Creepypasta Italia Wiki
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Come ogni estate, io e mio padre ci recavamo nel suo vecchio paese di origine, dove passavamo alcune settimane a trovare i nostri parenti, ed io a incontrarmi con i miei cugini e amici del posto. Piglio, il paese si chiamava così, è un vecchio paese medievale arroccato su un Monte, e formato da vicoli e stradine fatte di scalini di pietra ed archi a volta, che in alcuni punti sono cosi stretti e bassi che si fa fatica a passarci.

Ormai c'eravamo fatte grandi e sia mio padre che i genitori degli altri ragazzini ci lasciavano uscire anche la sera.

Ed è proprio in una di queste sere che accadde un fatto strano. A Sara venne l'idea di giocare a nascondino, ma non un semplice gioco fatto in piazza o nella via di casa, questa volta per nasconderci avevamo a disposizione tutto il paese, e tutta la notte per trovarci.

Dopo aver fatto la conta, Chiara si dovette accecare e contare fino a 100 ad alta voce.

Appena la bionda ragazza cominciò a contare, tutte le altre iniziarono a correre, ognuna in una diversa direzione. Io corsi verso valle infilandomi prima in vicolo del forno del paese, per poi proseguire verso il rione "arringo", e più mi allontanavo, più la voce di Chiara e i suoi numeri si facevano lontani, sempre più lontani.

"45... 46... 47..."

Poi girai verso destra, passando sotto un arco che non ricordavo affatto di aver mai visto, a dir la verità.

"60... 61... 62..."

Continuai costeggiando una casa in pietra viva stranamente illuminata da fiaccole

"71... 72... 73..." 

Inizialmente, proseguii per un altro po', oramai ero troppo lontana per sentir echeggiare il ripetitivo contare di Chiara, ed appena mi resi conto di non riconoscere il posto, cercai di tornare indietro infilandomi in un altro vicolo Continuai a camminare a passo svelto per una buona cinquantina di metri, prima di rendermi conto che mi trovavo apparentemente davanti ad un vicolo cieco. Sono sempre stata una persona particolarmente temeraria, specialmente da bambina... Ma in quel momento il mio cuor di Leone non sembrava aver avuto particolarmente appiglio su di me. La paura era tanta, avevo bisogno di un qualche punto di riferimento familiare... Probabilmente la tensione stava influenzando la mia capacità di paragone, ma io mi sentivo come in un inferno sconosciuto all'interno del paradiso. O almeno, secondo la mia personale concezione di quest'ultimi, visto che non potrò mai constatare la veridicità di ambedue queste situazioni di oltretomba. Forse, semplicemente, non esisteva niente di tutto ciò. O forse, a Dio non stavo particolarmente simpatica... Effettivamente non dovevo propio essere il suo tipo.

Persa dallo sconforto, decisi di proseguire, non avendo altra via da percorrere

Mi sentii piuttosto sollevata notando che alla fine di esso vi era una porta socchiusa dalla quale usciva una luce fioca.

Non faceva troppo freddo, ma il vento sapeva essere ancora feroce: portava con sè un lieve odore chimico, mischiato a quello, probabilmente proveniente dalla città vicina, di benzina ed asfalto, e a un sentore di zucchero bruciato che veniva da una fabbrica abbandonata, in fondo alla via.

Presa dal panico che ancora mi attanagliava le vene, alla fine decisi di entrare. Ripensandoci fu un'idea stupida, anche senza sapere le conseguenze che avrebbe portato. Ma il fatto che provenisse un bagliore dall'interno, fece calare un po' la sensazione di abbandono che provavo dispersa in quell'angolo di città a me ignoto. Avrei potuto chiedere a qualcuno indicazioni per poter tornare indietro, ed inoltre quel vento, anche se estivo e quindi non particolarmente cruento o gelido, era la perfetta cornice che contornava quella situazione inquietante che si era andata a creare. Delle piccole foglie strappate da un albero ruotavano a mulinello e la mia vestaglia si muoveva fievolmente accompagnata da quel soffio estivo. Appena entrai dentro, sentii il sangue rigelarmi nelle vene. Tutt'a un tratto l'atmosfera che si respirava fuori, in confronto, non era poi così male.

Allineate. Con ognuna due ceri ai lati. C'erano otto bare... tutte chiuse.

Rimasi impietrita per un attimo, ma una volta ripreso coraggio, la curiosità ebbe la meglio su di me, e mi avvicina i a queste, per esaminarle meglio. Dopo qualche passo tremolante, sentii la porta chiudersi di botto. Balzai all'indietro per lo spavento, ed andai ad urtare una delle bare. La cosa si stava decisamente facendo strana. Non ricordo bene a cosa stessi pensando in quel momento... Da una parte speravo fosse solo un incubo, e cercavo di autoconvincermi che fosse così, ed agendo di conseguenza

Mi resi conto di quanto la bara che avevo urtato fosse infinitamente leggera e non sigillata, ed alla fine, la aprii. Guardando tra le fessure delle dita, per paura di trovare comunque un cadavere in decomposizione all'interno. Per mia fortuna che era vuota. Tirai un sospiro di sollievo, ma notai sopra il coperchio un nome inciso.

"C-Chiara Cappulli!?"

Era il nome della mia amica.

"Ma come è possibile? L'ho lasciata mentre ancora faceva la conta...!"

Iniziai a passare davanti a tutte le bare presenti nella stanza.

"S-Sara Piccolini..."

"...Robert Maggi..."

Ingoiai la saliva sudando freddo, mentre continuavo a camminare lentamente davanti alle bare.

"...Valeria Corsi, Irene De Biasi, Nicoletta Sales, Lidia Bartolomei...!"

praticamente tutti i miei amici di quella sera erano li, scritti sui coperchi di queste bare vuote! Ed infine, l'ultima bara. Avevo già un brutto presentimento.

...era il mio nome.

Presa dalla rabbia cercai di aprirla ma al contrario delle altre, la mia era chiusa come, se fosse stata sigillata.

La mia bara era piena e chiusa come se dentro ci fosse un cadavere.

Strillai e presa dal panico uscii da quella stanza e cominciai a correre senza guardare dove andassi con le lacrime che mi appannavano la vista. Corsi per un po' fino a quando con sollievo risentii la voce di Chiara che era ancora intenta a contare.

"71... 72... 73..."

"ma come è possibile? Saranno passati più di una decina di minuti, e Chiara ancora sta ancora contando da dove l'avevo lasciata...?"

Mi avvicinai a lei seguendo la sua voce, che continuava a contare. Quando finalmente arrivai di fronte a lei, la chiamai, ma lei continuò a imperterrita a contare

"94... 95... 96..."

mi avvicinai ancora di più.

"Chiara, mi senti? Devo dirti una cosa!"

"97... 98... 99..."

Chiara continuava a contare.

Gridai il suo nome.

"CHIARAA!?"

"100! Ragazzi, vengo a cercarvi!"

Si girò senza incrociare il mio sguardo, e se andò correndo per una delle tante strade.

Quella fu la mia ultima estate a Piglio, il mio corpo fu trovato la mattina seguente dentro una bara nella camera mortuaria del paese, un gioco finito in tragedia si disse, con alcuni lati oscuri, rimasta chiusa e soffocata in poche ore in quello che per me era il nascondiglio perfetto...

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