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Luogo omicidi: Giappone – Ebara, Shiinimaki

Periodo omicidi: 1947 – 1948

Vittime: 12+, impiegati di banca

Fra il 1947 e il 1948, in Giappone si è verificato il caso del tutto atipico di un pittore che si è improvvisamente trasformato in un serial killer/di massa resosi responsabile della morte di dodici persone e del tentato omicidio di diverse altre. Sui dati anagrafici e sulla biografia dell'uomo non è stato possibile reperire alcuna notizia, mentre, per quanto riguarda la dinamica delle azioni criminali, è stato possibile ricostruire un quadro abbastanza preciso degli eventi. Nel pomeriggio del 26 gennaio 1948, un uomo entra nella filiale di Shiinimaki della Banca Imperiale di Tokyo e si presenta come il “dottor Jiro Yamaguchi del Dipartimento di Salute”. La banca sta per chiudere e il “dottor Yamaguchi” viene condotto nell'ufficio del direttore. Il “dottore” spiega che le forze americane di occupazione sono preoccupate di un'epidemia di dissenteria appena scoppiata e lui ha il compito di somministrare una dose di vaccino preventivo per proteggere la salute di tutti i lavoratori di banca. Il direttore prende per buone le parole del “medico” e convoca i quattordici impiegati che sono presenti in quel momento all'interno della filiale. Il sedicente Yamaguchi fa prendere a tutti un bicchiere e versa una certa quantità di liquido da una bottiglia che si è portato appresso, ordinando agli impiegati di bere. Una volta eseguito il comando, gli impiegati iniziano a tossire e si lamentano che il liquido brucia, allora il “dottore” tira fuori un'altra bottiglia che contiene un'altra “medicina” e ordina di berla come la prima. Tutti obbediscono e, subito dopo aver ingerito il liquido, iniziano a collassare e cadono di schianto sul pavimento. In realtà, il liquido somministrato dal “dottore” non è altro che una dose letale di uno dei veleni più pericolosi in circolazione, il cianuro di potassio. Il falso medico va via dalla banca dopo aver rubato la modica cifra di 400 dollari, mentre a terra sono rimasti i cadaveri di dodici impiegati. Altri tre, incluso il direttore, sopravvivono alla strage perché hanno vomitato appena ingerito la sostanza e questo particolare ha permesso loro di salvarsi. Le indagini della polizia appurano che un episodio del genere non è il primo ad essersi verificato. Nell'ottobre 1947, un sedicente dottore aveva fatto la stessa comparsa nella filiale di Ebara della Banca Yasuda e, utilizzando lo stesso racconto di fantasia, aveva somministrato una “medicina” a diciotto impiegati dei quali, fortunatamente, nessuno era morto perché il dosaggio del veleno era stato troppo blando, e l'uomo era scappato via prima che qualcuno potesse fermarlo. Una settimana prima degli omicidi, poi, era stato registrato un altro episodio sospetto: il direttore di un'altra banca aveva ricevuto la visita di un uomo che si era presentato come “medico” e aveva raccontato la solita storia dell'epidemia di dissenteria, tentando, ancora una volta, di far bere una “medicina”; il direttore si era insospettito e aveva rifiutato, così l'uomo era scappato via. Questi due casi non erano stati segnalati alla polizia centrale di Tokyo, ma soltanto alla polizia locale che non aveva approfondito le indagini. Dopo il massacro di Shiinimaki, la polizia lavora alacremente e riesce a identificare un sospettato, un certo Sadimacha Hirasawa, il cui aspetto fisico corrisponde alla descrizione fornita dai testimoni. Hirasawa, però, non sembra il sospetto ideale per altri motivi: è un rispettabile artista ben inserito nell'ambiente culturale giapponese, un pittore che dirige anche un'associazione artistica nazionale, e non corrisponde minimamente allo stereotipo del criminale disadattato. Controlli più approfonditi attestano la presenza di ingenti depositi di denaro effettuati da Hirasawa (all'epoca, i 400 dollari rubati nella banca corrispondevano a più di 200.000 yen giapponesi) proprio nei giorni successivi all'omicidio di massa. Messo alle strette, l'uomo prima sostiene che i soldi sono dovuti alla vendita dei suoi quadri e al finanziamento da parte di un ricco “patrono”, ma, quando viene messo davanti all'evidenza che i suoi quadri sono poco quotati e non si vendono e che non esiste nessun protettore segreto, Hirasawa si decise a confessare gli omicidi e a ciò si aggiunge anche l'identificazione da parte della maggior parte degli impiegati sopravvissuti al tentato omicidio di Ebara e alla strage di Shiinimaki. Il processo ha un grande seguito e l'opinione pubblica non riesce a capacitarsi di come un artista possa essersi reso responsabile di omicidi commessi così a sangue freddo. Lo stesso Hirasawa, in aula, ritratta la confessione, sostenendo di essere stato costretto a farla con la forza, ma il giudice non crede alle sue parole e lo condanna a morte, sentenza poi commutata nell'ergastolo. Di come, e quando, sia morto Sadimacha Hirasawa, non si sono avute altre notizie.


Tratto da: "I serial Killer" di Vincenzo Maria Mastronardi e Ruben De Luca

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