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ATTENZIONE

Questa Creepypasta contiene un significativo collegamento con un'altra creepy sempre scritta da me: Sfortuna (link: https://creepypasta.fandom.com/it/wiki/Sfortuna) per una maggiore godibilità di questa storia vi invito a leggere prima quella.

Ciao a tutti, voglio condividere con voi una mia esperienza molto particolare, un episodio autobiografico che risale a un autunno di circa otto anni fa, che ha messo alla prova la mia curiosità e quella di altri miei amici che mi hanno accompagnato in questa controversa escursione.

Dalle mie parti, sulla costa di un noto lago italiano, esiste una magnifica riserva naturale, che ogni anno accoglie decine di migliaia di turisti. Questo luogo presenta una flora boschiva piuttosto caratteristica, ma la sua più grande peculiarità sono due splendidi promontori a strapiombo sul lago, il più alto di circa duecento metri, l'altro di centocinquanta, dai quali è possibile godere di un panorama mozzafiato su tutta la parte meridionale del lago.

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Tuttavia in questo paradiso naturale circola una leggenda locale assai curiosa, che alla luce di alcuni avvenimenti ha suscitato in alcune persone un certo scetticismo: la leggenda narra di tre ragazzi che partirono per cacciare un enorme e terrificante lupo che provocava panico e morte tra la gente del posto: in due morirono precipitando dalla scogliera durante il combattimento, il terzo invece riuscì a incutere sufficiente timore a quella orribile creatura, tanto da farla indietreggiare quanto sarebbe bastato per farla precipitare dal promontorio, seguendo il destino dei due ragazzi che avevano fallito.

Pare solo una delle tante leggende popolari, in quanto quel luogo non è mai stato un habitat per i lupi, e non risulta esserci stato alcun avvistamento. Di notte però, occorre fare estrema attenzione: certo la cosa più saggia sarebbe evitare quel luogo come la peste dopo il crepuscolo, ma se avete il coraggio di avventurarvi in quel luogo vi conviene stare all'erta; innanzitutto bisogna che vi facciate accompagnare, e che vi portiate dietro una torcia elettrica, in quanto non esiste alcuna fonte di illuminazione dentro i boschi della riserva.

Un altro pericolo è la possibilità di incrociare individui poco raccomandabili, in quanto di notte il posto viene frequentato da tossicodipendenti e altre persone con intenzioni assai poco nobili, d'altronde è anche logico: le forze dell'ordine possono raggiungere quel luogo solo a piedi o in elicottero, ciò lo rende il luogo ideale per persone malintenzionate.

Qualche anno fa, io e altri quattro miei amici, che da questo momento chiamerò Denis, Sic, Oden e Greg (NB: i nomi sono fittizi) tutti di età compresa tra i quattordici e i diciassette anni, provammo ad addentrarci nei boschi di quel luogo. C'è chi sostiene che passando una costante permanenza in quell'ambiente, dopo qualche notte si dovrebbe sentire l'ululato di un lupo, che pare essere lo stesso lupo che secondo la leggenda causò la morte di decine di persone secoli prima.

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Dopo alcune notti in cui abbiamo continuato a recarci in cima al promontorio più basso, capitò anche a Sic di sentire quello strano ululato! Inizialmente pensammo che fosse uno scherzo idiota, quindi cercammo una zona della riserva che potesse offrire una maggiore visibilità, per assicurarci che non ci fosse davvero qualche burlone intenzionato a spaventarci.

Raggiungemmo una radura, caratterizzata solo dalla presenza di qualche piccolo arbusto. Gli alberi, le rocce o un qualunque altro potenziale nascondiglio erano comunque troppo lontani per sentire suoni provenire da lì. Sic sentì nuovamente l'ululato di prima, lui e nessun altro! Dopo avercelo riferito io e gli altri cominciammo ad innervosirci, facendo capire al nostro amico che non era il caso di scherzare e che la situazione stava cominciando a diventare più preoccupante del previsto.

Sic ovviamente negò di aver scherzato, e parve seriamente spaventato, ma cercammo comunque di non dargli troppo peso. Continuando ad inoltrarci su quella grande distesa verde, l'erba cominciò a farsi più alta e gli arbusti più folti, ciò poteva offrire a qualcuno O QUALCOSA una sufficiente copertura per nascondersi alla nostra vista. A un certo punto, sempre Sic udì l'ululato per la seconda volta! Terrorizzato, fece marcia indietro e si mise a correre nella direzione opposta. Io e gli altri fummo costretti a raggiungerlo e cercare di non farlo andare ulteriormente nel panico, cosa per nulla semplice. Colto alla sprovvista, Greg lasciò cadere la torcia in mezzo all'erba, che in quel punto della prateria era diventata alta almeno un metro; non ha avuto nemmeno il coraggio di voltarsi per raccoglierla da quanto era spaventato.

Ora sì che avevamo paura: abbiamo dovuto correre per centinaia di metri per cercare di raggiungere Sic, che aveva ormai perso ogni capacità di ragionare; si mise a correre fino a raggiungere nuovamente la flora boschiva che caratterizza maggiormente quel posto; come se non bastasse, la torcia di Oden si era pure scaricata. Ritrovandoci così in cinque persone e appena tre torce.

Dato che dovevamo mantenere una visibilità a 360 gradi si è reso necessario utilizzare il flash del cellulare di Denis, l'unica persona dotata di un telefono che ce l'avesse, che a sua volta prestò la torcia che stava utilizzando a Oden. Vi ricordo che stiamo parlando di quasi un decennio fa, e al tempo erano in pochi i fortunati a potersi permettere uno smartphone, specialmente tra noi teenager. Cinque ragazzi e solo quattro fonti di illuminazione: una davanti, una dietro e due ai lati, con l'unico e costante pensiero di fare ritorno verso casa e non tornare mai più in quel maledetto posto di notte.

In mezzo al bosco ci sentimmo osservati, e col buio non era nemmeno facile seguire il sentiero; ormai potevamo aspettarci di tutto, anche perché la fitta vegetazione rappresentava un nascondiglio ideale per qualche malintenzionato o per quella fonte di ululati, qualunque cosa fosse.

Intanto che stavamo camminando cercavamo di rassicurarci a vicenda dato che sapevamo benissimo che quel bosco non era mai stato un habitat per lupi o altri temibili animali notturni. Abbiamo anche pensato che se ci avesse attaccato quella bestiaccia, comunque in cinque contro uno ne saremmo venuti fuori in qualche modo, insomma l'ingenuità degli adolescenti che si sentono invincibili. Anche se erano solo menzogne, quei pensieri ci facevano sentire più sereni, ed era la cosa che contava di più in quel momento.

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Perciò, spinti da una buona dose di ottimismo ci mettemmo a raccogliere sassi, bastoni e altri oggetti reperibili in ambiente boschivo, che in caso di necessità potevano diventare delle armi. Torcia in una mano e bastone nell'altra ci rimettemmo in cammino in cerca di un punto di riferimento per ricollegarci sulla strada di casa.

Ad un certo punto parve che la fortuna ci arridesse: facendo oscillare con delicatezza il fascio di luce proveniente dalla mia torcia, illuminai casualmente un cartello che segnalava la direzione verso il promontorio più alto: il sentiero era ancora lungo e quasi tutto in salita, ma finalmente avevamo una pista da seguire. Di sicuro non era l'itinerario più breve che avremmo potuto percorrere, ma nelle nostre condizioni non potevamo certo permetterci di meditare su una strada alternativa. Riassemblata la nostra formazione, ci rimettemmo in marcia con la massima prudenza.

Dato che ogni minimo rumore diverso dai nostri passi ci faceva venire la pelle d'oca, fummo costretti a comunicare solo con la gestualità, anche un piccolo sussurro andava comunque evitato. Qualche minuto dopo ci ritrovammo in un luogo analogo alla radura dove Sic aveva sentito l'ululato per la seconda volta.

Cominciavo a preoccuparmi davvero: per qualche secondo mi venne la percezione di girare in tondo, ma fortunatamente mi ricredetti quando sulla mia destra vidi una piccola grotta in un ambiente vagamente paludoso, una cosa del genere non poteva passare inosservata la prima volta che passammo di lì, perciò tirammo un sospiro di sollievo quando ci rendemmo conto di non essere mai passati da quella parte, la strada dunque sembrava giusta.

La paura era comunque troppa per passare vicino alla grotta, perciò ci scostammo dal sentiero per qualche metro mantenendo la luce lontana da quell'area, non si sentiva nessun rumore provenire da lì, ma in ogni caso eravamo troppo timorosi.

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Per arrivare a destinazione mancava ancora un bel pezzo, tuttavia non potevamo accelerare l'andatura più di tanto, un passo silenzioso va fatto con una certa delicatezza. Dopo una decina di minuti ci ritrovammo finalmente ai piedi del promontorio, la salita però era talmente stretta da costringerci a procedere in fila indiana, oltretutto era anche parecchio ripida e piena di curve a gomito, ma soprattutto non c'era una recinzione per sostenerci, a sinistra c'era la nuda roccia che ha contribuito alla formazione del promontorio e a destra il nulla, vuoto totale!

C'era un serio pericolo di cadere o nel lago o nella boscaglia circostante dalla quale stavamo per uscire, in ogni caso eravamo terrorizzati, non solo dalla situazione già di per sé poco rassicurante, ma anche dalla possibilità di precipitare.

Dato che quel sentiero andava percorso con una certa cautela, ci mettemmo seduti per terra per ragionare su come organizzarci per attraversare quel pericoloso tragitto. Durante la discussione però fummo colpiti da una gelida folata di vento, la cosa fu decisamente anomala dato che quella notte le condizioni meteorologiche erano stabili. Passò solo qualche istante e una seconda folata ci attraversò nuovamente i capelli.

Gli alberi, i cespugli e il resto della flora boschiva parvero non avere alcun effetto frenante sulla violenta raffica che si stava abbattendo su di noi, cercammo un riparo, ma sembrò che non ci fosse nessuno scorcio che potesse offrirci una sufficiente protezione contro quei maledetti soffi impetuosi. Fortunatamente le raffiche durarono poco, tempo qualche minuto e tornò una quiete almeno apparente, ma non sapevamo cosa sarebbe successo qualche minuto dopo.

Tutto era pronto: avevamo stabilito l'ordine in cui dovevamo schierarci per attraversare la salita, secondo i nostri ragionamenti io avrei dovuto passare per quarto (ovvero penultimo), tuttavia stava per succedere qualcosa di terrificante: proprio nel momento in cui meno ce lo aspettavamo, Oden, il ragazzo più grande del nostro gruppo sentì qualcosa di strano e ci ordinò di tacere tutti quanti; beh... aveva ragione!

All'improvviso tacquero tutti quanti i rumori del bosco: il vento che aveva già smesso di soffiare con violenza si estinse completamente, i grilli smisero di cantare e persino il fruscio delle foglie non si sentiva più. L'unica cosa che si sentiva benissimo era il nostro respiro: aspro e affannoso come mai prima di allora. Eravamo tutti lì, disposti in semicerchio, ad aspettare una piccola brezza, un fruscio, il verso di qualche animale o qualunque altra cosa che avesse una parvenza di normalità, ma non si sentiva assolutamente nulla.

La cosa che mi colpì maggiormente in quel momento è che provando a trattenere il respiro per qualche secondo si riusciva a sentire il proprio battito cardiaco. Passò circa un minuto, probabilmente il minuto più lungo della mia vita: ansia alle stelle e tachicardia a mille, poi qualcosa ruppe quel gelido silenzio.

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Non era un suono qualsiasi, non era riconducibile a nessun rumore del bosco, somigliava molto più ad un rumore di passi felpati! Istintivamente prendemmo tutti la torcia in mano (chi ce l'aveva ancora) e ci guardammo intorno per verificare se davvero intorno a noi ci fosse qualcosa... e infatti stavolta era proprio così! Denis col suo invidiabile smartphone illuminò per qualche istante la direzione dalla quale eravamo passati, e a una distanza di circa quattro o cinque metri da noi, ad altezza d'uomo si intravidero due occhi gialli con sfumature verdastre dall'aspetto terrificante!

Ci sforzammo di non gridare, ma inevitabilmente Sic dallo spavento lasciò cadere la torcia al suolo, laddove giaceva una pietra, e inevitabilmente la torcia si ruppe. Tutti noi impugnavamo i bastoni raccolti in precedenza, ma nessuno di noi si sognò di prendere iniziative; intanto io, Denis e Oden, gli unici ancora muniti di una fonte di illuminazione, con la mano tremante provammo a sparare il cono di luce verso quegli orribili occhi, ma purtroppo dietro a quello sguardo penetrante non riuscimmo a intravedere nessuna sagoma animalesca, come se quella creatura fosse incorporea o invisibile, con l'unica eccezione di quegli occhi orribili!

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Indietreggiammo tutti, chi con la torcia, chi col bastone e chi con entrambe le cose; cercammo di tenere quella specie di mostro alla larga da noi. Ad un certo punto però, quell'essere emise un ululato talmente assordante che fece quasi scoppiare le orecchie a tutti quanti. Io caddi a terra con una smorfia di dolore, meno male che sotto i miei piedi c'era una zolla di terra, ero ancora cosciente anche se tutto indolenzito, gli altri quattro non stavano comunque molto meglio di me, chi in ginocchio e chi seduto stavano soccombendo anche loro.

Tappandomi le orecchie sentii tra le mie mani qualcosa di bagnato, così staccai una mano dall'orecchio per vedere cosa fosse, quando lo feci mi venne un colpo... stavano sanguinando! A questo punto era chiaro che anche in cinque contro uno non avremmo avuto nessuna possibilità, quindi ci voltammo verso la lunga salita che portava alla cima del promontorio e cominciammo a correre nonostante le condizioni del sentiero fossero seriamente pericolose.

Inutile dire che nessuno rispettò l'ordine prestabilito, ognuno corse per sé stesso. La nostra unica fortuna fu che quella creatura parve completamente disinteressata ad inseguirci, infatti non si mosse di un centimetro.

Ritrovandomi a terra impiegai più tempo degli altri per alzarmi e mettermi a correre, quindi fui l'ultimo a tentare di attraversare la salita che conduceva in cima al promontorio.

Come già accennato, il sentiero sarebbe stato pericolosissimo da attraversare anche a sangue freddo, figuriamoci dopo ciò che avevamo passato! Continuai a proseguire a passo sostenuto cercando di rimanere più vicino possibile alla parte sinistra dato che a destra sarei precipitato o nella boscaglia o sulla scogliera.

Dovetti accelerare il passo per cercare di non rimanere troppo isolato dagli altri, davanti a me c'era Oden, ma non fu facile seguirlo, perché oltre a dover prestare più attenzione a dove mettevo i piedi, la strada era piena di salite ripide e curve a gomito, la mancanza di visibilità si faceva sentire! Meno male che avevo ancora la torcia, senza di essa probabilmente avrei fatto una fine orrenda.

Ormai mancava poco ad arrivare in cima, quella corsa mise seriamente alla prova le nostre capacità motorie, ma alla fine ce la cavammo tutti. Ma proprio nel momento in cui sembrava tutto finito ecco che si abbatté nuovamente su di noi un'altra folata di vento del tutto analoga a quella sentita prima dell'incontro con la creatura dagli occhi gialli.

Però stavolta eravamo su un sentiero con precipizi in ogni angolo! Gli altri miei amici furono abbastanza fortunati dato che riuscirono a ripararsi dietro a delle rocce sporgenti, io invece non ero in una posizione altrettanto favorevole! Il vento mise alla prova la mia concentrazione e il mio equilibrio, restare sul sentiero senza cadere è stata un'impresa! Provai a sdraiarmi, ma non fu sufficiente, il vento continuava a trascinare il mio corpo inerme verso il precipizio, ormai sembrava che non ci fosse più nulla da fare.

Burrone

Poco prima di cadere però vidi un ramo sporgente, all'apparenza anche piuttosto solido, a quel punto capii che per avere qualche possibilità di sopravvivere avrei dovuto saltare lì, non ero certo riparato dalla furia del vento ma almeno avevo qualcosa su cui reggermi. Così mi lasciai andare e fortunatamente riuscii ad afferrare quell'appiglio legnoso, oscillava moltissimo ma non parve dare segni di fragilità, probabilmente ho avuto una fortuna sfacciata.

Inevitabilmente la torcia cadde dalla mia mano e la guardai cadere per tutto quel lasso di tempo che sembrò non passare mai, ero davvero molto in alto! Non provai nemmeno a gridare aiuto, non avrei fatto altro che mettere i miei amici nei guai, il vento soffiava ancora fortissimo e in quel momento provare a risalire sarebbe stato un vero e proprio suicidio.

Dopo circa cinque minuti il vento si calmò, ma le mie braccia erano a pezzi, senza l'aiuto di qualcuno non sarei mai riuscito a risalire, provai a gridare aiuto e chiamare per nome i miei amici uno per uno, ma niente... non arrivò nessuna risposta.

Provai a cavarmela da solo, ma non riuscivo a staccare una mano da quel ramo per più di pochi secondi, stavo ormai cominciando a rassegnarmi, provai a restare in silenzio per cercare di individuare una qualsiasi fonte di rumore, magari i miei amici potevano trovarsi lì.

Pochi secondi dopo sentii dei deboli passi sopra di me, quindi provai ad urlare "Ehi, c'è qualcuno?" Ma nessuno rispose, il rumore dei passi però continuò a sentirsi, quindi senza fiatare rimasi più fermo che potevo per cercare di intuire chi o cosa fosse e che intenzioni avesse, qualche istante dopo finalmente vidi qualcosa!

Dalla sporgenza sulla quale ero caduto intravidi una mano ben aperta, dunque un chiaro invito ad afferrarla, pensai che fosse uno dei miei amici, ma a giudicare dalle dimensioni, dalla finezza e dalla fisionomia in generale, quella mano doveva appartenere a una donna.

Provai a chiedere chi fosse ma non arrivò nessuna risposta, le alternative erano due: o afferrare la mano e andare incontro all'ignoto oppure aspettare l'inevitabile esaurimento delle mie forze e ritrovarmi al suolo con le ossa rotte... beh la scelta non fu difficile.

Con un profondo respiro raccolsi tutte le mie forze nel braccio destro e lo allungai il più possibile, riuscendo ad afferrare quella misteriosa mano.

La risalita anche se breve fu veramente lenta, mentre quella forza sconosciuta mi sollevava provai a guardarmi in giro per trovare un altro appiglio in caso quella mano smettesse di sostenermi, ma non c'era nient'altro di sufficientemente stabile per reggere il mio peso.

Quando finalmente tornai in prossimità della sporgenza usai la mano sinistra per afferrare la roccia che faceva da bordo a quell'imprudente sentiero. Una volta tornato su, col fiatone e il petto a terra ringraziai quella strana figura che probabilmente mi aveva salvato la vita.

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Dopo aver ripreso un minimo di fiato cominciai con gran calma a risollevare ogni parte del mio corpo, a cominciare dallo sguardo, incuriosito dal vedere quella persona: ritrovandomi a terra la esaminai a partire dal basso: era una donna dai piedi scalzi, un paio di leggins, una giacca in pelle sintetica con la cerniera aperta, dalla quale si intravedeva un top, dei capelli scuri e sciolti che arrivavano all'altezza delle spalle e un grande copricapo che le nascondeva lo sguardo, come età avrà avuto qualche anno più di me, statura e corporatura nella media, e tutto il suo abbigliamento era dello stesso colore: nero

Aveva un'aria molto famigliare, ma non riuscii ad identificarla subito, qualche secondo dopo però mi ricordai di quella fanciulla! "S... Sfor..." Immediatamente lei intervenne tappandomi la bocca e poco dopo mi sussurrò all'orecchio insanguinato "Visto? Non sono poi così cattiva" e qualche istante dopo il suo corpo si dissipò nell'ambiente.

Quella fu la mia prima e ultima volta che incontrai quella ragazza al di fuori dei miei sogni, perciò provai a pizzicarmi la pelle pensando che fosse un sogno anche quello, ma era tutto troppo reale! Infatti non mi svegliai.

Ancora frastornato per tutto quello che era appena accaduto ripresi a camminare per mettermi in salvo, ma tutto d'un tratto sentii un altro ululato provenire dai boschi sottostanti, la cosa riempii nuovamente il mio corpo di adrenalina e nonostante le esigue energie rimaste mi misi a correre con tutte le mie forze.

Mi stavo avvicinando sempre più alla cima del promontorio, la salita si stava facendo meno ripida e il sentiero più largo, finalmente un minimo di sollievo.

Passata l'ultima delle curve a gomito vidi ad una trentina di metri da me qualcuno che mi puntava una torcia in faccia: era Greg che si era fatto prestare la torcia da un altro dei miei amici. Vedendomi si avvicinò subito verso di me accertandosi delle mie condizioni, di sicuro non stavo bene, ma era già tanto se non ero morto.

Greg mi accompagnò fino al piazzale dove avevamo parcheggiato le biciclette e i motorini prima di avventurarci in quell'impresa suicida, riunito con gli altri ero furibondo! Li accusai di essere stati dei vigliacchi, dei falsi amici e inoltre li riempii di insulti irripetibili.

Alla fine però mi resi conto che anche loro non avevano tutti i torti, se fossero tornati indietro a soccorrermi con quelle condizioni meteorologiche sarebbero probabilmente morti, l'importante era sopravvivere e infatti siamo sopravvissuti.

Non ne parlammo con nessuno, e ci vollero ben cinque anni prima di avere il coraggio di tornare in quel posto, ovviamente di giorno; di notte nessuno di noi ci tornerà ancora.

A distanza di otto anni e mezzo non riesco ancora a capacitarmi di come siamo riusciti a venirne fuori tutti interi, ma una cosa è sicura: questa controversa esperienza ci è servita da lezione, non lasciatevi trascinare dalla curiosità.

Nutro ancora un forte dubbio però: che ci faceva lì... quella ragazza?



Narrazioni[]

Ululati_nella_Boscaglia_-_CreepyPasta_ITA

Ululati nella Boscaglia - CreepyPasta ITA

Narrazione di La Voce Dell'Alchimista

Creepypasta_ITA_Ululati_dalla_boscaglia

Creepypasta ITA Ululati dalla boscaglia

Narrazione di FearOfDarkness & Vadists Art

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