Creepypasta Italia Wiki
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Immobile, Mara poteva solo limitarsi ad ascoltare, avviluppata dalle tenebre, quel silenzio che, con inarrestabile lentezza, stava svanendo, lasciando gradualmente spazio ad una sinfonia di suoni tanto sommessi quanto angoscianti. L’unica possibilità della donna era quella di cercare appiglio a ridosso di uno sdruccioloso concetto chiamato speranza. La speranza di potersi risvegliare improvvisamente e dimenticare quell’incubo, la speranza di potersene andare per sempre. Ma la realtà era un’altra e lei non faceva che scivolare, attimo dopo attimo, verso l’indicibile consapevolezza che ad attenderla avrebbe trovato soltanto un destino d’infelicità e disperazione.

Una gelida morsa di terrore l’avvinghiava, tenendola stretta a sé, senza darle la possibilità di battere ciglio o di tentare la fuga, senza lasciarle mai un istante di tregua. Mara, ormai, era costretta a subire l’esistenza di un nuovo mondo inesplorato, nel quale regnavano le peggiori emozioni che avesse mai sperimentato.

Aveva perduto la reale cognizione del tempo dall’ultima volta che le era stato concesso di vedere la luce, rimaneva sempre allerta, sempre in ascolto. In quella sua discesa verso la rassegnazione, qualche volta ritrovava la forza di immaginare che si sarebbe verificato un miracolo, manifestata una via per sottrarsi all’orrore che la circondava. Questo accadeva principalmente quando identificava certi suoni ovattati e distanti, che, forse, potevano essere i passi e le voci di qualcuno che l’avrebbe tratta in salvo. Voleva crederlo a tutti i costi. Ma come avrebbero potuto trovarla, volerla, desiderare di avere a che fare con una persona come lei?

Aveva smesso di allarmarsi così tanto per i saltuari scricchiolii del legno, lamentoso per l’umidità, materiale scadente rimediato chissà dove, utilizzato per costruire quella sua sofferta prigione nonché unico riparo da tutto ciò che brancolava al di fuori di esso, nella solida tenebra.

L’attenzione della donna, ormai, si stava focalizzando verso quel mondo esterno, popolato da cose che assumevano, via via, sembianze sempre più definite nei suoi pensieri, forme che si rivelavano nell’agghiacciante ovvietà della propria natura. A Mara non fu necessaria la vista per conoscerle, per imparare a temere follemente il ticchettio delle loro zampe, i molli fruscii dei loro corpi e la costante presenza dell’orda convulsa e strisciante che si aggirava all’esterno della sua triste dimora.

Esseri abominevoli avevano scovato il suo penoso domicilio e la scrutavano, con sguardi ciechi, dai pertugi, sempre più numerosi, che si formavano nelle intersezioni tra le pareti.

Sapeva che quelle deplorevoli vite avevano uno scopo specifico, tramavano un piano macabro che sarebbe stato attuato contro di lei, a partire da un momento del tutto casuale.

Udì un gorgoglìo vicino a lei, un suono liquido, molto distinto. Sperò nello scroscio di un corso d’acqua impazzito che avrebbe trascinato via tutto, portandola lontano.

Poi un piccolo tonfo, il rumore che potrebbe fare un frutto troppo maturo, cadendo al suolo. Fece molta fatica ad individuare la fonte dei nuovi rumori, quindi pose la massima attenzione nell’ascoltare e comprese che provenivano dalla sua stessa gola. Non era semplice saliva, ormai lo aveva capito. Avrebbe voluto urlare, dimenarsi, impiegò ogni energia rimasta per cercare di rigurgitare e dare sfogo a quegli strilli inumani, figli di un panico cieco, che covava nell’animo straziato.

Uno dei suoi timori s’era manifestato in quel frangente ma la pura e semplice verità era che una parte della sua coscienza si stava già rassegnando all’inevitabile, da un pezzo.

Infatti, le creature avevano già cominciato a divorarla ma lei non era riuscita a rendersene conto da subito. Ora era certa del fatto che un convivio di immondi parassiti stesse banchettando nei recessi del suo organismo, con rammarico attribuì una scontata quanto repellente spiegazione a certi suoni sommessi che la tormentavano da tempo.

A volte si domandava per quanto sarebbe durato tutto questo.

Pensava spesso al passato, alle sue vittime, alle famiglie che aveva distrutto, al sangue.

Avrebbe potuto trovarsi un buon lavoro e vivere una vita onesta invece di scegliere una strada in discesa, verso un baratro di perdizione.

Avrebbe potuto prendere altre decisioni.

Le immagini peggiori del suo passato erano divenute pensieri ricorrenti ed ossessivi, erano l’unica alternativa che riusciva ad allontanarla dal tormento del presente.

Era stata solo colpa sua se si trovava lì ora.

Perché non aveva accettato di scontare la pena? Una giusta e normale, normalissima, pena. Il destino che spetta agli assassini che vengono arrestati. Non avrebbe dovuto tentare l’evasione dal carcere di massima sicurezza, aveva corso un rischio stupido ed ora stava pagando. Chissà dov’era il suo compagno, il suo adorato complice. Lo avrebbe rivisto? Era l’unica persona che lei avesse mai amato, lei cui non importava di nessuno, lei che aveva sempre usato le persone per i propri scopi. Ma ormai aveva oltrepassato certi dubbi, la certezza era che non lo avrebbe rivisto, mai più, neanche in un’altra vita. Non avrebbe più visto niente e nessuno. Aveva fatto di tutto per sfuggire all’inferno della permanenza in carcere, tanto insopportabile, e forse l’inferno era proprio ciò che stava attraversando ora.

Perché Mara non avrebbe mai potuto immaginare che, dopo la morte, la sua anima sarebbe rimasta prigioniera del corpo.



Narrazioni[]

Prigioniera_-_CreepyPasta_ITA

Prigioniera - CreepyPasta ITA

Narrazione di La Voce Dell'Alchimista

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