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Kyle Newman viveva in un piccolo quartiere nel Minnesota con sua moglie Jessica e suo figlio di nove anni Erik.

Kyle lavorava in un’agenzia di assicurazioni ed era famoso per la passione che metteva in ogni cosa che faceva. Una caratteristica che lo differenziava da tutti gli altri era la sua tranquillità quasi anormale, per questo era molto apprezzato da tutti gli abitanti del quartiere.

Egli tuttavia era odiato dalla moglie, che molte volte lo definiva uno smidollato proprio per la sua eccessiva tranquillità.

La vita di Kyle procedeva liscia come l’olio, ma un giorno essa cambia radicalmente: Erik, che quel giorno era andato a giocare con dei suoi amici, non tornava più a casa, ormai erano quasi le nove ma del figlio non vi era nessuna traccia. Jessica preoccupatissima era uscita a cercarlo, ma al parco, dove il bambino andava a giocare di solito, non c’era nessuno. Durante la disperata ricerca, Jessica incontrò due amici del figlio e chiese a loro se avevano visto Erik da qualche parte; uno dei due rispose che il loro amico era andato via con un uomo vestito in modo molto strano. Il volto di Jessica impallidì, dopodiché ella corse dal marito, che, alla terribile notizia, venne preso dal panico e corse verso una casetta abbandonata in cui i due trovarono Erik legato stretto con una corda e la bocca tappata con del nastro adesivo. Kyle e sua moglie portarono il figlio a casa, dove lo medicarono e lo pulirono dalla polvere. Jessica il giorno dopo chiese al marito come facesse a sapere dov’era il figlio, Kyle rispose con tanta tristezza che anche lui in passato fu vittima degli abusi sessuali di quell’uomo e che da quel giorno reprimeva un odio che ormai lo stava divorando dall’interno. Subito dopo lo straziante racconto, Jessica abbracciò il marito in modo affettuoso e si scusò delle continue cattiverie che lei faceva verso di lui.

Due giorni dopo Kyle si svegliò riposato e tranquillo, troppo tranquillo, nemmeno lui stavolta si spiegava l’anormale tranquillità che lo cullava quella mattina, ma essa svanì nel nulla quando sentì al telegiornale la notizia che il pedofilo, con cui aveva avuto a che fare proprio due giorni prima, era stato violentemente sodomizzato e ucciso, ma la cosa che fece rabbrividire di più l’assicuratore, è stato sentire che proprio lui era il primo sospettato dell’orribile omicidio. Dei testimoni avevano raccontato di aver visto Kyle uscire dalla casetta, in cui il pedofilo era stato ucciso, mezz’ora dopo l’omicidio. Kyle preso dal panico chiamò la moglie, che con indignazione sussurrò: “Assassino schifoso”, Kyle guardò la moglie con stupore, evidentemente lei aveva già sentito la notizia; in quel momento la polizia bussò, Jessica con gran disinvoltura aprì la porta e un agente arrestò Kyle, il presunto assassino di Leonard, un uomo sulla sessantina che si divertiva a molestare sessualmente bambini in genere sotto i dieci anni; era un’animale ma ciò non giustificava purtroppo il presunto gesto di Kyle che quella sera era in casa a godersi un buon libro e una tazza di tè mentre Jessica era in ospedale per il turno di notte ed Erik era a dormire a casa di Bryan, un suo caro amico.

Dopo tre settimane, tra avvocati e tribunali, la verità venne finalmente a galla grazie ad una telefonata che il povero Kyle aveva ricevuto dalla sorella proprio nella stessa ora in cui Leonard fu assassinato. Durante la telefonata Kyle sembrava disattento, stava pensando con rabbia a ciò che era accaduto a Erik il giorno prima. Agli occhi della legge il signor Newman era innocente, ma per tutti i suoi colleghi e amici era diventato un mostro; egli era quasi tutti i giorni vittima di cattiverie e umiliazioni da parte del vicinato, soprattutto Jessica lo insultava con frasi del tipo: “Assassino di merda” oppure “Mi fai schifo, sei un mostro”; ma la cosa che più faceva male ad esso era il fatto che il figlioletto Erik ormai non gli rivolgeva nemmeno più la parola.

In quei giorni il povero Kyle stava nutrendo una rabbia che era costretto a reprimere data l’etichetta di “assassino” che ormai lo perseguitava.

Una notte l’assicuratore fu svegliato da un gemito di dolore che proveniva dalla stanza di Jessica, in preda al panico l’uomo prese un coltello da pane e si diresse verso la stanza da letto della moglie più deciso che mai ad uccidere l’assassino che gli aveva rovinato la vita, ma la scena era estremamente disturbante: l’entità, che aveva appena tagliato la gola alla povera Jessica, era identica a Kyle, anzi era lui, solo che al terribile mostro mancavano le pupille, i suoi occhi erano candidi come la neve. Appena entrò nella stanza Kyle venne assalito da una strana calma e con una voce rilassata chiese all’entità: “Chi sei tu e perché sei identico a me?” l’entità sorrise e rispose: “Ma come, non mi riconosci? Io sono la tua rabbia, il tuo odio più profondo che tu in tutti questi anni hai represso e che ora è finalmente libero” l’uomo sentendo quelle parole sorrise e tornò a dormire.

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Narrazione di FearOfDarkness

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