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N00sphere

Buonasera Signor Teleschi, la sua ultima lettera mi ha convinto a scrivere questo resoconto. Spero vivamente sia come lei mi dice e che quanto scriverò potrà quindi aiutarla a guarirmi dal male che mi affligge.

L’origine del mio disturbo si colloca in una sera dell’agosto 2016. Ero a casa di un amico che viveva tra le campagne della Brianza, un tipetto molto intelligente, seppur attratto da ogni sorta di stranezza quali l’ufologia, la demonologia e in generale tutto ciò che riguarda l’occulto. Se la morte non l’avesse colto poco tempo fa potrebbe testimoniare quanto le sto dicendo, ma anche le singolari circostanze che circondano la sua dipartita, possono forse essere conferma degli oscuri eventi che le vado a raccontare.

Quella notte, stanchi e annoiati, decidemmo di combattere la noia assecondando proprio gli oscuri desideri metafisici del mio defunto amico Filippo, in particolare testando la sua ultima scoperta. Aveva infatti detto di aver trovato uno strano sito sul Deep Web, la parte più profonda e nascosta della Rete, sul quale era possibile provare dei toni bineurali, delle particolari frequenze, in grado di simulare l’effetto di alcune droghe. Tali toni erano infatti in grado di alterare, tramite il loro ascolto, la percezione della realtà, agendo sul normale funzionamento del cervello. Non faccio uso di droghe o perlomeno non mi sono mai spinto oltre dei rarissimi utilizzi di Marjuana, tuttavia, la prospettiva di sperimentare stati alterati di coscienza senza ingerire sostanze dannose per il mio corpo, non poteva che eccitarmi.

Entrammo tramite il motore di ricerca Torrent sul Deep Web e da lì accedemmo al sito in questione, del quale non le rivelo il nome; la pagina web era tutta nera, ad esclusione di una casella di immissione password, nella quale il mio amico inserì rapidamente il codice di accesso: una volta dentro, l’unica cosa possibile era inserire dei comandi in un’interfaccia simile a quella destinata alle chat online.

Qui Filippo scrisse "Please, let me see the other” e si aprì una grande schermata di file audio scritti in azzurro su sfondo nero.

Ero un po’ agitato, perché ciò che stavamo facendo pareva palesemente illegale, ma quella inquieta sensazione pareva la cosa più esaltante che potesse capitarmi quella sera, perciò l’idea di oppormi alle azioni del mio amico rimase un sottile pensiero nella mia testa.

Scorrevamo la lista delle cyber-droghe, tutte attentamente esaminate dagli occhi azzurri di Filippo, che scintillavano curiosi osservando i vari mp3. Cocaina, LSD, Marjuana, Crocodile, Metanfetamina, c’erano droghe di ogni tipo, alcune che nemmeno avevo mai sentito nominare, tutte bloccate, s’intende, tranne una.

“Questa è l’unica gratis vedi?”

“Come mai?”

“Ah non lo so.”

L’unica droga gratuita si chiamava The Key. Sarebbe bastato cliccare sull’mp3 ed esso si sarebbe automaticamente messo in loop ed il suo ascolto ci avrebbe portato a nuovi stati di coscienza. Filippo collegò il PC al sofisticato impianto audio del televisore in soggiorno -“Pronto?”- e fece partire l’audio. Si sentiva solamente un sottilissimo suono molto basso, tant’è che noi scoppiammo a ridere, aspettandoci invece un qualcosa di decisamente più psichedelico. Insoddisfatti del risultato ci alzammo dal tappeto sul quale eravamo seduti con il computer ed andammo in cucina a bere qualcosa.

Una birra a testa, non di più, le giuro, ma dopo un’ora la situazione iniziò a precipitare vertiginosamente. Eravamo seduti uno di fronte all’altro quando mi accorsi che Filippo aveva preso a sanguinare dal naso. Non ci allarmammo più di tanto, attribuendo quel piccolo disguido ad un semplice sintomo di stanchezza o forse ad un capillare rottosi per un improvviso, impercettibile, cambio di pressione sanguigna. Accompagnai il mio amico in bagno per pulirsi e qui si manifestò il primo inspiegabile fenomeno: la lampadina del lampadario emetteva una flebile luce azzurrastra, che illuminava debolmente la piccola stanza.

Un po’ allarmati provammo ad accendere la luce del bagno, ma essa rimase azzurra, come da spenta. Questa cosa ci spaventò abbastanza e decidemmo allora di tornare in cucina, ma attraversando il corridoio in verso opposto, notammo ora la presenza di un’ulteriore luce azzurra proveniente dalla stanza da letto di Filippo, aperta davanti a noi. Andammo a controllare, attraversando il salotto, e anche in questo caso l’origine di quella curiosa luminescenza erano le lampadine, sia del lampadario della cameretta che della lampada appoggiata sul comodino. Lo strano fatto non era evidente solamente in cucina e in salotto, dove le luci erano rimaste accese.

Tornammo in cucina, dove Filippo tentò vanamente di pulirsi, poiché il sangue scendeva ora copioso da entrambe le narici e pareva non arrestarsi. Inutile starle a dire come la tensione si stesse impossessando del mio corpo, a causa di quel sangue, del misterioso bagliore e dell’agitazione che si stava manifestando anche nel mio amico. Preso dalla frenesia dell’inquietudine, Filippo iniziò a sporcare tovaglioli su tovaglioli, tamponandosi il naso con le mani ormai tremanti. Gli occhi azzurri del mio amico si erano mascherati di un panico trattenuto e il volto sbiancato pareva colorarsi dell’agitazione più primitiva.

Provai a rendermi d’aiuto, cercai di calmarlo, ma era evidente fossi io altrettanto preoccupato, da una paura del tutto sproporzionata rispetto a quello che stava accadendo. I fazzoletti non bastavano  più e il sangue aveva iniziato a riversarsi sul pavimento, così, sopraffatti dagli eventi, decidemmo di chiamare l’ambulanza. Presi il cellulare, ma era spento e non pareva accendersi più; la stessa cosa valse per il telefono di casa e per lo smartphone del mio amico. Nell’attimo di silenzio in cui mi fermai a riflettere sul da farsi ecco che notai il cupo sibilo proveniente dal soggiorno e realizzai che forse tutto ciò che stava accadendo fosse causato dalla cyber-droga lasciata andare in loop sul portatile.

Fatto sedere Filippo su di una sedia, preoccupandomi potesse svenire o scivolare sul suo sangue, mi precipitai allora in soggiorno al PC. L’audio era ancora attivo e prontamente provai a spegnerlo, ma ecco che l’intera pagina web cambiò, divenendo una schermata nera ricoperta di rune azzurre, con al centro due rombi racchiusi uno dentro l’altro, lasciando però invariato il suono emesso dal dispositivo. Staccai allora il PC dall’impianto audio, ma sorprendentemente il tono non si arrestò. Tempo qualche secondo e la luce saltò in tutta la casa, venendo interamente rimpiazzata dal sottile bagliore azzurro.

Filippo dall’altra stanza mi chiamò allarmato ed io, altrettanto terrorizzato, scappai in cucina da lui. Correndo nella stanza mi accorsi che il sangue sparso a terra di Filippo, alla luce azzurra delle lampadina, riluceva a sua volta di blu ed entrambi iniziammo ad urlare imprecazioni senza alcun senso, generate dalla più pura e semplice angoscia.

Cercammo nella ragione una spiegazione a quanto stesse accadendo e quindi un appiglio, ma pur assumendo tutto quello che stavamo vivendo come una semplice allucinazione, non si spiegava come potesse essere identica per entrambi. Allora feci un terribile errore.

Scostai la tenda della cucina, mosso non so da quale stupida curiosità e vidi uno scenario raccapricciante: l’intero panorama, un tempo le campagne, era sostituito da un bianco totale, vuoto, immenso. Lo vide anche Filippo e anche lui, come me, iniziò ad urlare colto dal più profondo terrore umano, quello per il nulla. Quanto vidi dopo glielo descrivo così come posso, poiché indicibile in sé ed esageratamente immondo.

In quel bianco, seppur mancasse un qualsiasi accenno di tridimensionalità, iniziò a farsi spazio una figura azzurra, senza gambe, con delle appendici estremamente lunghe che uscivano dal busto, suppongo delle braccia, ed una piccola testa munita di una sola grande cavità scura, forse una bocca, forse un occhio, forse entrambi.

Iniziai a piangere, mentre Filippo alle mie spalle taceva, presumo svenuto. Piangevo e la creatura si avvicinava, come senza camminare, come se fossimo noi ad andare verso di lui, mentre la sua voragine mi guardava, assaporava, e più era vicina più le lampadine azzurre facevano luce.

D’istinto indietreggiai e scivolai sul sangue, cadendo a terra e svenendo a mia volta. Questa l’ultima cosa che ricordo, prima del nostro risveglio in quella pozza di sangue.

Da quel giorno ogni notte  non posso non vederlo e oramai l’insonnia mi consuma. Come sa Filippo soffrì a sua volta di malattie psicotiche da quella notte e le assicuro che la causa è sempre la stessa.



Spero solo che io non muoia come lui, spero solo che io non mi getti in quel vuoto, come ha fatto lui.

Narrazioni[]

Toni-bineurali-copertina

Toni Bineurali - Narrazione di La Voce Dell'Alchimista

Toni_binaurali_-_Creepypasta_ITA

Toni binaurali - Creepypasta ITA

Narrazione di "DarkTales"

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