Creepypasta Italia Wiki
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Mi chiamo Lawrence, lavoravo in centro per disturbati mentali. Insomma, è una sorta di istituto in cui alloggiano persone con gravi infermità. Iniziai a lavorare circa tre anni fa qui, per guadagnare qualcosa essendo che avevo appena iniziato a vivere da solo da quando avevo inziato l'università. Sì, studio per ottenere la laurea in psicologia, una scienza che ho sempre amato, e lavorare qua mi dava comunque un passo avanti oltre che darmi qualche guadagno per la mia vita quotidiana. In questi anni ho visto di tutto, la gente che frequenta questi istituti è molto più fuori dalla realtà di quanto ve ne fanno pensare normalmente. Quindi, le regole del luogo sono piuttosto ristrette, per esempio sono vietate le cinture, le posate in metallo e i coltelli con la punta non arrotondata, le finestre devono essere sempre sbarrate, per ogni interazione sospetta bisognava chiamare diversi dipendenti, la quantità varia a seconda del soggetto e della pericolosità dei gesti.

Sono sempre stato molto affezionato alle persone del centro, parecchie volte mi trovavo con qualcuno di loro a parlare, mi raccontavano della loro vita, di cosa provavano, molti parlavano a stento, esprimendosi solo con gesti.

Praticamente conoscevo tutti i ragazzi, i loro discorsi erano simili tra loro e molti di essi parlavano di cose varie con una profondità indescrivibile.

Uno di loro attirò la mia attenzione. Si chiamava James, ma era conosciuto con lo pseudonimo di Slimmy, questo a causa del suo aspetto magrolino e trasandato. Aveva 26 anni, era più grande di me di qualche anno, aveva i capelli marroni lunghi e una barba foltissima, molte volte ricordo che il personale lo costringeva a tagliarsela per avere un minimo di igiene personale. Lui non protestava tanto in generale, era piuttosto docile e non aveva contatti con nessuno dei membri. L'unica persona che frequentava ero io.

Instaurai un vero e proprio rapporto di amicizia con lui, lo andavo a trovare nella sua stanza. I suoi discorsi erano la cosa che mi attraeva di più. Era noto che quando lo andavo a trovare mi parlava sempre della stessa cosa, del fatto che esisteva uno strato di universo in cui coesistiamo e ciò sarebbe una sorta di girone infernale e lui cercava un modo per creare un portale per uscire da ciò.

Ma in assoluto la cosa che diceva di più era che quando sarebbe riuscito a trovare un modo per creare il portale sarebbe diventato più alto di tutti noi. Lo diceva al primo che provava a parlargli, al personale ai suoi compagni in mensa, ovunque.

"E quando sarò riuscito ad evadere da questa mostruosità, sarò più alto di tutti voi!" Diceva con un sorriso malato stampato sul volto.

Quando lo andavo a trovare lo vedevo maneggiare oggetti in modo bizzarro, una volta successe con il suo cuscino, il quale provava ad arrotolarlo su se stesso. "Non ci siamo!" Gridava.

"Non raggiungerò mai il mio obiettivo di questo passo! Io sarò più alto di tutti voi! Me lo sento! Sarà solo questione di tempo..." Finiva sempre con qualche ghigno e la classica espressione sul viso.

Quando gli chiedevo informazioni non mi rispondeva mai niente di concreto, mi diceva che quando sarà riuscito a completare il suo obiettivo mi avrebbe rivelato tutto. C'erano giorni che stavo solo con lui, a parlare, per ore e ore.

"È colpa loro! Questo posto... loro sanno tutto!"

"Di cosa?" Gli risposi.

"D-Del loro mondo! lo senti? Come puoi non sentirlo? È proprio qui, anche tu ci sei dentro... come fai a non rendertene conto?! Ma io... io sarò più alto di tutti voi!" Non capivo a cosa si riferiva, e di cosa fosse questa sorta di squarcio che lui percepiva in qualsiasi momento.

Una mattina lo andai a trovare e lo vidi agitatissimo. "Dai vieni qua! Guarda!" Vidi che stava arrotolando, intrecciando il suo lenzuolo.

"Presto sarò io il più alto! Questo è perfetto per la creazione del portale!".

Ormai era inutile discuterci, allora lo lasciai nelle sue fantasie. Mentre mi allontanai mi disse qualcosa che ancora ora mi fa sentire un vuoto, ancora ora mi sveglio la notte ricordandomi di quando stupido fossi stato a non capire mai niente:

"Quando sarò io il più alto, probabilmente sarai preso di mira essendo che mi vedi più degli altri, vorranno sapere come ho fatto per il mio portale, ma tu nega tutto! Tutto ciò è giusto anche voi dovreste combattere!" Io non capii ma annuii comunque.

Passarono tre giorni, ricordo che arrivai all'istituto e vidi che era desolato, c'era una massa di persone tra cui il personale e tutti gli ospiti che spingevano, parlavano, erano tutti agitati. Si trovavano tutti nel corridoio dove era situata la stanza di Slimmy. Ad un certo punto uscì dalla stanza un ragazzo della sicurezza: "Fate largo! Via di qua!" Spostando la massa di gente. Uscì anche una donna del personale, che mi guardò e mi fece cenno di entrare, sapevano tutti del mio legame affettivo con Slimmy.

Quando entrai rimasi di sasso. Improvvisamente la mia mente esplose, tutto ciò che disse aveva finalmente un senso, ricollegai tutto, non riuscivo più a pensare a niente, il tempo sembrava andare velocissimo. Avrei voluto piangere come un pazzo, ma ero talmente bloccato che mi limitai a fissare Slimmy con le lacrime che mi uscivano lentamente dagli occhi e un nodo alla gola quasi amaro, che mi fermava il respiro.

Slimmy aveva avuto ragione su tutto, ma in assoluto al fatto di essere diventato il più alto. Infatti per guardarlo in faccia dovevo alzare lo sguardo di molto.

Lui era lì. Con i piedi che non toccavano terra.

E il corpo che penzolava.

Con il suo lenzuolo arrotolato come un cappio attorno al collo.

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