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Mark

Me ne stavo seduto sulla plastica gelida delle mie sedie da cucina, acquistate a buon mercato. Trangugiai qualche uovo strapazzato, un po' di bacon, un quarto di burro e un caffè freddo che avrei volentieri evitato. Quel giorno avevo bisogno di forze, dovevo ricaricarmi. Le energie, sapete, si spendono facilmente oggigiorno. Ogni giorno è una corsa, affannosa, verso il nulla. Sappiamo di dover correre, di dover far presto, ma non sappiamo il perché. Non sappiamo men che meno dove stiamo andando. Io la penso così, e mi si perdonerà per questa digressione. L'esistenza è certa in quello che non è, e non in ciò che è. La vita non è morte, ma non si sa se sia felicità. Mentre spolvero le ultime scatole da portare via, mi fermo a pensare che sarei stato più felice se ad andarsene di casa fosse stata lei: mia moglie. Cara, non dimenticare che, se sono ancora qui, è solo per colpa tua.

Passai una mano tra i miei capelli sudici, e dedussi che era giunto il momento di sistemare gli ultimi pezzi prima di andar via. Libri, videocassette di quando eravamo felici, ogni cosa al suo posto. Ricordo ancora quando ci siamo conosciuti, io e Cara. La conobbi per la prima volta accanto alla Chiesa Battista di Fairvale. Aveva un cappello rosa, e i guanti candidi come la sua pelle. Ero impacciato all'epoca, non riuscivo neanche a stare nella stessa stanza con una donna, figuriamoci a parlarle. I suoi capelli dorati, nascosti impudicamente sotto quell'enorme copricapo da quattro soldi, non la smettevano di irretirmi. Mi avvicinai con lentezza, ero quasi letargico. Le chiesi se avrebbe partecipato alla messa, e lei mi sorrise, annuendo. Da quel giorno, non ci lasciammo più. "Cara ti amo. Cara sei tutta la mia vita" erano le frasi che ripetevo più spesso. Ora sembra non ascoltarmi più, è distante. Eppure io la amo ancora. Lei ha smesso di chiedere, di voler sapere. Parliamo a malapena, quando la guardo è assente, come se avesse dimenticato quanto ci siamo amati. Forse ha un altro, non posso saperlo. I primi tempi facevamo l'amore ogni giorno, mentre ultimamente sta capitando sempre più di rado. Oggi per esempio l'ho baciata, e abbiamo avuto un tet a tet in cucina, ma niente. Non mi ama più, lo sento. Cara ha smesso di amarmi. 

Afferro ancora una volta le scatole del trasloco, una ad una. Mi guardo intorno, mi sento svuotato. Non c'è più nulla per me, qui. Le porto nel retro del pick up, le ordino con indifferenza. La signora Sanders, la nostra vicina, viene verso di me. Forse per salutarmi. Ci scambiamo qualche parola, poi sento urlare. Scappa via, è terrorizzata. 

Mi volto, e vedo che una delle scatole sta perdendo sangue. È quella dove ho conservato la testa di Cara.  

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