Creepypasta Italia Wiki
Advertisement
Creepypasta Italia Wiki

Ho intenzione di condividere questa storia con il mondo. Una vicenda di tanto tempo fa che ha come protagonista un mio caro amico, fatta di promesse, tradimenti, tragedie e sogni.

Il protagonista di questa storia si chiama Matteo, un ragazzo di diciassette anni che frequentava il liceo artistico. Oltre a essere single, non era molto capace a livello sociale e non aveva tanti amici, ma aveva un migliore amico su cui poter contare, di nome Gianni. Matteo non era un ragazzo su cui si sarebbe potuto dire molto, a parte il fatto che gli piaceva disegnare e intagliare piccole sculture con il legno. Non si limitava solo a crearle, ma gli piaceva postarle sul suo profilo Instagram, grazie al quale ha accumulato un più che dignitoso numero di followers. Di recente però ha cominciato a postare anche disegni basati sui sogni che faceva di notte. Non è stata una scelta improvvisa e casuale: ha cominciato ad interessarsi ai sogni attraverso tutorial su Youtube, articoli su Internet e libri consigliatigli dal suo terapeuta e psicoanalista, che frequentava ogni settimana per fare fronte ai suoi problemi sociali. Il suo obiettivo era padroneggiare la tecnica dei sogni lucidi, sogni che permettono, attraverso la consapevolezza di star dormendo e la capacità di muoversi in maniera deliberata dentro di essi, di averne pieno controllo. Nel periodo in cui l’ho conosciuto, era un tipo testardo e ambizioso. Non mi sorprese il fatto che avesse imparato in poco tempo a padroneggiare le tecniche del controllo dei sogni. Annotava tutto, stile diario, su un taccuino di cui sono entrato in possesso e con il quale sto cercando di ricostruire i pezzi della sua storia al fine di raccontarla. Come ne sono entrato in possesso? Qual è il mio ruolo direte voi? Ogni cosa a suo tempo.


Viaggiare in quei mondi con la possibilità di esplorare e modificare le situazioni a proprio piacimento era una attività che affrontava con un senso di onnipotenza, ma a volte abbandonava volontariamente il controllo sul sogno per lasciarlo proseguire autonomamente. In questo modo alimentava la sua immaginazione e trasfondeva ciò che vedeva nei suoi lavori artistici, maturando man mano che il tempo passava, la capacità di memorizzare i dettagli. Durante questi momenti, tuttavia, si era accorto di alcuni elementi ricorrenti, la maggior parte dei quali riconducibili a immagini del mondo reale, ad eccezione di uno. Matteo lo descriveva come un essere strano, umanoide, il cui tratto principale era una strana maschera con decorazioni molto particolari. Questi appariva frequentemente e, a quanto riferiva, non faceva altro che fissarlo, accennando a volte un saluto o pronunciando una serie di parole sconnesse. A parte questo, Matteo non riusciva a ricordare il suo aspetto.

Non esitò a farlo sapere al suo terapeuta che gli propose di provare a stabilire un contatto con questa entità, raccomandandogli di riferirgli tutto ciò che sarebbe accaduto. Ero sicuro che l’avrebbe fatto. Infatti, al suo successivo appuntamento, mostrò al dottore gli appunti del suo blocco note, sul quale era solito appuntare quello che sognava. Raccontò che dopo aver approcciato l’entità, questa continuò a fissarlo per un breve periodo, per poi emettere un suono simile al rumore bianco di una radio, dal quale riuscì a carpire una serie di parole: “matita”, “Sordello”, “nota”, poi si ritrovò improvvisamente nell’aula della sua classe.

Né Matteo, né il terapeuta riuscirono a farsi un’idea del significato. Ma due giorni dopo quel sogno, nell’ora di classe, Gianni fece accidentalmente cadere la matita accanto a Matteo ed il suono catturò l’attenzione del professore, che gli fece una domanda a bruciapelo sul sesto canto del Purgatorio della Divina Commedia, su cui era impreparato, beccandosi così una nota.

Matteo non sembrava affatto scosso, anzi tutt’altro. Alla prima occasione tirò fuori il blocco note e riguardò gli appunti. Un’ idea cominciò a balenare nella sua testa, e non perse tempo a comunicarla al suo terapeuta via Whatsapp. Questi, stupito ma ancora scettico, propose a Matteo di aspettare e provare a comunicare con l’entità quando possibile, così da verificare se nei giorni futuri sarebbero accadute evenienze simili.


Per un intero mese, Matteo trascorse ogni notte cercando l'entità. Non sempre ci riusciva nonostante il pieno controllo sui sogni. Quando succedeva, a volte l'entità si limitava a fissarlo, altre volte replicava il pattern sonoro del primo contatto, pronunciando parole sconnesse. Matteo si segnava tutto appena sveglio.

Incredibilmente, ogni contatto con l'entità veniva seguita da accadimenti che avevano elementi di contatto con le parole pronunciate nel sogno, con una tale precisione e concordanza che perfino il terapeuta, con tutto il suo scetticismo, arrivò ad ammettere che non potevano tutte essere coincidenze fortuite.

Entrambi giunsero alla conclusione che l’entità non fosse un mero costrutto mentale di Matteo e che fosse dotata di potere di preveggenza.

Inutile dire che la cosa eccitò Matteo. Con il tempo strinse un legame con quella creatura, sfruttando le vaghe informazioni che gli dava a suo vantaggio, evitando ove possibile le insidie del caso. Il pattern era sempre lo stesso, ma non era facile interpretare ciò che veniva comunicato, almeno finché l'accadimento successivo non ne rivelava a posteriori il contenuto premonitorio. Per questo Matteo chiedeva aiuto ogni tanto al suo amico o a sua madre, che per lo più non si dimostrarono interpreti capaci. L’unico in grado di dare un senso alle informazioni era il suo terapeuta, non solo per le sue competenze in materia di sogni, ma anche, a detta sua, per l’esperienza accumulata partecipando a quiz televisivi, con le cui vincite si era comprato lo studio.


Il tempo passava, gli “oracoli” presero a farsi gradualmente più dettagliati. A quanto Matteo riferiva, se all’inizio le sue conversazioni con l'entità si potevano descrivere come comunicazioni a distanza con un pessimo segnale, ora era come se il segnale stesse migliorando. Le immagini erano sempre più nitide. Matteo raccontava di come a un certo punto l'entità abbia iniziato a gesticolare, seppur occasionalmente, e una notte, approcciandosi a lui, gli strinse anche la mano. Quella stessa notte, stando a quello che si legge sui suoi appunti, l’essere gli mostrò una serie di immagini del salone di casa. In una di esse la madre di Matteo, mentre faceva le pulizie, urtava col manico della scopa un vaso posto sul largo muretto del terrazzo facendolo cadere. Mandando lo slideshow in rewind, l’entità mostrò il vaso posto sull’orlo del bancone, ma era quanto bastava per evitare che la donna lo facesse cadere. Le immagini cominciarono a ripetersi, al punto da imprimersi nella testa di Matteo una volta sveglio. Prima ancora di segnarselo sul blocco note, spostò il vaso nell’esatta posizione dell’immagine del sogno. Poi si accorse che era ancora notte e si rimise a letto. Una volta addormentato si ritrovò nello stesso identico sogno, con l’entità nel posto in cui l’aveva lasciata che gli mostrò il segno del “pollice in su”, come a dire “ottimo lavoro” e poi gli porse di nuovo la mano per stringergliela. La cosa deve averlo impressionato non poco, e lo si evinceva da come lo andava a raccontare. Infatti per la prima volta, l'entità gli aveva parlato, non con le solite parole profetiche in stile Pizia sentita da una radio con pessimo segnale, ma intrattenendo una vera e propria conversazione.

Da quel momento le profezie diventarono sempre più precise e il rumore bianco si fece sempre più lieve. Matteo avrebbe continuato a raccontare tutto al terapeuta, ma c’è una cosa che, forse per pudore, cercò di tenere per sé: in uno dei sogni, in cui fantasticava di stare in intimità con Carlotta, una compagna di classe per la quale aveva una cotta da parecchio tempo, l’entità apparve come di consueto, fissando Matteo con le braccia conserte e scuotendo il capo. Nel sogno, in preda all’imbarazzo, Matteo fece subito sparire tutto per rimanere solo con l'entità, che gli fece una domanda: “ti sta bene che questo resti solo un sogno?”.  La cosa sbalordì Matteo: mai prima d’allora aveva posto una domanda o anche solo una frase che implicasse una risposta da parte sua, tanto meno qualcosa di così esplicito. Senza dare il tempo a Matteo di rispondere, l’entità proseguì dicendo: “due mesi. Segui le mie profezie per due mesi e i tuoi sogni diventeranno la tua realtà”.

La sollecitazione era insolita e indusse Matteo ad avere un'esitazione. Allora chiese all'entità che cosa ci avrebbe guadagnato in cambio. Fu subito colto da un forte mal di testa con l’essere che eluse la risposta e gli sussurrò: “per oggi è abbastanza”. Matteo si svegliò di soprassalto ancora con l’emicrania. Per cautela si ripromise di non fare niente fino al successivo incontro con l’entità.

La notte dopo, Matteo provò di nuovo a porre la stessa domanda, questa volta con atteggiamento più fermo. Quello che ottenne fu la promessa che avrebbe ricevuto una risposta esattamente da lì a 5 mesi, 2 settimane e 3 giorni. Poi l'entità insistette nel chiedergli se accettasse o meno l’offerta della notte prima.

Nonostante i sospetti, Matteo alla fine accettò, anche perché, a detta sua, c’erano più rischi e meno vantaggi a rifiutare che ad accettare.


Da quella notte, Matteo cominciò a ricevere dall'entità un’istruzione dopo l’altra. Dopo il primo mese, riuscì finalmente a mettersi con Carlotta. Fu come l’happy ending di un Dating SIM in cui il giocatore segue passo dopo passo le istruzioni per ottenere la route desiderata.

Durante il secondo mese continuò a gestire ogni sua scelta come seguendo le istruzioni di una guida, a scuola, con Carlotta, con Gianni e gli altri compagni e persino nella routine delle incombenze del suo ambiente domestico.

Intanto il rapporto tra Matteo e l’entità si consolidò in una consuetudine di vere e proprie conversazioni che il terapeuta definì come il “livello successivo”. Ma quest’ultimo cominciò anche a sospettare che l'entità nascondesse qualcosa a Matteo.

Ma fu all'inizio del terzo mese che il terapeuta mise per la prima volta la pulce nell’orecchio di Matteo, rappresentandogli i suoi sospetti sulla natura non benevola dell’essere.


Il pensiero preminente di Matteo allora era che mancavano poco più di due mesi alla data promessa in cui l'entità gli avrebbe dato spiegazioni. Dopotutto, l’entità era in grado di prevedere il futuro, tutte le istruzioni impartite potevano essere semplici mosse per una partita a lungo termine.  Matteo in ogni caso avrebbe comunicato tutto al suo terapeuta non appena avesse ottenuto la risposta, ma accadde qualcosa che gli scombinò il proposito. Tre giorni dopo l’incontro, lo sfortunato psicologo morì, colpito alla testa da un vaso caduto da un balcone a causa di una lieve scossa di terremoto. Uno sfortunato incidente dettato da una serie di coincidenze, se non che il vaso in questione era proprio quello che Matteo aveva spostato sotto le precise istruzioni dell’entità.

Matteo, una volta venuto a saperlo, si rese conto di esserne stato responsabile. I sensi di colpa cominciarono ad assalirlo. Il terapeuta era morto, seppur indirettamente, per mano sua. Da quell’evento, l’entità evitò di apparire per giorni.

Matteo affrontò il lutto con l’aiuto della sua famiglia, che cercava di fargli capire che gli erano vicino, di Carlotta, che lo portava in giro per farlo distrarre, ma soprattutto di Gianni, che fece di tutto per consolarlo.

Che ragazzo fortunato! È una cosa buona avere persone che, ciascuna a modo proprio, si preoccupano per te.

La disperazione e i sensi di colpa di Matteo erano diventati rabbia e sospetto nel momento in cui sua madre parlò dello sfortunato evento come “troppo bizzarro e preciso per essere una serie di coincidenze, quasi come se fosse premeditato”, un tipico discorso di chi cerca di razionalizzare un evento sfortunato. Tuttavia, tra queste parole e i sospetti del defunto terapeuta, Matteo cominciò ad unire i punti, realizzando che anche se fu lui a mettere il vaso in quel punto, lo aveva fatto sotto gli ordini di quell’essere, che poteva prevedere il futuro e quindi anche un tale evento.


Una notte, l’entità ha fatto la sua ricomparsa in sogno.

Non sorprende a questo punto il fatto che Matteo appena lo vide, si mosse con passo svelto verso di lui per affrontarlo e pretendere spiegazioni. Quando l’essere gli porse la mano per la solita stretta, Matteo lo ricambiò schiaffeggiandola aggressivamente, chiedendogli in tono di voce così alto da sembrare quasi un urlo se sapesse che sarebbe successo e, se sì, perché non gli avesse dato modo di impedirlo. L’entità non gli rispose. Gli porse invece la locandina di un locale che due settimane dopo avrebbe ospitato un evento speciale. Gli suggerì poi di comprare due biglietti entro venerdì.

Questo è tutto ciò che scrisse del contatto di quella notte, cosa che mi fa pensare che alla fine non ebbe la risposta che cercava, per quanto probabilmente ci avesse provato. Tuttavia questa volta, Matteo decise di ignorare l’istruzione, trascurando anche le sollecitazioni successive dell’entità che ogni notte si presentava per intimargli di comprare i due biglietti. Questo fino alla notte precedente il giorno in cui avrebbe dovuto comprare i biglietti.

Quella notte e per le notti successive l’entità non apparve e Matteo interpretò tale assenza come una resa. Pensò che, qualunque fossero i piani dell'entità, li avesse frustrati con il suo semplice rifiuto. Per una settimana si chiese se l’essere avesse deciso di lasciare il suo mondo onirico e se stesse in quel momento ripetendo le stesse azioni nei sogni di qualcun altro, ma si sarebbe presto reso conto della insensatezza della sua scelta.

Otto giorni dopo, il sabato sera in cui si tenne l’evento in quel locale, ci fu un forte temporale con tanto di allerta meteo. Il giorno dopo Matteo, svegliatosi, si portò in cucina per fare colazione, trovando sua madre con il telefono di casa in mano e pallida in viso. Lei fissò Matteo con gli occhi spalancati e le labbra tremanti e gli diede una notizia che gli gelò il sangue: “Matteo, Gianni è morto”.


Ricordo il funerale. Ero lì quel giorno. Fu quello il momento in cui Matteo era venuto a sapere cosa successe: quel sabato Gianni era uscito con altri compagni di classe, quando furono sorpresi da una bomba d’acqua. Decisero di finire lì la serata e ciascuno tornò a casa per conto proprio. Ma, sulla strada del ritorno, un albero cadde prendendo Gianni in pieno. Morì sul colpo.

Matteo fu colto dalla consapevolezza che se avesse comprato i biglietti e fosse andato con Gianni all’evento lui non avrebbe dovuto passare per quella via. Colto da rimorso, rimase in assoluto silenzio per tutto il tempo durante il funerale.


Matteo passò tutto il pomeriggio a piangere in camera sua tra le braccia di Carlotta, che lo accompagnò a casa dopo il funerale.

Quella notte l’entità si presentò, ma inaspettatamente, anziché porgere la mano per la solita stretta, abbracciò Matteo, porgendogli le sue condoglianze.

Fino a quel momento la voce dell'entità aveva il suono di una radiolina con interferenze. Quella volta invece, stando agli appunti del blocco note, “...ha parlato in modo chiaro e cristallino, e l'ho udita finalmente come in una conversazione normale, di persona”.

L'entità dichiarò di sentirsi in colpa per le due morti, ammettendo che fosse colpa sua. Nel caso del terapista, disse che era accaduto un evento imprevisto, per una variabile a cui non aveva prestato attenzione. Per il caso di Gianni, riconobbe di avere scelto il tempo ed il modo sbagliato per dare a Matteo le indicazioni utili a salvare l’amico. Per questo motivo affermò di volersi fare perdonare e di avere trovato il modo per farlo.

Matteo lo interruppe bruscamente, dicendo di non voler più usufruire dei suoi servigi, dopo che due persone a lui care erano morte in quel modo. Si fece però convincere a ricevere un'ultima profezia, con la promessa che questa avrebbe aiutato a risolvere tutto: entro una settimana anche Carlotta sarebbe morta, e l’unico modo di salvarla era di creare una perfetta copia della maschera dell’entità ed indossarla.


Da quel momento, le cose si fecero veramente strane.

Matteo, una volta sveglio, si accorse di avere in mano una penna rotta ed il blocco note sporco d’inchiostro. Una delle macchie però aveva una forma ben chiara, quella della maschera dell'entità con tanto delle particolari decorazioni che, fino a quel momento, non era riuscito a tenere impresse nel suo ricordo. Confuso sul come fosse successo, ma consapevole del fatto che fosse in gioco la vita della sua ragazza, non perse tempo a procurarsi i materiali per l’intaglio del legno e mettersi a lavoro come un ossesso, passando anche le ultime notti in bianco. Ci mise sei giorni per completare la maschera.

Non senza palpitazioni, la mattina del settimo giorno, la deadline, la indossò. Tale gesto portò a compimento un piano che l'entità aveva preparato da tempo nei minimi dettagli.

Dopo essersi guardato allo specchio, cercò di toglierla, accorgendosi poi, con orrore, che la maschera non si staccava dalla sua faccia, quasi come se ne fosse diventata una parte.

Il suo primo pensiero, dopo un momento di panico, fu quello di chiedere aiuto a sua madre per rimuoverla. Tuttavia, sua madre non vedeva alcuna maschera sul suo viso, come se questa fosse invisibile.

Con la scusa di uscire per prendere un po’ d’aria, Matteo cominciò a vagare per le strade in preda alla disperazione. Si aspettava una qualche reazione da parte della gente visto l’aspetto stravagante della maschera, ma niente. Nessuna reazione. La maschera era invisibile agli occhi delle altre persone.

Ad un certo punto Matteo si ricordò del motivo per cui l'aveva realizzata ed indossata. Si fiondò a casa di Carlotta e quando l’ebbe incontrata, si sentì sollevato dal pensiero di essere arrivato ancora in tempo. Neanche lei era in grado di vedere la maschera. L’abbracciò forte, in lacrime, dicendole di non volere assolutamente perderla.

Gli venne l'intenzione di raccontarle tutta la storia dei sogni, ma era una storia talmente arzigogolata e bizzarra che si scoraggiò, pensando che lei non ci avrebbe seriamente creduto, e come lei penso nessun altro. I due ragazzi si guardarono negli occhi con l’intenzione di baciarsi nonostante la maschera, ma appena avvicinarono le labbra, successe qualcosa di imprevedibile. Sembrò come se la maschera fosse stata per Carlotta quello che l’ago fu per la Bella Addormentata: dopo averla vista per un unico millisecondo, manifestandosi a mo’ di flash, cadde improvvisamente a terra priva di sensi. Matteo, insieme a qualche aiuto, portò la ragazza subito in ospedale. In quel momento, la paura di Matteo si trasformò ancora una volta in rabbia. Si convinse di essere stato nuovamente preso in giro dall’entità e si sentì uno stupido per avergli dato retta: l'entità non aveva alcuna intenzione di salvare Carlotta.


Quella sera, determinato ad affrontare l’entità una volta per tutte, si mise a letto, ma non riuscì a chiudere occhio. La maschera lo teneva sveglio. Per tre giorni e tre notti, Matteo non fu in grado di addormentarsi, sempre più stanco, sempre meno lucido e sempre più in preda alle allucinazioni. Non riusciva più a pensare chiaramente, non riusciva più a formulare idee, era praticamente un morto vivente. Alla fine Matteo collassò, sempre senza chiudere occhio.

Anche lui fu portato d’urgenza all’ospedale. Nonostante lo stato di sofferenza in cui stava vivendo, era parecchio felice quando sua madre venne a fargli visita per informarlo del fatto che Carlotta si era svegliata, ma che siccome non aveva memoria degli ultimi due giorni prima che collassasse, avrebbe dovuto passare un’altra settimana prima che la dimettessero. Poche ore dopo, Matteo chiuse gli occhi, per l’ultima volta.

Era finalmente il momento di concedere a Matteo il sonno che tanto desiderava, esattamente dopo 5 mesi, 2 settimane e 3 giorni da quando gli avevo promesso di raccontargli tutto.


Quando Matteo mi vide in sogno, si lanciò contro di me a tutta velocità, cercando di tirarmi un pugno che evitai molto facilmente. Lo invitai a calmarsi, cosa che lo irritò ancora di più e mi urlò: “avevi detto che così l’avrei salvata!”. Io di rimando gli dissi: “e così ho fatto: se tu non fossi andato a casa sua, lei sarebbe collassata sul letto di casa sua ed i suoi genitori se ne sarebbero accorti solo quando sarebbe stato troppo tardi. Invece l'hanno portata subito al reparto di neurologia”.

Matteo stette in silenzio ad ascoltarmi come ai bei vecchi tempi, prima che quel terapista gli insinuasse dei sospetti sulle mie intenzioni. Poi gli parlai di nuovo: “a proposito… ti ricordi della mia promessa? Del fatto che ti avrei rivelato tutto dopo 5 mesi, 2 settimane e 3 giorni?”. Lui annuì. “Indovina un po’? È oggi!”, esclamai con le braccia spalancate, dichiarandomi pronto a rispondere a ogni sua domanda. Sapendo già però tutto quello che mi avrebbe chiesto, decisi di fare un ultimo sfoggio della mia chiaroveggenza rispondendo in anticipo: “era tutto previsto. Ogni singolo evento che è accaduto nel momento in cui sono apparso la prima volta nei tuoi sogni era stato previsto da me nei minimi dettagli. È stato, per usare termini a te comprensibili, come giocare ad un gioco con in mano una guida strategica. E tu eri il personaggio che controllavo”.

- “…Avevi previsto tutto? Pure tutte le variabili? I futuri alternativi… erano tutte tue previsioni?”

- “Tutto quello che è successo, succede e potrà succedere, ed ovviamente come potrà succedere, mi è già noto, mi è sempre stato noto. Ad esempio, la prossima cosa che dirai sarà ‘qual è allora il tuo proposito?’”

- “Qual è allora il tuo proposito…!?”

- “Oh, ma ancora non ti è chiaro? Come c’era d’aspettarsi dopotutto. Certe conoscenze sono ben al di fuori dalla portata degli umani, anche nel lontano futuro. Te lo spiego in modo semplice: il mio obiettivo era prendere controllo del tuo corpo, e per farlo era necessario che tu indossassi una copia di questa maschera di tua volontà. Come tu sei attaccato alla tua forma corporea, io sono ancorato alla tua dimensione onirica, ma nel momento in cui hai indossato la maschera, io mi sono ancorato al tuo corpo e tu a questa dimensione. A quel punto è bastato logorare il tuo ora fragile attaccamento al corpo privandoti del sonno. Et voilà! Ora ci siamo scambiati di ruolo”

- “…Quindi ora hai controllo del mio corpo? Quindi ora sono intrappolato qui?”

- “Sì, ma non dirlo come se fosse una cosa brutta: per me essere qui è orribile, ma questo è il TUO sogno, qua tutto quello che desideri diventa realtà. Qua io sono una mera foglia trascinata dalla corrente, ma tu qui sei praticamente un dio! Ricordi quello che ti avevo detto? Che i tuoi sogni diventeranno la tua realtà? Intendevo proprio questo”

- “…e Carlotta?”

- “Lei starà bene. Dopotutto, una promessa è una promessa”.

Quando gli dissi quest'ultima cosa, il suo volto mi sembrò finalmente rilassarsi. Tutto intorno si eressero palazzi e strade, una perfetta riproduzione della sua città. A giudicare dalla faccia, aveva accettato di buon grado il suo destino. Non che potesse fare qualcosa per cambiare la sua situazione. Tutto quello che mi era rimasto da fare era svegliarmi, ricaricare il mio nuovo corpo compromesso dagli effetti dell’insonnia e godermi la mia nuova vita. Certamente per un po', all'inizio, dovetti praticamente recitare, ma fu una cosa meramente temporanea.

Alla fine porsi un’ultima volta la mano a Matteo, che me la strinse con un sorriso, come se si fosse tolto un peso di dosso. Ma prima che me ne andassi per svegliarmi mi fece sorprendentemente un’ultima domanda: “Ehi senti, finora ti ho chiamato entità, ma alla fine qual è il tuo nome?”

“Il mio nome? Ovviamente è Matteo”.

Dark Dream





Narrazioni[]

Sogni_Traslucidi_-_CreepyPasta_ITA

Sogni Traslucidi - CreepyPasta ITA

Narrazione di La Voce Dell'Alchimista

Advertisement