Creepypasta Italia Wiki
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Ci sono notti buie e ventilate in cui il silenzio regna sovrano e la Luna si staglia nel cielo ventoso, immobile ed eterna, circondata da una corte di stelle lontane. È in questi momenti che la volta celeste si mostra nella sua forma più vera e terribile, la frontiera per una realtà perversa e contorta popolata da innominabili aberrazioni.

Hans camminava a passo svelto. Avrebbe voluto  giungere a casa prima del calar del sole, ma era stato trattenuto. I suoi passi riecheggiavano nel silenzio dell'imbrunire mentre, pensieroso, attraversava il quartiere. Hans alzò il capo e fissò inquieto il cielo: era solito rifugiarsi nei colori speranzosi della sera nei momenti più difficili. Il plenilunio sorgeva all'orizzonte e ricambiava lo sguardo del giovane uomo mentre entrava nel viale di casa. Era un piccolo appartamento situato al quarto piano di un enorme palazzo ingrigito dal tempo, che si ergeva in un quartiere periferico poco frequentato.

Hans varcò la soglia d'ingresso, attraversó l'androne e percorse con fatica le rampe di scale, fissando il pavimento incrostato, per poi giungere finalmente dinnanzi alla porta di casa che non esitó ad aprire e richiudere poi alle sue spalle. Appese la giacca rattoppata, accese la luce e si sedette in cucina, sulla vecchia sedia in legno. Pensò all'ennesima grigia giornata appena trascorsa, che come ogni altra prima di questa, aveva speso in cantiere a lavorare. Avrebbe trascorso la serata guardando la televisione e sarebbe poi andato a letto.

Il film era già quasi giunto alla fine e come era solito fare ogni sera, Hans si alzò e si recò in cucina. Chiuse la busta dell'umido, percorse il soggiorno e aprì la porta-finestra che dava sul piccolo balcone. La luna illuminava con innaturale intensità la facciata del palazzo riflettendosi sulle vecchie ringhiere in ferro battuto, al punto tale che l'uomo poté seguire con lo sguardo la busta nera mentre veniva inghiottita dal bidone argentato.

Hans d'improvviso sentì su di sé uno sguardo d'odio che lo fece rabbrividire. Si guardò intorno mentre il disagio saliva dentro di lui e non vedendo nessuno intorno, si sentì soffocare. Ebbe l'urgente bisogno di evadere da quella situazione e alzò gli occhi al cielo, ma il suo cuore ebbe un sussulto: la luna si stagliava nel mezzo del cielo; sul suo volto era dipinta una smorfia di odio profondo.

Gli enormi occhi ingialliti dal tempo sovrastavano il naso ricurvo e la bocca corrucciata e, sbarrati, lo scrutavano con furore; le pupille puntiformi perforavano l'anima di Hans che, tremando, si lasciò cadere all'indietro.

Il ributtante corpo celeste osservò immobile l'insulsa figura dell'uomo mentre goffamente si rifugiava all'interno della sua piccola casa ai confini della città.

Hans passò la notte insonne tormentato dall'orrenda visione della luna, impressa al centro della sua mente.

Immaginò quali orrende aberrazioni lo avrebbero atteso l'indomani oltre la soglia di casa e cosa ne sarebbe stato di lui, ma quando il mattino giunse nulla accadde.

La giornata passò grigiamente e così le successive ventotto. Hans ripensò più volte all'assurda esperienza vissuta rimuginando su quanto si fosse sentito fragile e impotente dinnanzi all'odio immenso e implacabile della Luna, talmente intenso da aver impregnato la sua anima di un disagio profondo che, con il tempo, fortunatamente, andò dissolvendosi alleggerendo la pressione sulla psiche dell'uomo.

Hans attese per un mese la notte del plenilunio. Quella sera sarebbe stata la fine dell'incubo, la conferma che qualunque incomprensibile aberrazione avesse fatto breccia nella realtà degli uomini un mese prima, ora doveva essere ormai lontana.

I suoi occhi riflettevano la strada bagnata mentre, inginocchiato sul divano, Hans fissava con vigile e timoroso sguardo il cielo attraverso le tapparelle semi abbassate.

Le ore passavano lentamente, il cielo taceva scuro e non forniva risposta alcuna.

Hans infine si sentì alquanto sciocco e, mettendosi a sedere sul divano, sospirò rumorosamente. Si vergognó di se stesso chiedendosi come avesse potuto pensare un'idiozia simile. Allungò la mano verso il telecomando e voltandosi verso la televisione, rivolta sul lato opposto al divano, sbiancò: il riflesso dello schermo rivelava lo sguardo di cieco rancore della Luna, ben più vicina della volta precedente, che si stagliava ora al centro del cielo. L'uomo si voltò di scatto e fissò tremante il furibondo satellite che, con uno scatto  fulmineo degli immensi occhi putridi, ricambió.

Hans si alzò di getto e corse al telefono pur non sapendo ancora a chi chiedere aiuto. Digitò diverse volte sul tastierino polveroso l'unico numero che gli venne in mente, che traballava incerto nella sua mente spaventata, ma non lo chiamó mai: il sentimento di delusione nei confronti delle autorità era ancora troppo vivo in lui.

Fino a qualche mese prima, Hans era solito recarsi a lavoro con la sua bici di seconda mano, un regalo di sua madre a cui teneva molto e che gli faceva tornare alla mente i tempi andati, quando tanti anni prima percorreva tutto l'isolato in sella con il sole a scaldargli il viso e le risate dei suoi affetti attorno a lui.

Una notte si attardò e imbattutosi in due loschi figuri venne malmenato e la bici gli fu sottratta per sempre.

"Era solo una vecchia bici e ormai sarà finita chissà dove", gli dissero quelli del commissariato, mandandolo a casa senza troppi complimenti.

Hans spalancò la porta d'ingresso e si diresse fuori dalla sua abitazione urlando e bussando con violenza ad ogni porta che gli capitasse a tiro. Un anziano, preoccupato dalle urla del giovane vinse il timore ed emerse dal buio del suo soggiorno, illuminato a intermittenza dalla fioca luce di un qualche vecchio film che davano alla televisione, e gli domandò costernato cosa fosse accaduto.

"La prego venga ad affacciarsi in terrazza, sta accadendo qualcosa alla Luna", rispose Hans con gli occhi sbarrati.

L'anziano si strinse nella sua vestaglia verde sbiadito e con sguardo corrucciato lo seguì.

Raggiunsero la terrazza, il vento gelido soffiava nella notte arida e silenziosa e la luna si ergeva nel cielo nero; l'uomo indicò tremante l'abominio che lo fissava e l'anziano strabuzzò gli occhi guardando il cielo per quella che ad Hans sembró un'eternità, senza proferire parola.

Infine il vecchio ingobbito si voltò verso di lui con lo sguardo di un genitore comprensivo nei confronti di un figlio disonesto: "È meglio se te ne torni a dormire, ragazzo".

Hans attese che la piccola figura ricurva chiudesse delicatamente la porta arrugginita della terrazza dietro di sé, e cadde in ginocchio tenendosi la testa tra le mani, piangendo a dirotto sotto lo sguardo incessante e spietato della Luna.

Quella notte tumultuosa Hans ebbe un sogno.

Era sdraiato su un prato e sopra di lui il creato si mostrava in tutta la sua bellezza: migliaia di soli lontani adornavano il cielo blu intenso e numerose stelle cadenti attraversavano la volta celeste in viaggio verso destinazioni ignote.

Chiunque, assistendo a tanta magnificenza, avrebbe pianto di gioia; ma Hans guardò in alto e per la prima volta prese coscienza della condizione umana. E se tanta bellezza non fosse stata altro che una frontiera per realtà contorte e impronunciabili? La Luna aveva rivelato la sua natura aberrante e ora il piccolo uomo tremava dinnanzi all'abominevole magnificenza di quelle luci lontane, terrorizzato all'idea di quanto potessero essere immensamente più orrende rispetto al piccolo satellite che lo tormentava.

Hans si voltò e nel cielo la Luna lo fissava furibonda. Il suo odio era talmente intenso da schiacciarlo contro il suolo, e per un attimo egli sentì le ossa cedere sotto tanta brutale pressione; ma, improvvisamente, questa cessò e l'uomo poté strisciare via dalla morsa, sanguinando e contorcendosi sul prato buio. Guardò in alto e venne sconvolto alla vista della Luna che giganteggiava nell'abisso nero sopra di lui e che andava via via riempiendo il cielo. Hans si sentì sollevare e iniziò a precipitare nel buio delle stelle, intravedendo creature dalle forme indescrivibili e mondi dall'orrore innominabile che incorniciavano l'enorme e putrida bocca della Luna che si era spalancata e tratta in avanti per divorarlo.

Hans venne inghiottito dall'oscurità e cadde per quelli che gli sembrarono giorni, finché la sua caduta non venne interrotta bruscamente dall'impatto.

Hans non sapeva più se stesse sognando o se quella sarebbe stata l'orribile e nuova realtà a cui si sarebbe dovuto piegare. Realizzò di essere completamente paralizzato, centinaia o forse migliaia di chilometri sotto terra, dimenticato da tutti e con la fredda roccia a comprimergli il petto.

Hans iniziò a urlare e non si fermò più: pianse, bestemmiò ed implorò per quella che gli sembrò un eternità e infine, sconfitto, aprì gli occhi e la sua psiche per poco non si spezzo in due nel vedere ciò che aveva davanti.

Hans giaceva immobile e scomposto nel suo letto, la luce del giorno inondava la stanza e tutto l'orrore a cui aveva assistito era svanito.

Rise istericamente e rumorosamente e infine si mise in piedi tremante e incerto. Zoppicò fino all'ingresso di casa e accese la televisione passando da un canale all'altro in cerca della risposta all'unico quesito a cui avrebbe potuto dare risposta in quel momento; infine si fermò sul notiziario e lesse la data impressa sulla parte inferiore dello schermo polveroso: era rimasto paralizzato nel suo incubo, inghiottito dentro la Luna, per quattro giorni interi.

Il tempo passò e le giornate si susseguirono, e così il giorno e la notte.

La mente di Hans rimase vigile, tempestata di dubbi angosciosi a cui nessuno avrebbe mai potuto dare risposta certa. L'uomo attese rannicchiato nel suo sudicio letto la prossima visita della Luna che non tardò ad arrivare e dopo, Hans attese e attese ancora sperando che qualcosa cambiasse mentre contrassegnava maniacalmente ogni suo incontro con delle irregolari X sbavate sul calendario, prima con l'inchiostro e quando lo ebbe finito, con il sangue.

La Luna non mancava mai una visita e puntualmente lo scrutava collerica e deforme dall'alto della volta celeste. Hans si chiese cosa avesse fatto per meritare tutto quell'odio che, lentamente, gli stava penetrando nell'anima. Si chiese la ragione che spingesse la Luna a schiacciarlo sotto la sua furia infinita. Si sarebbe accontentato anche solo di un blasfemo sussurro, sufficiente ad aprirgli la mente, ma tutto ciò che riceveva era una smorfia di muto disgusto mentre, giorno dopo giorno, Hans sentiva progressivamente l'incessante e bramoso bisogno dell'immonda divinità di fare breccia nella sua realtà e profanare ogni cosa. Sentiva la sua anima, la sua identità e i suoi ricordi ammassarsi e comprimersi ai confini del suo essere, in recessione dinnanzi alla collera della Luna, che riempiva ormai ogni piccolo anfratto della sua mente. Con il tempo i suoi sentimenti vennero inghiottiti dall'ira e la ragione lasciò il posto all'ossessione.

La Luna si avvicinò notte dopo notte illuminando il cielo scuro e ventoso con i suoi occhi collerici e la vulnerabile terra sotto di lei con la luce marcescente della sua sagoma, mentre sotto di lui il piccolo uomo si contorceva deforme nel suo buco, terrorizzato all'idea di cosa sarebbe accaduto quando Lei lo avrebbe raggiunto.

Da qualche tempo qualcuno aveva iniziato a bussare alla porta, prima sommessamente ma poi con crescente insistenza, e diventò sempre più complesso, per Hans, scandire il silenzio della sua casa nella ricerca ossessiva della voce della Luna.

Una sera di plenilunio il frastuono delle mani battenti contro il grosso portone in legno si fece fin troppo intenso e Hans non riuscì più a trattenersi. Si alzò di scatto e raggiunse l'ingresso con due grandi falcate, spalancando la porta con ferocia e fissando negli occhi il suo inatteso interlocutore.

Il vecchio del quarto piano incrociava spesso Hans, e dopo il loro ultimo incontro aveva compreso che la mente del giovane era ostaggio di forze sinistre; le risa isteriche che negli ultimi mesi avevano risuonato nell'androne del palazzo, filtrate a malapena dalle mura sbiadite e sottili della sua abitazione, lo avevano incentivato ad agire.

Quando dopo giorni di tentativi finalmente la porta si aprì, l'anziano fu sconvolto nel vedere che di Hans non restava nulla: al suo posto un gobbo ed emancipato figuro, esile e maleodorante, ma dagli occhi ardenti di un odio forgiato tra le stelle di mondi lontani, profondo ed inspiegabile.

Il vecchio si strinse nella sua tunica mentre un terrore cieco lo attraversò da capo a piedi; fece per pronunciare poche parole sconnesse e prive di senso, ma la voce gli morì in gola mentre la figura umanoide che lo sovrastava si avventava su di lui penetrando i denti nella carne del suo cranio. Venne fulminato da un dolore indescrivibile, urlò fino a sentire le sue corde vocali consumarsi e sentí infine il naso venirgli asportato via da una forza brutale ed improvvisa, lasciando dietro di sé una voragine zampillante, cremisi e pulsante che si delineava ora al centro del suo viso mentre nell'aria risuonava l'orrendo suono della carne masticata dalle fauci del suo carnefice e si diffondeva l'odore metallico del sangue.

L'ultima cosa che l'uomo morente e sconvolto vide furono i canini di Hans perforargli le cornee iniettate di sangue e masticargli le cervella mentre in fondo al corridoio il grido acuto di una giovane donna si sovrapponeva agli orrendi suoni dell'aberrante delitto in corso.

Hans realizzò cosa aveva fatto mentre il sangue bagnava i suoi piedi ossuti e per la prima volta, da quando la Luna aveva iniziato a fargli visita, sorrise, sentendo il suo corpo svuotarsi dell'enorme furia ammassata dentro di lui che andava finalmente diradandosi. Sfortunatamente, però, sentiva ancora un pesante fardello sulla sua schiena; e avrebbe dato tutto se stesso per confrontarsi finalmente con la Luna e cancellare la sua dannata smorfia per sempre. Forse commettere un gesto estremo ma necessario avrebbe attirato l'attenzione su di lui, forse la Luna non avrebbe più potuto ignorarlo e rivelatogli i suoi blasfemi segreti sarebbe poi stata costretta a rimmergersi nell'oscuro portale da cui era giunta per non fare più ritorno. Ammazzare quel vecchio insistente e sentire il suo naso croccante sotto i suoi denti lo aveva fatto sentire bene, e ciò gli forniva tutta la motivazione di cui aveva bisogno: percorse con grandi balzi animaleschi il corridoio, e dopo un breve inseguimento raggiunse la donna e si avventò sul passeggino che stringeva tra le mani.

Il pianto graffiante del neonato riecheggiava nel palazzo mentre Hans se lo contendeva con la madre tirandolo dal collo mentre lei lo afferrava dalle gambe urlando disperata. Dopo l'ennesimo strattone un suono secco di rami spezzati squarciò l'aria, ma venne immediatamente inghiottito dal frastuono della giovane donna che cadeva all'indietro, perdendo la presa sulle gambe rotte e scomposte del suo bambino.

L'uomo urlò di gioia e lasciato cadere il piccolo corpo morente sulla moquette intrisa di sangue con fare giocoso, calpestò violentemente il cranio del bambino che emise un ultimo urlo acuto prima che la sua testa esplodesse e riversasse il suo immondo contenuto sul pavimento e sul viso del suo sconvolto ed impotente genitore.

Hans rise di gusto e si sentì finalmente libero dal furore celestiale che lo aveva impregnato per mesi.

Si voltò verso la madre del bambino che intanto scandagliava la moquette incrostata in cerca dei resti di suo figlio, mentre tenendo tra le braccia i resti del suo corpo e sul palmo della mano ciò che rimaneva dei suoi bulbi oculari, cercava di ricomporre il suo bambino. Hans appoggiò le sue dita sugli occhi spenti e arrossati della madre per poi premere con forza crescente mentre il sangue sgorgava a fiotti e le piccole mani della donna, cercando ancora di sorreggere il bambino, provavano ad allontanare senza troppo sforzo le dita dell'uomo che scavavano sempre più in profondità mentre il silenzio era tornato a regnare. La donna si lasciò infine cadere all'indietro e, stringendo con forza il corpo esanime e scomposto del figlio, attese il piede del suo brutale aggressore sul suo cranio, che non tardò ad arrivare.

Hans colpì con forza fino a sentire la morbida e calda moquette tra le dita e gli occhi viscidi della donna schiacciati sotto il tallone, e si avventò poi sulla carcassa sanguinolenta ai suoi piedi commettendo atti impronunciabili, provando inatteso sollievo e godimento.

Infine si mise in piedi e si avviò sghignazzando verso la terrazza, dove spinse la porta arrugginita, che si aprì con un sinistro sibilo. Camminando con fierezza giunse infine sul tetto pronto ad assistere alla reazione della Luna dinnanzi al suo immondo scempio.

Ma quello che Hans vide nel cielo scuro quella notte lo spezzò definitivamente, rendendo vani tutti gli sforzi fatti fino a quel momento: Lei era seduta sul suo trono al centro del cielo circondata da migliaia di stelle, immutata e terribile, e lo fissava con rinnovata intensità.

Hans urlò come non aveva mai fatto prima mentre tutto l'odio assopito riacquistava vigore dentro di lui. Aveva commesso atti orribili, capaci di segnare per sempre il più tenace degli uomini, ma Lei non sembrava minimamente scossa dinnanzi all'orrore sanguinario che lui aveva scatenato per lei.

La Luna avrebbe pagato molto cara la sua indifferenza, pensò ossessivamente Hans che non aveva più intenzione di fuggire.

Improvvisamente scattò in avanti scandendo l'aria con un grido minaccioso e si diede la spinta di cui aveva bisogno sfruttando il bordo sgretolato della terrazza, abbandonando per sempre la sicurezza della terra sotto i piedi mentre protendeva le mani zuppe di sangue in avanti. Per un infinito istante, mentre la sua esile figura procedeva inarrestata, stagliandosi sul cielo stellato, Hans pregustó le atroci punizioni che da lì a poco avrebbe inferto alla sua carnefice.

Poi d'improvviso percepì l'intromissione della gravità sul suo piano di vendetta e sgranò gli occhi realizzando che la sua spinta si era esaurita e aveva da poco iniziato a precipitare.

Hans urlò e si dimenò con ferocia mentre gli occhi impassibili e perversi della Luna ne seguivano gli ultimi istanti di vita.

L'uomo allora finalmente si arrese e venne assalito dal pensiero orrendo di ciò che aveva fatto, e realizzò di essere stato per tutto quel tempo il banale catalizzatore dell'odio eterno ed immenso del creato nei confronti della sua insulsa realtà, e che sarebbe morto da lì a poco senza sapere neppure la ragione di cotanta angosciosa ed aberrante ostilità.

Pochi istanti dopo il corpo denutrito di Hans impattò con forza inumana il terreno esplodendo in una fontana di sangue scuro, mentre la luce ingiallita dei lampioni ricurvi illuminava l'orrendo spettacolo dall'alto.

Quando venne rinvenuto ciò che restava del suo corpo, la Luna era già tornata a splendere nel cielo, insospettabile e lontana, specchiandosi vanitosa nella piscina di sangue che inondava il grigio marciapiede. La sua figura spettrale inondava il cielo di una luce sinistra che rivelava un'aria beffarda, e per la prima volta, dopo molto tempo, la Luna iniziò a sorridere.

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