Creepypasta Italia Wiki
Creepypasta Italia Wiki

“Middleroad è una piccola cittadina inglese di 1000 abitanti, situata a pochi chilometri dalla costa. Avendo un numero di residenti così basso, è difficile che un abitante non riesca a conoscere quasi tutti coloro che vivono lì. Inoltre, essa è totalmente isolata dal resto dalla civiltà. La gente, comunque, viveva in pace e non soffriva molto questa distanza. Proprio per questo motivo, avendo pochi collegamenti con le zone più urbanizzate, le feste in paese erano frequenti. Tanto, nessuno poteva sentirli.”



Mi chiamo Amy Rarwen, e sono in pericolo. Sono l’ultima rimasta. Per favore, vi scongiuro, ascoltate la mia storia. Avete più possibilità di salvezza di me, e non voglio che voi facciate la stessa fine che farò io.

Quell’anno avevo 18 anni e abitavo con i miei genitori in uno dei tanti vicoli di Middleroad, città caratterizzata dall’alternarsi di vie molto strette piene di condomini e grandi viali che portavano al centro della città, ai quali lati si trovavano abitazioni più raffinate, probabilmente proprietà di ricchi signori stanchi del continuo trambusto a cui erano sottoposti nelle città più affollate.

Sapevo di abitare in una cittadina in cui guai o fatti strani non potevano capitare, ma dovetti ricredermi quello stesso giorno, quando sentii una notizia che mi fece impallidire.

“ Giovane donna deceduta nell’ospedale di Middleroad. Le sue funzioni vitali peggioravano ogni giorno che passava. Ogni tentativo dei medici è fallito, seppur la donna fosse stata ricoverata circa un mese prima del decesso. Gli esperti sottolineano il fatto che la donna aveva costantemente un’espressione terrorizzata e, soprattutto, quando provava a comunicare, emetteva solo suoni simili a rantolii. Verrà effettuata l’autopsia sul cadavere per scoprire le cause di tali fenomeni. Seguiranno aggiornamenti.”

Una cosa del genere, nel nostro piccolo paesino, era destinata a fare parecchio scalpore e a essere discussa per parecchi giorni. I miei genitori erano sconvolti, e decisero di radunarsi insieme ad altri abitanti nella piazzetta principale della città. Seppur incuriosita e allo stesso tempo inquietata, decisi di non pensarci. Pochi giorni e ci saremmo trasferiti a New York, dove viveva nostro zio, in modo da rifarci una vita in una delle città più affollate al mondo.

Fu il giorno prima della partenza che lo incontrai. Quella…quella…quella cosa.

Ricordo che stavo attraversando le viuzze della cittadina. Forse per la somiglianza dei palazzi, forse per la confusione mentale della ragazza, sembrava che ogni vicolo percorso uguale a tutti gli altri, come se stessi percorrendo lo stesso all’infinito. Dopo aver imboccato molte stradine, persi il senso dell’orientamento e, pur conoscendo il paesino, non riuscii a capire dove mi trovavo, e nel frattempo si erano fatte le 8. Presi alcuni vicoli a caso, in modo da trovare un qualche punto di riferimento che potesse suggerirmi la strada di casa. Riuscì a trovare la vecchia fabbrica del paese, chiusa anni prima a causa del poco ricavato dalle vendite. Mi si illuminarono gli occhi…il complesso abbandonato distava a pochi metri da casa mia. Ce l’avevo fatta! Stavo per incamminarmi, quando sentì un urlo provenire dalla fabbrica.

Mi girai verso l’edificio, con un’espressione di stupore impressa sul volto. All’improvviso, vicino al cancello della fabbrica, comparve una figura umanoide, che non avevo notato prima. Paralizzata dal terrore, l’unica cosa che riuscii a fare fu fissarlo. La figura incominciò a muoversi verso di me, emettendo versi simili a uno stridio, che aumentavano con l’avvicinarsi di essa. Riuscii a distinguere la sua vera forma: aveva lunghe braccia che gli spuntavano dalla vita, che si ramificavano in tre tentacoli ognuno. Dal lungo collo della creatura spuntavano altri due tentacoli più grandi dei precedenti, che terminavano con due mani lunghe e ossute. La creatura camminava tramite tre grandi mani, che producevano un suono simile al tamburellare delle dita su una superficie solida. Inoltre, il colore della creatura era un rosso scuro terrificante. Ciò che però mi fece venire la pelle d’oca era il volto: la bocca, insieme agli occhi, era totalmente nera e vuota. Notai più tardi che mi stava sorridendo. Presa dal terrore, quando la creatura si avvicinò troppo e il rumore aumentò, corsi via senza nemmeno girarmi. L’ultima cosa che sentii prima di allontanarmi da quell’essere era un suono che mi avrebbe tormentato per il resto della mia vita: screechscreechscreechscreech

Arrivai finalmente davanti al portone di casa, e mi accorsi che la creatura non mi aveva seguita. Ero confusa: non sapevo cosa avevo appena visto, se tutto ciò era reale. Pensai che dirlo ai miei genitori non era una buona idea, poiché mi avrebbero sicuramente presa per pazza. Decisi di non parlarne e andare a dormire.

Quella fu la notte più lunga e orribile della mia vita. Feci un incubo terrificante: ero sul letto e stavo leggendo un libro, quando ad un certo punto sentii dei rumori provenire dalla cucina. Mi precipitai subito lì, e vidi i miei genitori stesi a terra, bianchi come un lenzuolo. Mentre osservavo la scena con orrore, un rumore familiare risuonò dietro di me: screechscreechscreechscreech. Mi girai e vidi il mostro intento a osservarmi, in silenzio. Dopo 10 secondi, che sembrarono quasi 10 ore, il mostro protese le sue lunghe mani magre e ossute e me le mise sul collo. Cercai di urlare, ma dalla mia gola uscì solo un lamento strozzato. Dietro di me, vidi i miei genitori alzare la testa in un modo innaturale, come se fossero dei giocattoli rotti. Iniziarono poi ad emettere lo stesso rumore del mostro:  screechscreechscreechscreech. Mi tappai le orecchie. Volevo urlare, ma non potevo. Dalla mia bocca uscirono solo dei rantolii, mentre i miei genitori e la creatura continuavano a tormentarmi con quel suono disturbante. Proprio quest’ultima, vedendo i miei tentativi inutili e patetici, con una voce profonda e simile a quella di un registratore rotto, mi disse:” Io sono il terrore. Io sono ciò che rovinerà la tua vita.”

Mi svegliai la mattina seguente. L’incubo era durato tutta la notte. Mi alzai immediatamente, e andai subito nella camera da letto dei miei genitori.

Grazie a Dio erano ancora lì, ma avevo paura. Non potete immaginare il terrore che provai non appena pensai di nuovo al sogno e all’incontro del giorno precedente con la strana creatura. Non so se la mia immaginazione abbia deciso di convertire la visione di un tale orrore in un segno per incoraggiarmi oppure in un avvertimento. Iniziai a piangere. La confusione mentale e il terrore erano troppo per me. I miei genitori, sentendomi, si alzarono dal letto e vennero in camera mia per consolarmi. Non ebbi il coraggio di dire ciò che avevo sognato. Dissi solo che avevo fatto un brutto sogno. I miei mi rassicurarono, dicendomi che, qualsiasi problema avessi avuto in quei giorni, si sarebbe subito risolto con il nostro trasloco definitivo a New York. Che magnifici genitori i miei…riuscivano a farmi smettere subito di pensare a tutte le cose più brutte.

A pranzo, però, fu annunciato un altro omicidio: Altra ragazza trovata morta, senza voce, a causa della degenerazione delle funzioni vitali. Il mio cuore accelerò improvvisamente il suo battito. Adesso avevo veramente paura. Quella creatura era reale… l’avevo vista, l’avevo sognata…e adesso le sue intenzioni erano chiare.

Dopo pranzo, i miei uscirono di casa per salutare i loro amici e i loro conoscenti. Decisi così di restare a casa ad aspettarli, ad aspettarli, ad aspettarli, ad aspettarli…

Mi ero addormentata. Erano le 9. I miei non erano ancora tornati. Urlai “MAMMA, PAPA’!” fuori dalla finestra, ma le strade erano deserte. Decisi di andare nella piazzetta centrale della città per cercarli, ma non trovai nessuno. Era un incubo? Stavo ancora sognando? Ormai avevo perso di vista ciò che era pura illusione e ciò che era reale. Con il terrore che ormai contaminava le mie emozioni, l’unico posto che mi venne in mente era quello che non avrei mai più voluto rivedere…la vecchia fabbrica.

Dopo circa 20 minuti di cammino nelle strade vuote della città, arrivai a destinazione. Il cancello era spalancato e la porta di accesso era arrugginita, così mi fu facile entrare. La fabbrica, all’interno, come mi aspettavo, era stata completamente messa a soqquadro: quasi tutto era stato portato via. Le lampadine erano tutte rotte, i nastri trasportatori erano stati staccati e trafugati, molte strutture adibite al sostegno della struttura erano crollate…schiacciando anche qualche sfortunato che si era recato lì. Trovando bloccate quasi tutte le vie d’accesso all’altra area della fabbrica, decisi di mettermi a gattoni e passare attraverso la catena di montaggio. Come pensavo, il tunnel era molto stretto e sapevo che, se fosse successo qualcosa lì dentro, difficilmente mi sarei potuta salvare. Il mio cuore batteva all’impazzata, il mio cervello non pensava ad altro se non a far muovere le mie braccia e le mie gambe.

Screechscreechscreechscreech…merda. Quel suono lo conoscevo molto bene. Sentii una mano lunga e ossuta afferrarmi la caviglia. Mi girai lentamente…il mostro era dietro di me, e mi guardava. Paralizzata, lo fissai anch’io. Presa dal terrore, persi la testa:“ Per favore, lasciami stare… DOVE SONO I MIEI GENITORI? RISPONDI, RISPONDI!” ed iniziai a piangere. Il mostro continuò a fissarmi intensamente…finchè scomparve mentre avevo gli occhi coperti dalle lacrime. La mia lucidità mentale era stata portata via da quell’essere, insieme alla mia famiglia…I MIEI GENITORI! Ripresi il controllo, e mi mossi velocemente verso l’uscita da quel tunnel infernale.

Caddi sul pavimento polveroso, stremata. Ero stanca, disperata e volevo rivedere la mia famiglia. Mi alzai a fatica: la mia mente era ormai preda di orrendi incubi che si sarebbero potuti trasformare in poco tempo in allucinazioni. Mi guardai attorno. Ero in un’area totalmente vuota: non c’era niente di rotto, poiché tutto era stato portato via. Quel posto mi dava una brutta sensazione…non c’erano posti dove nascondersi, né vie di fuga.

All’improvviso, sentii un rumore familiare: screechscreechscreechscreech. Mi voltai a sinistra. La creatura era in fondo ad un corridoio, in penombra, e guardava verso la mia direzione. Si stava avvicinando lentamente. Quando incominciò ad essere più vicina, notai che entrambe le mani tenevano ognuna un qualcosa. L’essere poi lasciò cadere a terra quelle cose, ed io mi avvicinai…

Mi inginocchiai, con il volto coperto dal terrore. Non riuscivo nemmeno a piangere. I miei genitori erano lì, pallidi in volto, con gli occhi spalancati, che guardavano verso l’alto con un’espressione terrorizzata. Poi il mostro iniziò a parlare: ”Amy, tu sei l’ultima. La tua vita è distrutta. Come ci si sente a essere soli come me? Oppure…a non avere più il dono della parola?” Mi afferrò con i suoi lunghi tentacoli, e pose le sue mani sul mio collo. Sentii le mie corde vocali affievolirsi…e poi non le sentii più. Provai a parlare, ma non ci riuscii. Volevo urlare, sfogarmi in qualche modo… ma non potevo. Il mostro poi cercò di infilarmi un tentacolo nel petto per raggiungere il mio cuore, ma io mi liberai e scappai verso il corridoio dal quale era venuto l’essere. Mi condusse all’uscita di sicurezza. Una volta fuori, mi girai e lo vidi in piedi davanti all’uscita, che mi fissava con il suo solito sguardo vuoto e privo di qualsiasi emozione.

Capii perché ero l’ultima. La città era vuota. Non c’era più nessuno. Era l’unica abitante rimasta. Quando giunsi alla piazzetta principale, un altro spettacolo terrificante si manifestò davanti ai miei occhi: tutti gli abitanti di Middleroad  erano stesi a terra…tutti senza il cuore. ERANO TUTTI MORTI! ERANO TUTTI MORTI!

Non riuscivo a piangere. Ormai avevo perso tutte le emozioni. Non provavo più nulla, come se fossi abituata a vedere quelle cose.

Decisi di andare a casa solo per prendere il diario che mi avevano regalato i miei genitori per il mio compleanno, e poi scappai da quell’inferno di morte.

Da quando lasciai Middleroad, quel rumore terrificante rimbomba nella mia testa. Sento che le mie forze stanno per esaurirsi. Sono due settimane che sono nascosta nella città di Nosie. Il mondo esterno mi fa paura.                             Devo lasciare questo diario alla posta in modo che lo consegni a mio zio, poi sarò finalmente libera. Buonanotte.




Lo zio Albert sbarrò gli occhi:”Amy, mio Dio, Amy…”. Si mise a singhiozzare, dopo aver letto il racconto della ragazza. Era tutto così assurdo…surreale. Non riusciva ad immaginare cose più terribili di quelle che aveva appena letto. Decise di portare subito quel diario alla polizia. Voleva avvisare la moglie Jane, che stava dormendo in quel momento. Aprì la porta…

La moglie giaceva morta sul letto. Aveva un’espressione pallida di terrore impressa sul volto. Inoltre, il suo cuore era stato rimosso. Albert sbarrò gli occhi e vomitò sul pavimento. Decise di chiudersi in bagno con un coltello, terrorizzato. All’improvviso, alle sue spalle, sentii un rumore simile al tamburellare delle dita. ” Lui esiste…E’ qui…”



SCREECHSCREECHSCREECHSCREECH










“Middleroad è una piccola cittadina inglese di 1000 abitanti, situata a pochi chilometri dalla costa. Avendo un numero di residenti così basso, è difficile che un abitante non riesca a conoscere quasi tutti coloro che vivono lì. Inoltre, essa è totalmente isolata dal resto dalla civiltà. La gente, comunque, viveva in pace e non soffriva molto questa distanza. Proprio per questo motivo, avendo pochi collegamenti con le zone più urbanizzate, le feste in paese erano frequenti. Tanto, nessuno poteva sentirli.

E nessuno potrà mai più sentirli adesso. E nessuno potrà mai più sentire te se non scappi ora…"

SCREECH
SCREECH
SCREECH…