Papà... ho paura. Mi stai spaventando…"

Mi prese per il colletto. "Promettimelo!!"

"Sì! Lo prometto. Giocherò!! Giocherò!!"

"Ottimo. Adesso torna a letto."

Mollò la presa e mi spedì nuovamente nel lettino superiore prima di dare un'occhiata ai miei fratelli. Ma non chiusi occhio quella notte. Ogni volta che mi sentivo esausto continuavo ad udire quella malsana risata. Gehehehehehe

Non smise fino a che non collassai.

Al mattino pensai fosse stato solo un sogno. Mentre mangiavamo i cereali, rammento di aver chiesto a mio padre, "Lo hai detto alla mamma?"

Prese il succo all'arancia e lo versò lentamente. "Detto cosa?"

"Di... Mr. Riddles…" Continuai, notando come le sue mani tremassero da seduto.

"Non ho idea di cosa tu stia parlando," disse con voce robotica mentre gli altri entravano in cucina. Un'altra bugia.

Noi tre uscimmo di casa alle 7:13 per prendere il bus. C'era diversa strada da fare per arrivare alla fermata, per cui dovevamo incamminarci prima. Mr. Riddles ci stava aspettando a metà percorso.

"Hai fatto un errore e una bugia devi dire. Nessuno ti crede, il perché lo vuoi scoprire?"

Clint gli passò semplicemente davanti. "Fottiti!" disse nel frattempo che continuava a camminare. Mike lo seguì e si allontanarono di un paio di metri quando ad un tratto si girarono e tornarono indietro. Io me ne stavo lì, troppo spaventato per fare qualcosa mentre mio fratello maggiore faceva ritorno.

"Non fare il pollo!" ringhiò Mikey.

"Non... non riesco a muovermi" dissi freneticamente. Mr. Riddles stava sghignazzando ancora una volta.

Gehehehehe

"Che significa che non puoi muoverti?" chiese Clint prendendomi per mano e tirandomi. Non mi mossi.

"Questo è troppo. Perderemo l'autobus," disse.

Purtroppo non era colpa mia. Le parole di mio padre mi risuonarono in testa.

Devi continuare a giocare. E devi continuare a vincere.

"Magari uno dei tuoi fratelli ha la risposta?"

I suoi occhi luccicavano.

"No! No la so io!!" dissi nel panico prima che potessero aprir bocca. "Hai due possibilità."

"Aspetta non avevi detto che erano tre prima?" domandò Clint. Adesso aveva cominciato a spaventarsi pure lui, capendo che ero davvero paralizzato.

“Una è già stata usata.”

Sudavo. Neppure riuscivo a sbattere le palpebre. Rammento di essermi sentito come se il mio sangue si stesse raggelando. "Perché non… hai detto la verità," dissi, pregando Dio che fosse quella giusta.

Mr. Riddles non pareva felice. All'improvviso però realizzai che ero di nuovo in grado di camminare.

“Cosa?” domandò Mikey.

"È stato divertente.”

Mr. Riddles se ne stava lì a fissarmi. Corremmo subito via. Io però giuro di averlo sentito dire qualcos'altro.

“Ci si vede.”


"Guarda attorno e non lo troverai mai. Ma quando ti fermerai dietro di te lo vedrai."

Erano passati sei mesi. Era quasi Natale. Ogni volta che rispondevo correttamente agli indovinelli di Mr. Riddles me ne dava un altro. E un altro. E un altro ancora.

Rispondevo a tutti ma iniziavo a stancarmi. Non capivo perché continuasse a venire notte dopo notte. Se ne stava in camera mia fissandomi dal soffitto posizionato come farebbe solo un ragno. La sua testa era rivolta all'indietro mentre respirava pesantemente. Era una specie di suono gracchiante del genere che potresti emettere se fossi stato malato per delle settimane. Mr. Riddles non sembrava malato, poiché era ovvio che gli piacessero le sue visite notturne in cui mi faceva prender parte ai suoi giochetti.

Non potevo dirlo ai miei, semplicemente non era tra le opzioni. Avevano cercato entrambi di far finta che questa creatura che si era legata a me fosse solo un frutto della nostra immaginazione ogni qualvolta che l'argomento veniva a galla.

"Non dovete raccontare bugie," diceva mamma.

"Non è bello mentire," aggiungeva papà.

Ma entrambi erano spaventati a morte. Ci nascondevano qualcosa. Non capii all'inizio. Tutto ciò a cui riuscivo a pensare era fare del male a Mister Riddles, afferrando il vecchio tagliacarte che stava sul camino per conficcarglielo dritto in faccia ogni volta che si presentava. Pensavo avrebbe potuto funzionare anche se poi non avrei avuto la minima idea su cosa fare dopo. Se ne stava sempre in piedi dietro mamma e papà osservandoci venire e andare. Mentre ci preparavamo al prossimo quesito. I suoi occhi erano brillanti e pieni di indovinelli.

"Cos'è che non invecchia mai ma è antico, che ci tiene in attesa senza mai andarsene, che porta dolore e gioia ovunque vada?"

Eravamo fuori a rastrellare le foglie. Mister Riddles ci guardava sotto la neve cadente. Non appariva mai così, non durante il giorno. C'erano troppe persone che avrebbero potuto vederlo. Questo però mi dette un'idea. Vidi il postino che veniva a consegnarci un pacco e cominciai a richiamare freneticamente la sua attenzione.

I miei fratelli Mikey e Clint raggelarono non appena la ottenni. "Non farlo!" mi avvertirono. Ma non sapevano cosa mi stavano facendo i giochetti di Mister Riddles. Avrei posto fine a tutto questo.

"La prego abbiamo bisogno del suo aiuto!" dissi mentre si avvicinava alla casa. Pareva confuso venendoci incontro e chiese, "Qual è il problema ragazzo?"

"Quest'uomo, non fa che darci fastidio!" esclamai indicando proprio in direzione di Mister Riddles. Il postino seguì con lo sguardo e poi sbuffò dal naso.

"È una specie di scherzo figliolo?" chiese.

"Che?" mormorai. Udii Mister Riddles ridere. Fu come un coltello sulla mia pelle.

Gehehehehehe

"Non ho tempo per questi stupidi giochetti. Devo tornare a lavoro," disse l'uomo allontanandosi da me. Mi sentii il cuore pesante. I miei fratelli non dissero nulla. Se ne stettero lì mentre il postino se ne andava.

"No, no la prego, deve aiutarci. Ci sta facendo del male!!" lo implorai. Questi mi scrollò via mugugnando, "Non vedo nessuno qui. E se hai problemi con i tuoi amici allora devi chiamare la polizia, adesso lasciami stare!"

Lo guardai camminare via per strada impotente. Poi venni sfiorato sulla guancia dalle lunghe unghie di Mister Riddles.

“Volevi smettere di giocare?”

"Lui non ti ha visto. Come mai? Perché?" disse Cint sbalordito.

"Coloro che sono vicini a voi lo sanno ma non ve lo diranno. Una volta che il segreto è svelato, qualcuno non sarà così fortunato."

"Mamma e papà… loro sanno… sanno tutto di te ma non alzano un dito," realizzò Mikey miseramente.

"Non vogliono e non possono. Ma non passerà molto prima che io me ne vada. Una volta divertito, avrò finito."

Si mise a fare strane ruote di fronte a noi, avanti e indietro per tutto il cortile ridendo per poi atterrare proprio davanti a me. C'era un qualcosa di sbagliato nel fissare quel suo volto vuoto. I suoi occhi gialli parvero illuminarsi ancor di più mentre mi sussurrava nell'orecchio.

"Non provare mai più ad infrangere le regole. Te ne pentiresti."

Con i suoi artigli grattò la mia guancia. Del sangue prese a cadermi lungo il collo.

Dopodiché si mise a piroettare fino a che non fu più visibile.

"Stai bene??" Mi chiese Mikey squadrandomi. "Quello lascerà una cicatrice," commentò Clint.

"Se... se n'è andato." stavo ancora tremando, cercando di capire perché diamine quella creatura mi aveva lasciato andare così facilmente. Neppure avevo risolto il suo indovinello.

Ma sapevo cosa dovevamo fare.

"Clint, Mikey, dobbiamo scoprire ciò che sanno mamma e papà. Non potranno nascondere ogni singola cosa," dissi. Videro uno sguardo fiero nei miei occhi. Sapevano che sarei stato disposto a tutto pur di ottenere quelle informazioni.

Quella sera dopo aver cenato noi tre decidemmo di mettere in atto un piano. Dato che mamma e papà non rispondevano in maniera diretta le nostre domande, avremmo dovuto ricorrere ad altri mezzi. Clint finse di esser malato cosicché nostra madre sarebbe stata occupata con lui. Poi io e Mikey chiedemmo a nostro padre di scendere in garage per aiutarci a sistemare le nostre bici.

"Siete di buon umore vedo," osservò papà entrando.

"Questo perché se n'è andato," risposi deciso. Papà non disse niente. Si limitò ad inginocchiarsi per prendere i suoi attrezzi per poi muoversi verso le biciclette.

"Papà... devi dirci di Mister Riddles," insisté Mikey. "Vi ho detto di non parlare del vostro amico immaginario," disse papà. Strinsi i pugni.

"Mi sono stufato! Lo sai che è reale!! Perché non ci aiuti?? Perché!!" urlai.

Sembrava essere sul punto di piangere. "Non posso… mi dispiace. È contro le regole."

“Quali cazzo di regole?? Cos'è lui ad ogni modo??” domandò Mikey.

"Mi dispiace… mi dispiace così tanto…" Lo guardai, con tutta la rabbia che avevo provato duranti quelle notti senza sonno che avevo sopportato per almeno sette mesi rispondendo domanda dopo domanda. Non ce la facevo più. So che non avrei dovuto, ma corsi dritto verso mio padre e gli detti un forte calcio.

Era due volte me, ma aveva alcune ferite di guerra. Non sarebbe stato in grado di combattere alla pari. Cadde sulle ginocchia e si contorse dal dolore mentre gli urlavo in faccia. "Ti odio!! Ti odio tantissimo!!"

Mikey mi trattenne mentre papà guardava il pavimento del garage singhiozzando. "Fai bene ad odiarmi. È tutta colpa mia. Pensavo… pensavo fosse finita anni fa."

I miei occhi si spalancarono in shock. "Mister Riddles… venne da te quando eri piccolo?" chiesi.

"Sì. Disse che voleva giocare. Sembrava divertente così accettai. Ma non… giuro che non sapevo sarebbe accaduto tutto questo…"

"Ma... aspetta. Ti ha lasciato in pace dopo un po' giusto? Cosa lo fece andare via?" chiese Mikey.

"Smisi di giocare e così se ne andò. E pensai fosse finita lì. Ma... qualunque cosa sia, lui appare solo ai bambini. Si lega a loro e non li lascerà stare fino a che non smetteranno di giocare." Guardai mio fratello. “allora dobbiamo solo smettere di farlo.”

"Non potete. Non potete farlo!!" disse papà con agitazione.

"Hai detto che questo lo ha scacciato."

"Per favore. Dovete giocare. Non posso rivelarvi il motivo. Se lo faccio… accadrebbe qualcosa di terribile. E qualcosa di terribile accadrebbe se altrettanto smetteste di giocare." Non volevo credergli. Volevo credere di essere più furbo di quella strana cosa che infestava le nostre vite. Aiutai per cui mio padre a rialzarsi e mi scusai. Disse che ne aveva passate tante. Ma Mister Riddles era la peggiore.

Scoprii cosa intendeva quando una settimana dopo io e Clint andammo a pulire le grondaie. Dato che Mister Riddles se n'era andato senza preavviso avevo iniziato ad abbassare la mia guardia e a credere che le cose sarebbero tornate alla normalità. Ma poi, mentre ce ne stavamo sul bordo e la neve continuava a scendere giù, riapparve. Il suo coniglio dall'aspetto schifoso zoppicò sul tetto proprio in direzione di Clint, facendolo quasi cadere.

“Qual è il punto? Perché non ci lasci stare?” Domandò mio fratello.

“Non volete più giocare con me?”

Ripensai a ciò che aveva detto mio padre. Ma non mi importava. Non sarei stato un codardo come lui. O così pensai.

"Già. Sono stufo. Non voglio più giocare."

"Mi chiedono sempre di andarmene. Ma non vogliono mai prenderne parte. Ecco perché rendo le cose sempre interessanti. Così possiamo andare avanti."

Mister Riddles si alzò in piedi per poi saltare giù dal tetto ed atterrare sul duro terreno sottostante. Dovevano essere parecchi metri. Stava ridacchiando come una sorta di bambino demente.

Gehehehehe

“Salta giù.”

Questo fu tutto quel che disse. Era stupido anche solo pensare di farlo. Ma per qualche ragione presi a camminare verso il baratro.

"No! Che cazzo ti prende? Ti romperai tutte le ossa!" Mormorò Clint.

"Ha finito di giocare. Ora il prezzo deve pagare. Non ha risposto alla mia domanda, per cui perché dovrebbe pensare?"

"Qual era il tuo indovinello?" chiese Clint mentre cercava con fatica di trattenermi.

Sentivo come il bisogno urgente di saltare senza sapere perché. Ero pronto a spingerlo via quando Mister Riddles recitò di nuovo l'indovinello.

"Cos'è che non invecchia mai ma è antico, che ci tiene in attesa senza mai andarsene, che porta dolore e gioia ovunque vada?"

Mio fratello rifletté per un momento mentre cercavo di dargli un pugno in faccia. Poi rispose, "Il Natale! Ecco! Esso è antico e non ce ne stanchiamo mai e può essere felice oppure anche triste."

Mister Riddles non batté ciglio.

"È giusto, non è vero?" Ripeté Clint.

All'improvviso l'essere si arrampicò su per il tubo di scolo come un ragno, utilizzando le sue lunghe unghie per arrivare proprio accanto a lui.

Mi toccò in volto e mi allontanò con delicatezza dal baratro.

"Una risposta hai dato, per cui un premio ti sarà consegnato. Con tuo fratello ti sei scambiato, così le prossime volte potrà esser più fortunato."

Per un attimo non riuscii a respirare. Poi persi la voglia di saltare. Sospirai sollevato. Mister Riddles sghignazzò di nuovo e toccò Clint. "Non ti viene da saltare dalla gioia?"

La faccia di mio fratello divenne pallida.

Poi fece un passo proprio oltre il tetto.

Gridai vedendo il suo corpo schiantarsi al suolo spiaccicandosi e scrocchiando.

Mamma corse fuori urlando ancora più forte vedendo le sue ferite.

Chiamammo immediatamente il 911. Tutto mentre continuavo ad udire la medesima risata nei meandri della mia testa. I giochi erano appena cominciati.


"Leggero come una piuma o duro come il legno. Ma più mi tieni, più scivolo via."

Non vedevamo Mister Riddles dal giorno in cui Clint era finito in ospedale. Erano passati un paio di mesi e avevo cominciato ad abbassare la guardia. Pensavo che qualche miracolo fosse accaduto e che l'essere ci avesse lasciato stare. Ma mi sbagliavo.

Prendemmo perfino un cane per Natale, un labrador che come diceva papà sarebbe stato per Clint una volta ripresosi. Ma Mikey e io eravamo entrambi abbastanza grandi da sapere che nostro fratello maggiore non sarebbe migliorato. Per la caduta si era fratturato la colonna vertebrale e sarebbe dovuto rimanere su una sedia a rotelle per il resto della sua vita. Tutto perché mi ero rifiutato di continuare quel gioco malato.

Non sembravano difficili all'inizio gli indovinelli di Mister Riddles, non ci vedevo niente di pericoloso nel rispondere alle sue domande notturne. Mi stavo facendo male solo io, proteggendo gli altri. O così pensavo.

Ma dopo ciò che era accaduto a Clint, compresi l'orribile verità. Non c'era un vincitore in questo gioco. E quando Mister Riddles fece ritorno, scoprii cosa succede quando si infrangono tutte le regole.

Mikey e io stavamo lanciando la palla in cortile quando Scotty (così si chiamava il cane) la fece finire oltre la staccionata.

Prima che uno di noi potesse andare a recuperarla, un lungo braccio aracnoide spuntò tra i pali in legno. Seguito da un altro. E poi una gamba. Lo strano prestigiatore allampanato strisciò elegantemente oltre il confine della nostra proprietà con un sorriso malevolo. Il mio cuore fece un tuffo. Mikey andò in iperventilazione. E ovviamente, Mister Riddles rise.

Gehehehehe

Mentre balzava verso di noi, Scotty avanzò cominciando ad abbaiare. All'improvviso Mister Riddles si fermò. I suoi occhi erano pieni di furia. Capii che non gli piaceva il cane. Non solo questo, ma anche che Scotty poteva vederlo. Papà non aveva mai menzionato nulla al riguardo.

"Dovresti andartene," dissi con fermezza. Avevo compiuto gli anni il mese precedente e mi sentivo come se fossi uno dei ragazzi grandi. Mister Riddles esitò. Poi in qualche modo ce lo ritrovammo dietro di noi nel portico, che già ignorava il cane.

"Siete stati lontani da i miei giochi per troppo a lungo. Mi stavo annoiando. Adesso pare che mi abbiate rimpiazzato."

La sua voce era un po' meno rauca di prima, ma sempre perfida come nel giorno in cui lo incontrammo. Scotty si mise dietro a Mikey, abbaiando selvaggiamente mentre Mister Riddles ci fissava.

"Vi ho dato una pausa ed è così che mi ripagate. Ma dato che vostro fratello non può più giocare, significa che dovremo iniziare un gioco diverso."

"Perché non ci lasci stare?" Chiese Mikey arrabbiato.

"Non sarebbe divertente."

Mister Riddles parve intento a pensare a qualcos'altro a cui giocare quando ad un tratto ebbe un'illuminazione. “Obbligo e verità.”

"Non è obbligo o verità?" lo corressi. Stavo ancora cercando di essere coraggioso. Ma il modo in cui i suoi occhi brillarono mentre entrava in casa mi disse che sarebbe stato lui a fare le regole di questo nuovo gioco.

"O non è divertente quanto questo, e poi così ne facciamo due in uno."

Andò dritto in salotto dove mamma stava fumando. Se ne stava ferma come un manichino e Mister Riddles andò dietro di lei. Toccò i suoi capelli con le sue lunghe unghie.

"Scegliete così possiamo iniziare. Ma ricordate, dobbiamo farli entrambi; per cui agite con cautela. Uno potrebbe essere più facile dell'altro."

Mikey stava stringendo i pugni, cercando di raccogliere il coraggio per farlo allontanare dalla mamma. Scotty abbagliava follemente mentre vidi la faccia di mia madre divenire pallida.

"Verità. Voglio sapere cosa hai fatto ai miei genitori."

Mister Riddles rise. Mi chiesi come sarebbe sembrata la sua risata se avesse avuto un volto. Avrebbe sorriso?

"I genitori sono solo balocchi da poter manipolare. Stare con i bambini, è quel che la mia felicità fa aumentare."

Mister Riddles si mosse in direzione del camino e prese una foto dalla nostra mensola. Poi mamma prese a parlare con una voce quasi impassibile.

"Era primavera. Mio fratello e io eravamo in visita dai nostri nonni. Ci dissero di comportarci bene. Perché se non lo fossimo stati, Mister Riddles ci avrebbe trovati. Fu un viaggio molto lungo e noioso per cui non li credemmo e ci cacciamo in ogni tipo di guaio. Facemmo tutte quel genere di… cose che nessun bambino dovrebbe mai fare…" si fermò mamma. Stava quasi per piangere.

"La verità è dura da sopportare. Ecco perché tutti mentono. Perciò vengo a giocare. Ecco perché tutti muoiono."

"Non è tutto." Dissi arrabbiato.

"Le regole dicono che è il mio turno adesso."

Mister Riddles era di nuovo attaccato al soffitto, che serpeggiava sopra Scotty. "Obbligo parecchio può spaventare, specie quando qualcosa che non è giusto devi fare. Hai chiesto una cosa a cui non si può rispondere. Per cui adesso devi fare una cosa che non si potrebbe fare. Il cane. Deve andare. Uccidilo ora, o la verità è qualcosa che mai potrai trovare."

Guardai il nostro cane, una sensazione nauseante allo stomaco. Mikey aveva già iniziato a mettere le mani attorno alla gola di Scotty.

“No! No non possiamo farlo!!" Urlai. Afferrai mio fratello e lo spinsi via dal nostro cane. Cadde contro il tavolo e cominciò a darmi dei pugni in faccia con rabbia.

"Lasciami!! Lasciami andare!! Dobbiamo!! Dobbiamo giocare!!" urlò Mikey. Clint scese da camera sua usando la rampa per la sedia a rotelle. Vide Mister Riddles sul soffitto e divenne di marmo.

“Per favore... per favore smettetela...” disse Clint. Mister Riddles stava ancora ridendo mentre io e Mikey ci azzuffavamo. Scotty stava abbaiando. Clint andò in cucina, e trovò un coltello affilato per poi muoversi verso il cane. "No!! Non puoi!! Ti prego! Ti prego non il nostro cane!!" gridai.

Mister Riddles strisciò giù dalle pareti e serpeggiò nuovamente accanto a nostra madre.

"Dovreste pensarci due volte prima di decidere. Potreste scoprire che il gioco è finito, e poi di aver fallito."

Clint guardò Scotty e poi il coltello.

"Il gioco non è finito se non giochiamo brutto bastardo!!" urlò.

Poi spinse la sua sedia a rotelle verso Mister Riddles e prese a pugnalarlo. La creatura cadde a terra in shock. Clint non si fermò. La sedia si ribaltò e mio fratello maggiore continuò a conficcare il coltello ancora e ancora dentro Mister Riddles. L'essere si stava coprendo il volto e rideva.

Allontanai Mikey dato che continuava a mordermi, implorandoci di fermarci. Di seguire le regole. Scotty abbaiava ancora più forte.

Poi una voce che proveniva dalla cima delle scale chiamò i nostri nomi. Papà se ne stava lì, la faccia più pallida delle nostre.

"Fermi!! Fermi!!" urlò. Afferrò Clint e lo spintonò via. Mio fratello tentò di contrattaccare.

Mentre ce ne stavamo là in piedi, osservando la forma contorta e distorta di Mister Riddles, uddimmo di nuovo quella fioca e familiare risata.

Gehehehehe

Tutto a un tratto Mister Riddles era in piedi. E nostra madre sul pavimento. Il suo corpo ricoperto di sangue. Era a malapena ancora in vita. A Clint cadde il coltello.

Atterrò sul pavimento. Mister Riddles rise più forte.

Poi guardò nostro padre e mentre ci passava davanti sussurrò un ultimo avvertimento.

"Il cane se ne va. Oppure me ne vado io. E sappiamo entrambi che non volete che lo scenario si ripeta."


"Non ci siete ancora arrivati?"

Era passato quasi un anno intero. Mio fratello Clint era paralizzato dalla vita in giù mentre mio fratello Mikey a malapena riusciva a continuare la scuola.

Tutto a causa dei continui giochetti di una creatura di cui non potevamo disfarci.

Avevamo provato ad ingannare Mister Riddles. Molte volte. Ma non ha mai funzionato. Vinceva sempre ogni singolo gioco. E ci faceva soffrire se non stavamo alle sue regole.

Mamma e papà era divenuti quasi degli zombi. A malapena parlavano. Si limitavano a nutrirci e a vestirci. Ma noi tre avevamo accettato il fatto che i nostri genitori se n'erano andati il giorno in cui Mister Riddles si ripresentò per l'ultima volta.

La sua inconfondibile risata fu la prima cosa che udimmo. Era stridula, ululante e gracchiante.

Gehehehehe

Venne giù dal camino come Babbo Natale, il suo coniglio malsano che saltellava mentre finivamo di pulire. Ci eravamo abituati a fare le faccende domestiche dato che mamma a malapena camminava a causa delle ferite.

Cominciai a pensare che forse non eravamo più ragazzini. E poi Mister Riddles tornò per giocare.

"È l'ora per un ultimo gioco. Ma è il più divertente. Spererete che non me ne sia mai andato quando tutto sarà terminato."

Mikey e io non fiatammo. Stavamo tentando di ignorarlo mentre ci dirigevamo dove nostra made sedeva. Le sue labbra tremolarono quando Mister Riddles tirò fuori il suo bastone.

"Mordilo." lei obbedì cosicché lui aggiunse un nuovo segno alla sua strana storia.

Poi si voltò verso noi tre, appoggiandosi ad esso e ponendoci quella stramaledetta domanda.

"Ci siete arrivati?"

"A cosa?" chiese Clint.

"Perché sono qui. Perché non me ne vado."

"Che cosa? Vuol dire che ce lo dirai?" domandai sorpreso.

Gehehehehe

I suoi occhi erano più luminosi del normale. Si stava godendo ogni singolo minuto.

"Vi ho detto le risposte. Ma non imparate mai. Vi ho dato gli indizi. Ma la verità vi dovete guadagnare."

Sollevò il cappello per fare rientrare il coniglio sopra la sua testa per poi spiegare il suo ultimo test.

"La farò breve, affinché io me ne possa andare. Rispondete alla mia domanda, e la verità vi potrò mostrare."

Sembrava troppo bello per essere vero. Mia madre versò una singola lacrima che le solcò il volto. Ma non disse nulla. Volevo sapere di cosa si trattava. Eravamo d'accordo. Mister Riddles unì le sue unghie gialle assieme deliziato.

"Hai fatto un errore e una bugia devi dire. Nessuno ti crede, il perché lo vuoi scoprire?"

Era come se stesse recitando una filastrocca. Mi ricordavo di quell'indovinello.

"Noi... abbiamo risposto a questo. Dovremmo sempre dire la verità... ." dissi nervoso.

"Guarda attorno e non lo troverai mai. Ma quando ti fermerai dietro di te lo vedrai."

"Anche questo, sei a corto di idee? La risposta era l'ombra," disse Clint.

"I genitori sono solo balocchi da poter manipolare. Stare con i bambini, è quel che la mia felicità fa aumentare."

Mikey si grattò il capo. "Questo non è un indovinello..."

"Ne sei sicuro?" Mister Riddles parve deluso che non stavamo capendo cosa cercava di dirci.

"Sei stato creato... perché una verità oscura è stata nascosta dai genitori. E i figli ne hanno dovuto pagare lo scotto," dissi.

Non so come arrivai a questa conclusione. Ma ero contento di esserci riuscito. Mister Riddles congiunse le mani e rise follemente.

"Bene. Bene. Ora è il momento. È stato molto divertente ma non ho più bisogno di far rime."

Nostro padre arrivò qualche momento dopo. Era quasi accanto a Mister Riddles. Erano così vicini che pareva occupassero un solo posto.

"Quand'ero giovane, mio padre... mi fece cose terribili. Cose che nessun padre dovrebbe fare. Per cui lo uccisi. Scappai con mia sorella. E giurai che sarei stato meglio di lui," parlò mio padre come un robot. Era come se Mister Riddles stesse controllando tutte le sue azioni.

"Inventai un amico. Per tenerci compagnia. Qualcuno con cui avremmo potuto condividere tutti i nostri segreti. Qualcuno che ci avrebbe nascosto dal mondo," disse papà. Mister Riddles rise.

"I nostri peccati lo resero reale. Esattamente come i vostri. Le vostre azioni lo hanno fatto tornare," continuò.

Avvertii un dolore nel mio stomaco. Tutte le cose che avevamo fatto da bambini. Mister Riddles aprì il suo cappotto e guardammo come in un caleidoscopio susseguirsi una marea di immagini. Vidi noi che rompevamo i vetri della chiesa e che marinavamo la scuola. Noi che spaventavamo il postino, che distruggevamo casa e che davamo un calcio a un cane. E peggio ancora, che facevamo del male a nostra madre.

Mister Riddles ci aveva manipolato, facendo sì che il nostro lato più oscuro venisse a galla.

"Avete fatto queste cose figlioli. E a causa dei vostri peccati, Mister Riddles è tornato. Ecco perché dovete soffrire. Dobbiamo tutti." Papà era afflitto e tremante dal dolore. Strinsi i pugni.

"No. È una bugia! È una bugia!! Mia madre e mio padre non farebbero mai nulla di male!!" Urlai.

Gehehehe

Un'altra immagine si materializzò davanti ai nostri occhi. Vidi mamma e papà. Erano più giovani. Si stavano baciando. All'epoca avevo sette anni e a malapena capivo. Tranne per una cosa. Entrambi avevano la stessa voglia. Erano imparentati.

Fratello e sorella.

"Mamma... papà..." disse Clint.

Mikey vomitò.

Mi sentii svenire.

Mister Riddles rise.

Rilasciò nostro padre e gli sussurrò un altro ordine nell'orecchio. Andò verso il guardaroba e prese la sua pistola di servizio.

"Non capite? I segreti che abbiamo tenuto nascosti ci hanno resi malvagi. E il male dev'esser punito e i segreti mantenuti tali. Ma affinché questo accada, tutti i bambini dovranno pagare il prezzo... ma quelli come voi non dovrebbero farlo per i propri genitori."

Papà posò la pistola in mezzo alla stanza e le braccia di Mister Riddles si allungarono a formare un cerchio per tenerci tutti uniti.

"I peccati del padre diventano quelli del figlio. Fate la scelta che hanno fatto i vostri genitori e salvate i vostri segreti oppure lasciate che continuino a vivere. C'è solo un modo per vincere."

Mikey impugnava la pistola, un'espressione di terrore sul volto.

"No... non possiamo..." disse Clint. Non potevo credere a quelle bugie. Anche se i nostri genitori avevano sbagliato... ma... vivere con tale vergogna.... .

Avevo a malapena sette anni. Chiamai la polizia. Presi la pistola e mirai dritto a mio padre. Non sapevo se fosse giusto o sbagliato. Volevo solo che finisse. E l'unico modo era perdere.

Dopo lo sparo, tutto ciò che udimmo fu la sinistra e familiare risata.

Gehehehe

—————

Il resto, come si dice è storia. Mister Riddles se n'era andato. La nostra famiglia pura. Se mai era stata una famiglia tanto per cominciare.

Ognuno di noi venne portato via da casa separatamente. Non vidi Mikey o Clint per diciannove anni. Venimmo smistati in case famiglia e altro per cercare di alleviare il dolore.

Feci più ricerche sull'albero genia logico della mia famiglia crescendo, scoprendo segreti ancora più oscuri che portavano in luoghi ancora più oscuri. Un mistero dentro il mistero. Alcune cose che aveva detto Mister Riddles erano vere, con altre invece non riuscivo a capirlo. Ma non dimenticai mai ciò che ci fece. Non ero sicuro del perché fosse venuto da noi, o perché se ne fosse andato. Forse era questo l'indovinello più grande di tutti?

Contattai i miei fratelli un paio di mesi addietro, per discutere della nostra bizzarra infanzia. Ma ero l'unico a ricordarsi della strana creatura che ci aveva causato tanto dolore.

Mikey neppure voleva più considerarmi come un fratello.

"Cosa ci è accaduto da bambini è orribile, ma siamo adulti ora. Che fosse vero o meno non conta... è tempo di andare avanti," affermò.

Riconobbi tensione nella sua voce.

“Mikey… che succede?" chiesi. Dopo tutti questi anni sapevo quando mio fratello maggiore nascondeva qualcosa.

"Non voglio pensarci... perché non voglio che accada di nuovo," disse. "Di nuovo? Perché dovrebbe succedere ancora?" chiesi ansioso.

"Mia moglie... è incinta di sei mesi..."

Tenni il telefono premuto sull'orecchio per ricevere un lungo silenzio.

Nessuno dei due si azzardava a fiatare.

Poi mi scusai dicendogli che dovevo tornare a lavoro.

Ma giuro... prima di riattaccare... l'ho sentita di nuovo. Quella risat
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a.

Gehehehehe







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