Creepypasta Italia Wiki
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Tra i tanti luoghi comuni idioti sui gemelli, ce n'è uno veritiero: alcuni gemelli possono parlare tra di loro telepaticamente. Non so se possono farlo tutti i gemelli, io e mio fratello Stephen sappiamo farlo, ma lo teniamo nascosto a tutti.

Io e Stephen siamo nati il sei Giugno, io alle 05.56 di mattina, Stephen quattro minuti dopo. Abbiamo 15 anni e frequentiamo il secondo anno alla Victoria High School.

Stephen è un genio in quasi tutte le materie, io sono stato rimandato in matematica. Siamo fisicamente uguali, ma siamo anche molto diversi.

Avevo il test di matematica, quel giorno, e dovevo assolutamente passarlo. Lo so cosa state pensando: "Scambiati con tuo fratello", ecco, questo è un luogo comune idiota. Se due fratelli gemelli si scambiassero non sarebbe così difficile notare la differenza. Abbiamo un modo di parlare, di muoverci, di gesticolare molto diversi, un occhio attento noterebbe subito un eventuale scambio, il mio professore di matematica se ne sarebbe accorto subito.

Eravamo seduti sul tavolo a fare colazione, nostro padre e nostra madre erano seduti con noi, quindi usai la telepatia per fare una richiesta a Stephen.

"Mi devi aiutare." Gli chiesi con la mente mentre il mio sguardo era rivolto al piatto di uova e bacon.

Stephen diede un'occhiata a mamma e papà, poi abbassò lo sguardo.

"Cosa vuoi?" La voce di Stephen si intrufolò nei miei pensieri, erano passati quindici anni ma non mi ero ancora abituato alla telepatia.

"Mi devi aiutare con il test di matematica, ti leggerò le domande con la mente e tu mi darai la risposta."

"Scherzi? Non posso farlo! Come farò a seguire la mia lezione?"

"A quell'ora devi seguire francese, la conosci bene la lingua, no? Non devi seguire la lezione."

"Ma che dici? Non posso."

"Ti prego, Stephen. Devo passare quel test, assolutamente!"

Non so come feci, ma riuscii a convincere Stephen.

Giunse l'ora del test, il professore Lam mi mise davanti il foglio con le domande.

Erano difficilissime.

Mi concentrai.

"Stephen, ci sei?" Gli chiesi telepaticamente.

"Sì." Sentii nella mia testa.

"Ok. Domanda numero uno: quale è la condizione necessaria affinché una retta nel piano cartesiano si possa rappresentare con un'equazione del tipo ax+by=0?"

Stephen non rispose.

"Hai sentito? Devo ripetere?" Gli chiesi.

"No." Fu la risposta.

"Non hai sentito? Oppure non devo ripetere?" Gli chiesi agitato.

Nessuna risposta.

Cominciai a preoccuparmi.

"Stephen, tutto bene?" Gli chiesi ancora telepaticamente.

Ad un tratto, tra i miei pensieri, udii una risposta.

"Deve passare dall'origine."

La risposta C, finalmente. La voce di Stephen era leggermente diversa dal solito. Non so come spiegarlo, ma era più fredda, molto più cupa. In quel momento non ci feci caso, sbarrai la casella 'C' e passai alla domanda successiva.

"Perfetto Stephen, domanda due: quale delle seguenti equazioni rappresenta una coppia di rette incidenti? Ok, Stephen, ora ti dico le varie opzioni. Sei pronto?"

Nessuna risposta. Il tempo stava scorrendo e mancavano altre tredici domande. Cominciai ad agitarmi sul serio.

"Stephen ci sei?" Domandai, ancora una volta.

"Donovan." Disse all'improvviso.

Pronunciò solo il mio nome e nient'altro, sempre con una voce cupa. Non mi aveva mai chiamato così, di solito mi chiamava Don o Donny, non usava mai il mio nome per intero. Rimase in silenzio. Pensavo si fosse arrabbiato.

"Stephen, che ti prende? Mi hai detto che mi avresti aiutato."

Nella mia mente udii solo i miei pensieri, quelli di Stephen sembravano svaniti nel nulla.

Finché, ad un tratto, sentii quella voce.

"... entrez, entrez, petits enfants..." Mi ricordava la voce di Stephen, ma non era la sua, era molto più profonda, mi terrorizzò.

"Cosa stai dicendo? Stephen, che ti prende?"

"Ils n’étaient pas sitôt entrés..." Fu la risposta. Solo in quel momento mi resi conto che la voce parlava in francese. Cominciai a tremare, a sudare, sentivo una strana fitta al cuore.

-Tutto bene?- Il professore Lem mi osservava con aria preoccupata.

Annuii con la testa.

"Stephen, come riesci a far cambiare la voce dei tuoi pensieri?" Gli chiesi, sperando in uno scherzo.

"...que le boucher les a tués!" Fu la risposta.

Pur conoscendo il francese non riuscivo, in quel momento, a capire bene cosa dicesse, capii qualche parola, come "macellaio" e "uccidere". Ad un tratto mi ricordai che Stephen stava seguendo la lezione di francese e mi tranquillizzai.

Probabilmente non riusciva ad usare contemporaneamente i suoi poteri telepatici e a seguire la lezione, avrà fatto confusione e questo avrà influito anche sulla voce, che mi è parsa diversa.

Tirai un sospiro di sollievo. Avrei fallito il test, ma almeno non era successo nulla di preoccupante.


Finite le lezioni, aspettai che Stephen uscisse da scuola. Quando mi raggiunse mi diede una pacca sulla spalla.

-Non ci posso credere!- Mi disse. -Mi hai chiesto aiuto per una sola domanda, per il resto sei riuscito a fare tutto da solo!

A quanto pare, Stephen non aveva nemmeno sentito la seconda domanda che gli avevo inviato telepaticamente. Decisi, però, di non dirglielo.

-Esatto, le altre domande erano molto più semplici.- Gli mentii.


Era una domenica mattina, guardavo il TG con mia madre. Ad un tratto il giornalista disse che avevano trovato il corpo dei due ragazzini scomparsi qualche giorno prima, un pazzo li aveva accoltellati, decapitati e poi aveva gettato i pezzi nelle acque vicino il Victoria Harbour. Mia madre scoppiò in lacrime, disperata, si mise la mano nei capelli, era visibilmente sconvolta, anche io lo ero, ma i miei pensieri no. Lo so, è difficile da credere. Ma nella mia testa sentii una risata. Qualcuno stava ridendo nella mia testa, una risata grassa, malvagia. Mi alzai di corsa dal divano.

"Stephen, dove sei?" Gli chiesi telepaticamente.

Sentii la voce di Stephen. Ancora oggi, se ripenso a quelle parole, un brivido mi percorre la schiena.

"Donovan." Disse. "Li ho uccisi io. Sono un assassino."

Mia madre mi abbracciò, era terribilmente scossa.

"Andrà tutto bene, oddio, tutto bene." Mi disse.

Mi divincolai dalla presa e tornai a comunicare con mio fratello.

"Stai scherzando Stephen?" Gli chiesi. "Dove sei?"

"Entrez, entrez, petits enfants." Disse, nella mia testa, una voce, non era quella di Stephen, non poteva essere la sua.

"Cosa significa? Che ti prende?" Gli chiesi.

"...Ils n’étaient pas sitôt entrés, que le boucher les a tués..."

Solo in quel momento capii cosa mi stava dicendo Stephen, era la filastrocca, la famosa filastrocca di San Nicola, quella dove c'è un macellaio che uccide dei bambini! Infatti i ragazzini sono stati uccisi con un coltello da macellaio. Durante l'ora di francese, qualcosa si è impossessato di Stephen e lui li ha uccisi. Dovete credermi.


Il dottor Roy e la dottoressa Brown si lanciarono un'occhiata fugace.

-Come fa a sapere che sono stati uccisi con un coltello da macellaio? Non è stata riportata come notizia.

Il ragazzo cominciò ad agitarsi.

-Stephen, me l'ha detto, telepaticamente... no? Mi pare ovvio? No?- disse, mentre si grattava istericamente la testa.

La dottoressa scrisse qualcosa sul suo taccuino. -Grazie, Martin,- disse al ragazzo, -Vai a riposarti ora.

Un uomo in divisa prese il ragazzo da un braccio e lo trascinò via.

-Non sono Martin, sono Donovan!!- Disse il ragazzo mentre veniva trasportato via.

Rimasti soli, il dottor Roy si rivolse alla collega. -Che ne pensa?

-...Un caso interessante.- Rispose la Brown. - Martin Tremblay ha ucciso Donovan e Stephen Tremblay, i suoi due fratelli minori e poi si è impossessato dell'identità di uno dei due inventandosi la storia della telepatia.

-I genitori non si sono accorti di nulla?

-Forse erano turbati per la scomparsa dei figli, avranno notato degli squilibri in Martin, ma forse hanno pensato fossero una sua risposta alla mancanza dei fratelli.

-Ma perché? Non ha precedenti, un ragazzo all'apparenza normale, perché ha ucciso i fratelli?

La dottoressa chiuse il taccuino. -Gelosia. Si sa, i fratelli gemelli hanno maggiore affinità, forse Martin si sentiva escluso.

Il dottor Roy annuì.


Martin era rannicchiato a terra, con gli occhi chiusi, in quella stanza completamente bianca.

"Ehi Martin..." Sentì ad un tratto la voce di Donovan. "Ci leggi di nuovo quella filastrocca?"

"Sì!" Sentì la voce di Stephen. "Come si chiama? Ah sì, La leggenda di San Nicola."

Martin aprì gli occhi. -Dove siete?- Chiese con voce tremante.

Volevi il nostro potere, no? Chiese Donovan.

Ora sentirai le nostri voci nella tua testa. Disse Stephen. Le sentirai per sempre'.'


Scritta da Pasta Alla Creepy


~ Tratto dal Creepypasta Forum

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