Era un tardo pomeriggio e Clara stava cercando la via per tornare a casa. Si era persa in una foresta di campagna, era confusa e stanca, non sapeva dove si trovava, l'unica cosa che voleva era mangiare e dormire. Riuscì ad uscire da quell'inferno di alberi e si trovò immersa in un campo di granturco. A circa cinquecento metri dalla sua posizione, si vedeva una casa: il tetto spiovente ed il piano terra in cemento, dal primo piano fino al comignolo tutto in legno, il comignolo in mattoncini rossi e per finire una stalla. Lei si avvicinò alla dimora, bussò sperando ci fosse qualcuno a cui chiedere indicazioni.
Dopo qualche minuto aprì una vecchia signora, di circa settant'anni, con i capelli di una cromatura grigiobianca affascinante, raccolti in una crocchia, vestita di uno scialle bordò come la gonna ed una camicia bianca. «Chi è?» Chiese con voce fiacca alla ragazza stanca. «Mi chiamo Clara Thompson e cercavo...» Non riuscì a finire la frase che apparve un vecchietto più giovane di qualche anno della consorte, capelli grigi con un abito un po' particolare, che una ragazza di città come Clara trovò non poco interessante. «Chi è alla porta Rose? ... Oh! Una giovine finalmente. È da tanto che non si vedono ragazzoli così a giro.» Rimase stupita dallo strano accento dell'uomo, che nonostante l'età sembrava piuttosto gagliardo. «Ti sei persa cara?» Disse l'anziana signora, per niente sciupata dagli anni. «Sì, ero a casa mia quando mi sono ritrovata a vagare per la foresta...» Si voltò ad indicare il campo e la boscaglia, entrambi spariti nel nulla «...! E-e sta tramontando il sole...» «Capisco... se vuoi rimanere qui per la notte, saremo felici di accoglierti in casa nostra. Ultimamente i bimbi vengono meno da noi.» Rispose la donna. «E saremo onorati di offrirti anche un pasto… se vuoi.»
Quest'ultima parola lasciò Clara scossa, era stata pronunciata come se lei dovesse entrare da quei vecchietti. Alla fine accettò l'invito, anche se una strana sensazione la lasciò allibita e sconvolta. Una sensazione, anzi un presagio... Comunque sia quei due nonni, fin troppo gentili, le offrirono da bere. L'uomo prese un bicchiere ed un fiasco di vino etichettato con quattro “X”. Lo versò ed aveva un odore molto forte. Bevve due o tre bicchieri di quell'alcolico e si sentì incredibilmente fiacca e sbronza. La nonnina la prese in braccio, come se pesasse pochi chili, e la mise in una vasca molto grande con delle strane bolle... lei era semi cosciente ma riuscì ad elaborare ciò che le disse mentre prendeva un coltello e della verdura. «Stai lì cara, ti sentirai meglio, fra poco ci sarà la cena.» E sorrise in modo macabro ed agghiacciante mentre sminuzzava le carote e la lattuga.
Apparve anche il marito, che avvicinandosi disse:
«Che ne dici se facciamo cenare con noi anche i bambini?»
«Sarebbe una splendida idea, amore.»
Detto questo lui andò di fronte un armadio e lo aprì...
Dentro c'erano molti piccoli teschi, messi in fila su degli scaffali con sotto delle targhette con su scritti nomi e numeri, tutti non più grandi di 15. Clara non fece in tempo a vedere bene quell'immagine, che una forte pressione le spinse la testa sott'acqua, fino a riempirle i polmoni ed affogarla. Lei era troppo sbronza per reagire. E loro troppo forti, nonostante l'età...
La prossima volta che vi perdete in campagna, e vedete una casa abitata da nonni troppo gentili,
pensateci due volte prima di accettare il loro invito.