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La piccola bambina ancora non lo sapeva.

Si stava gustando il freddo clima invernale, beandosi la vista con il tenebroso luccichio stellare che il manto della notte esibiva senza insicurezze.

I suoi genitori erano andati a letto da un po’, convinti che anche la figlia si fosse arresa alle calde braccia di Morfeo: non avevano preso minimamente in considerazione la determinazione della loro bimba nel voler vedere la magica figura di Babbo Natale.

Come avrebbero potuto prevedere una simile catastrofe?

Il pendolo, che da anni era posizionato nel lungo corridoio ammuffito della loro casa, finalmente scoccò la mezzanotte e il suo traballante suono raggiunse le orecchie della piccola che puntò velocemente e con più convinzione lo sguardo all’insù pronta a vedere la slitta, trainata da graziose renne, sfrecciarle sopra la testa: era il 25 Dicembre.

Sapeva che nella nazione nella quale risiedeva, l’Honduras, non c’erano molte brave persone. I suoi genitori le avevano spiegato più volte che non doveva allontanarsi da loro per nessun motivo quando uscivano a fare le passeggiate e, spesso, le ripetevano di stare attenta a chi la invitava ad andare a casa con loro.

Ma lei no. Lei era buona, si era comportata in modo impeccabile quell’anno desiderando ardentemente una sola cosa: una bambola dagli occhi grandi e vivaci, con un morbido caschetto rosso. I suoi genitori non potevano permettersi di comprarla, questo lo capiva e non li incolpava, ecco perché confidava tanto nella magica figura di colui che vive al Polo Nord.

Chiuse i suoi bei occhioni verdi concentrandosi a più non posso sull’immagine di quel giocattolo che presto o tardi, almeno così sperava, le avrebbe fatto compagnia durante la notte. Lo avrebbe fatto apparire direttamente accanto a lei? Lo avrebbe consegnato di persona?

Un bagliore insolito accompagnato ad uno strano tintinnio di campanelli destò l’attenzione della piccola. Il suo sguardo si affrettò a cercare la luminosa figura rossa del signore panciuto, eppure ciò che vide iniziò a piacerle sempre meno, tant'è che si ritrovò a indietreggiare di qualche passo impaurita. Quella che vide fu una figura eterea interamente fatta di ghiaccio. Niente veste vermiglia che risplendeva nella notte, niente fluorescenza data dal naso della renna a capo del traino e… niente sacco strabordante di regali. Solo una figura trasparente che squarciava la bellezza di quella serata incantata.

La sagoma si confondeva perfettamente nella notte, avrebbe fatto fatica a seguirla se non fosse stata per quella flebile scia luminosa che si portava dietro. In cuor suo sapeva che qualcosa non andava. Non riusciva a definire bene quale particolare le fece esplodere nel petto un’opprimente sensazione di panico.

La coda lucente non la convinceva per niente, ma cos’altro poteva essere se non una polvere fatata che si sarebbe posata sulla sua abitazione benedicendola? Il suo candido pensiero fu mandato in frantumi in breve tempo. Tutto d’un tratto fu inondata da una forte luce abbagliante e un gran fracasso infernale le invase le orecchie. “Mam…” fu l’ultimo e fioco suono che riuscì ad emettere.

Poi più niente. Niente le avrebbe potuto fare del male. Niente avrebbe potuto portarla via dai suoi genitori.

“Gli studiosi di tutto il mondo ancora non riescono a spiegarsi come un singolo frammento di asteroide si sia schiantato a Cortés, una città delle Honduras. Non era stato prevista nessuna collisione con un corpo celeste.
Vi daremo ulteriori informazioni non appena ci sarà possibile.”

Tutt’oggi nessuno sa se quello che successe fu opera del destino o meno, ma tutti furono d’accordo nell’affermare che Cortés venne punita con il sangue versato durante tutto l’anno.

Pallasita
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