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Queste potrebbero essere le ultime notizie che avrete di me, anzi, sarà sicuramente così.


Ormai si è quasi impossessato completamente di me, ogni secondo quel mostro cerca di prendere il possesso del mio corpo, sento che sto per cedere, lo posso vedere dalle mie mani, si stanno facendo sempre più scure. Queste non sono più le mie mani, sono mani che hanno ucciso centinaia di uomini.


Prima di andarmene però cercherò di scrivere la mia storia, in modo che nessuno possa compiere il mio stesso errore, così in questo modo forse questa storia finirà una volta per tutte. Dio solo sa quante sono le vittime che ha fatto prima di me.

Mi chiamo Jack Frint, ero un ex archeologo, ora professore presso un università di Londra non molto rinomata, ma questo non è importante. Mi occupavo di recupero di manufatti antichi, fu per questo che un giorno un mio ex collega, Berry Albert King, da tutti chiamato semplicemente B , mi chiamò. La sua voce era cupa, a tratti rabbiosa, come se qualcuno lo avesse costretto a farmi quella telefonata. Appena risposi, non feci in tempo a salutarlo come si deve che lui disse di aver ritrovato un libro molto antico, il quale però era scritto in una qualche lingua antica incomprensibile ed aveva bisogno del mio aiuto.
Non era raro che qualcuno mi chiamasse per valutare qualche ritrovamento di epoche passate, però la sua voce mi aveva fatto preoccupare, così decisi che l'indomani sarei andato a controllare.

Quando finalmente mi ritrovai davanti a quel libro ne rimasi davvero stupito.
Si trattava di un grimorio, ovvero un vecchio libro di magia.
Quel libro poteva essere la chiave per risalire agli usi di una popolazione della quale probabilmente non sappiamo ancora niente.

Subito chiesi a B dove l'avesse trovato, ma lui rispose bruscamente, dicendo di averlo ereditato da uno zio morto di recente. Non disse altro per tutto il tempo in cui rimasi lì.
Inoltre notai che da quando mi aveva chiamato, era molto più cupo del solito, non accennava mai neanche ad un sorriso, aveva una faccia sconvolta, il suo volto era completamente grigio ed ogni volta che poteva, si metteva a fissare il libro, come se ne fosse attratto.

Il libro, sebbene fosse molto vecchio, era conservato in ottimo stato, era praticamente perfetto.
La copertina raffigurava una stella a tre punte all'interno di due cerchi concentrici, non c'era altro; La rilegatura era di pelle umana, il che a quell' epoca non era una cosa comune; Questa scoperta rese tutto molto più macabro e inquietante.
Quel libro aveva qualcosa che non andava, sembrava fosse maledetto. Non mi importò di questo poiché non capita spesso di trovare un libro del genere conservato così bene.

Aperto il libro notai che era in greco antico, non era poi così difficile da tradurre, però lo presi in prestito da B , così avrei avuto più tempo per studiarlo. In realtà dovetti letteralmente strapparglielo dalle mani. Quel libro doveva essere mio. Era come se mi stesse chiamando.

Non ho intenzione di raccontarvi cosa vi era scritto perché potrebbe essere molto pericoloso. Vi basti sapere che erano cose davvero orrende, cose difficili da sopportare anche per i più temerari.
Non so come feci ad arrivare fino in fondo, era come se ci fosse qualcosa che mi spingesse ad andare avanti.

Il giorno dopo mi presi qualche giorno di ferie; Volevo tradurre in fretta quel libro a tutti i costi, sentivo come un attrazione verso di lui.

Quarantotto ore dopo avevo già finito, non mi ero alzato dalla mia scrivania per ben due giorni, senza mangiare né bere. Ne rimasi stupito.

Il giorno seguente mi sentii osservato, come se qualcuno mi stesse spiando, in attesa di qualche mio passo falso per fare la sua mossa. In realtà, data la stanchezza, non ci feci molto caso.

Decisi di mangiare qualcosa, così andai in cucina a prendere del cibo, ma quel senso di essere spiati non se ne andò; Arrivai al frigorifero e mi accorsi di essere completamente sudato. In quel momento provai molta ansia.
Con la coda dell'occhio mi sembrava di scorgere strane ombre, mi dissi che era soltanto la stanchezza, non chiudevo occhio da più di due giorni.
Decisi di sdraiarmi sul divano per riposare.
Caddi subito in un sonno profondo.
Non fu un sonno tranquillo, sognai di trovarmi nella stanza dove tenevo il libro, fissai la scrivania ma il libro era sparito. Sentivo ancora quella strana sensazione, come se decine di occhi mi fissassero, mi sentivo al centro dell' attenzione, ma di qualcosa, o qualcuno, a me sconosciuto, come fossi la star di uno show televisivo.
Alzai lo sguardo e lo vidi.
Vidi avvicinarsi a me una creatura, alta circa tre metri, completamente nera, più scura della pece, più nera di qualsiasi oscurità voi abbiate mai visto; aveva una forma umanoide, difficilmente si riconosceva la sua sagoma stando nella penombra, e poi, c'erano quei due occhi, rossi come il sangue che sgorga da una ferita ancora aperta, sembrava trasmettessero dolore, ed il suo sguardo, il suo sguardo emanava puro terrore.
Tra le sue mani si trovava il libro.

La creatura si mosse verso di me, lentamente, fino a ritrovarsi a meno di un palmo dal mio viso. Potevo sentire il suo respiro su di me, pesante e affannato; nell'aria si poteva sentire un odore nauseante, odore di cadavere, quella creatura puzzava di morte.
Non riuscivo a muovermi, ero paralizzato, la mente era annebbiata, quella cosa mi stava fissando con i suoi occhi demoniaci. Quando i nostri sguardi si incrociarono compresi il vero significato della parola terrore.
All'improvviso quel mostro aprì la bocca e lanciò un grido. La sua voce era l'unione delle grida di tutta la gente che probabilmente lo aveva incontrato prima di me. Il panico mi assalì, non riuscivo a muovermi, non sapevo più che fare.
Per fortuna in quel momento mi svegliai.

La prima cosa che feci, quasi istintivamente, fu controllare se il libro era ancora al suo posto.

Per fortuna il libro non si era mosso da lì. Chiamai B , dissi che il giorno dopo sarebbe potuto venire a riprendere il suo libro, io non volevo più avere niente a che fare con quello.

Decisi di uscire fuori a prendere un po' d'aria, ero ancora scosso dal sogno che avevo fatto. Mi accorsi di avere un aspetto orribile, così optai per una doccia.
Non riuscivo a smettere di pensare a quel sogno. Ogni ombra sembrava assumere la forma di quella creatura.
Uscito dalla doccia mi guardai allo specchio. Dietro di me c'era lui, mi stava aspettando. La riconobbi subito dagli occhi, quegli occhi che trasmettevano una sensazione di oppressione mista a paura, come se ti stessero chiudendo in una gabbia dalla quale non potrai fuggire per il resto della tua misera vita; ero completamente indifeso.
Allora mi girai e lo vidi chiaramente, provai le stesse sensazioni del sogno, sperai che lo fosse, invece era tutto reale.
Questa volta però lui non si mosse, si limitò a fissarmi.
Rimanemmo così per molto tempo, anche se il tempo sembrava essersi fermato. Non so cosa stesse aspettando. All'improvviso scattò velocemente verso di me gridando, le sue urla furono agghiaccianti, il suo corpo, fatto di ombra si dematerializzò e mi attraversò come fa il vento d' autunno.

Svenni.

Quando rinvenni trovai il libro vicino a me. Ero spaventato. Non riuscivo a stargli lontano, ormai sembrava una parte di me. Provai a sbarazzarmene in tutti i modi, ma neanche gettarlo nel fuoco sembrava danneggiarlo.

Tempo dopo sentii suonare il campanello, era B , chiedeva indietro il suo libro.
Cercai di avvertirlo di quello che ero diventato a causa di quel libro, ma una forza più grande di me sembrava controllare il mio corpo.


Ora il suo corpo, o meglio, quello che ne rimane, si trova qui, accanto a me; soltanto la sua carne, carne umana riesce a saziare il mostro che è in me. Fra poco la sua carne finirà e sarò costretto ad uscire per procurarmi altro cibo. Ho paura di quello che potrei diventare una volta là fuori. Ormai non sono più io a controllare le mie azioni. Sto cercando di resistere ma a quanto pare è del tutto inutile.

Fra pochi istanti non riuscirò più neanche a scrivere, sono sempre più stanco e quel mostro sta crescendo sempre di più dentro di me.

Proverò a farla finita, la mia pistola è carica. Ho soltanto due colpi.

Se qualcuno un giorno ritroverà il mio corpo, per favore, non provate mai per nessun motivo ad aprire quel libro.

Addio.









Giovedì 16 gennaio 1986.

Polizia di █████████.

OGGETTO: Ritrovamento cadavere.


Il giorno 16 gennaio 1986, grazie ad una chiamata da parte di un passante, è stato ritrovato, in via █████ ██████, un corpo, identificato come il cadavere di Jack Frint, professore universitario presso l'università di █████████, Londra.

Il decesso è avvenuto per un colpo alla testa, sparato da una rivoltella. L'arma, ritrovata in mano al cadavere, possedeva soltanto un colpo; Oltre al bossolo, gli altri resti del proiettile non sono ancora stati ritrovati.
A lato del cadavere sono state rinvenute una lettera ed un libro.
Sparsi per la stanza sono stati trovati resti di ossa umane, ad oggi è impossibile definire con precisione di chi si tratti.
La scientifica si occuperà di indagare sulle ossa trovate e sul corpo.
Il nostro distretto esaminerà la lettera ed il libro.
Io, ████████ █████████, cercherò di decifrare personalmente il libro, poiché ho conseguito una laurea in lingue antiche prima dell' arruolamento.

Ulteriori informazioni verranno allegate al prossimo rapporto.

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