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Quello che segue, avviene tra le 11 e le 12 del 27 Maggio 2013, ora locale. I fatti sono narrati in tempo reale. Carla e Johnny escono da scuola e corrono nel cortile in direzione dell'uscita, fanno a gara con Mike e Ronald che sono rimasti indietro trattenuti dalla massa di compagni nei corridoi, per chi arriva primo alla fermata del 28 che li porterà a casa. I due giovani in prima posizione nella corsa verso la morte, che non nascondono una cotta reciproca ai due cari amici che li inseguono, per mettere ancora qualche metro di distanza attraversano l'aiuola nel cortile e corrono dietro il plesso B della Forrester Middle School, Arbedeen. Ronald però, corporatura massiccia e muscoli fuori dalla norma, vuole dar prova al minuscolo Mike della propria superiorità in uno scatto possente che lo porta direttamente dall'altra parte del plesso pur passando davanti, addirittura prima dei due giovani innamorati.

Carla e Johnny corrono ora mano per mano sul retro della scuola, Carla stringe la mano di Johnny, Johnny vorrebbe che il plesso B fosse infinito. Ma il plesso B non è infinito più di quanto non sia nascosto, i due innamorati si rendono conto di essere in una trappola spaventosa, costituita a destra dalla scuola, a sinistra dall'enorme parete rocciosa che sormonta la scuola di Arbedeen da dietro, e davanti a loro Ronald, che se per i primi istanti sembrò stanco e sorridente agli occhi dei due topi in trappola, si rivela subito quale il mostro rabbioso nel quale si è trasformato in meno di un secondo, da quando ha visto le mani dei due amici stringersi l'una nell'altra proprio allo svoltare dietro il palazzo secondario della scuola.

Mike, che ancora non sa se meravigliarsi dello scatto disumano del compagno di classe che era sempre stato il bodyguard del gruppetto, o correre dagli altri a vedere cosa stanno combinando, è capace solo di fermarsi la, prima di attraversare l'aiuola in mezzo al cortile, e si rende subito conto che troppe cose che non vanno oggi in Roland. Pensa che forse si erano messi d'accordo tutti prima per tendergli una trappola, dato che è la vittima di tutti gli scherzi dei suoi amici; ma neanche ha il tempo di formulare quest'ipotesi che urla provenienti dall'inferno riempiono il cortile ed echeggiano nelle mura dei due plessi scolastici. Mike si pietrifica e si bagna i pantaloni ben prima di rendersene conto, la sua faccia sembra essersi schiantata contro un vetro a tutta velocità, sente sottilissime e pianissimo le urla dei due amici che non riescono a sopraffare quelle del demonio che gli è apparso di fronte, nascosto alla vista di Mike dal plesso B.

Ronald aveva sempre saputo che i due piccoli Johnny e Carla sembrano fatti per stare insieme, ma si convinceva da sempre di essere impassibile di fronte a questa realtà, e in effetti non fece mai una sola scenata di gelosia prima di oggi. Ma proprio ieri sera gli fu recapitato a casa il pacco contenente la maschera che il suo amico italiano Marco gli mandò da chissà quale tribù africana dove suo padre fa volontariato, in quanto missionario per la chiesa cattolica. Marco era sempre stato un tipo strano, quasi inquietante, con il quale si vedevano tutti gli anni in Sicilia, per passare le vacanze insieme, data la stretta amicizia tra le famiglie dei due. La maschera quando arrivò fece subito paura al nostro Ron, una paura subordinata alla rabbia e l'aggressività che si sentì addosso sin dal primo momento in cui la tenne in mano. Oggi però, quando vide quelle mani stringersi appena prima di girare l'angolo sentì subito un impeto di violenza, che per un momento provò a colmare, poi ci fu lo scatto, e quella pesantezza insopportabile alla schiena, Ron sapeva che si trattava della maschera, ma non ebbe tempo di farci caso. Si ritrovò esattamente davanti ai due amici, ma dall'altro lato del palazzo; - Ron! Ci hai fatto spaventare! Ma cos... Il piccolo Ronald non sentì niente di ciò che successe da quando la maschera si era impossessata del suo corpo, urlava e basta, urlava dentro, di dolore alla testa, di panico, di angoscia per il proprio corpo che non rispondeva più alla mente, e lui chiuso nella propria testa a urlare e desiderare di morire.

Mike, ancora immobile davanti l'aiuola, nel preciso istante in cui sta per fiondarsi dagli amici, viene scaraventato sul portone del plesso A della scuola. Un'esplosione sulla quale si investigherà per anni data la natura praticamente introvabile dell'esplosione.

Successivamente, solo dopo essere riuscito ad alzarsi, vacillerà verso il plesso B tenendosi la testa pulsante, passando sopra l'aiuola, accanto a un cartello che lo vieta espressamente. Si troverà davanti tre corpicini carbonizzati, la prima sensazione che avrà di fronte quello spettacolo sarà quella che i suoi amici ora devono avere lo stesso sapore orrendo dei sofficini di sua madre quando li lascia troppo sul fuoco a fare quella crosta nera che li appiccica al fondo della padella.

Poi però noterà qualcosa, appena prima che accorra metà istituto, tutti allarmati, impauriti, e vogliosi di intrattenersi allo spettacolo giusto il tempo da poter dire "io c'ero", e poi sgattaiolare a casa, magari a mangiare sofficini. Noterà la maschera, noterà che nonostante sia un manufatto in legno è rimasto intatto dopo l'esplosione, riportando solo metà della faccia nera, una macchia che potrebbe passare semplicemente con una passata sotto la fontanella della scuola; sentirà arrivare la folla, penserà che se nasconde il manufatto lo fa solo perchè è l'unica cosa che gli resta dei suoi amici, anche se si tratta di una cosa che non aveva mai visto prima, non conta come furto, e in ogni caso che importanza potrebbe avere per gli altri il ritrovamento di un pezzo di legno?

Sentirà la prima mano che lo afferra per la spalla, inorridito, il bidello Hubert. Mike infilerà rapidamente la maschera in tasca, e inizierà a piangere tra le sue braccia.

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