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Anghela stava immobile, faceva caldo ma lei non osava neanche sudare; i muscoli le tremavano, contratti, rigidi. Persino il torace esitava a dilatarsi. Solo gli occhi la tradivano agitandosi di qua e di là, dispersi in quel paesaggio macabro.

Nella stanza accanto, Kira tremava come una foglia, doveva andare al bagno e poco dopo una chiazza si allargò sui suoi pantaloni. Era riuscita a non muoversi ma quando un bulbo oculare rotolò ai suoi piedi lei non poté fare a meno di cadere a terra e lasciarsi andare ai singhiozzi. Pessimo errore.

Si sentì un rumore di ossa scricchiolate e il gelo sembrava ghiacciare anche le pareti. La ragazza si zittì di colpo ma era troppo tardi.


Anghela non si voltò a guardare, colse l'occasione per fare tre passi verso la sua meta nel frattempo che la creatura era distratta. Dopo cinque ore di shock, precedute da una serata a stomaco vuoto passata a bere doveva sedersi, aveva bisogno d'acqua, aveva bisogno del bagno sapeva che le gambe non avrebbero resistito a lungo.

Non poteva rischiare di cadere a terra svenuta, sarebbe stata la fine e se l'avessero trovata morta la mattina seguente avrebbe preferito preservare la sua dignità non facendosela ne pantaloni. Fece tre passi e poi si fermò, l'odore di sangue era inconfondibile, a chi sarebbe toccato stavolta?


Prima Simon poi Aron, il ragazzo di Kira, il bulbo oculare -di quell'inconfondibile azzurro oceano- doveva essere il suo. Quella cosa, la sua bramosia di uccidere, non era umana. Non si sarebbe fermata, e lei poteva solo resistere fino al sorgere del sole, in cuor suo si sentiva che allo scoccare di quelle tre ore la creatura avrebbe fuggito la luce.

Non voleva ammetterlo ma l'unico modo per distrarre quella cosa, l'unico modo per salvarsi era la morte degli altri. Tutti lo avrebbero capito prima o poi; serviva l'acqua, serviva il bagno. lei non era mai stata brava ad "un due tre, stella!" l'unico modo era barare.

Mancavano ancora tre persone: Sasha, Jason e Manuel . Una ogni ora. Sasha era dalla parte opposta della stanza e lei distava pochi passi dal frigo, lasciato aperto dalla prima vittima di quella tranquilla serata tra amici. Sembrava passata una vita da quella serenità, normalità che colorava la sua esistenza prima e sapeva che, se fosse sopravvissuta avrebbe avuto paura del buio per sempre.

Sarebbe andata da un prete a farsi benedire, avrebbe creduto alle storie di demoni che le raccontava sua mamma. Dio come le mancava. Non avrebbe mai dovuto lasciarsi trascinare in quella vecchia casa abbandonata a disturbare i defunti. Ma complice l'alcool, causa la sua attrazione per il paranormale, ora si trovava là e non poteva permettersi di cedere.

Aveva bisogno di bere, ma come far muovere Sasha? La ragazza era astemia e in più sedeva sul bordo della finestra in una posizione più comoda e salda della sua. Guardandola si rese conto di un dettaglio: la ragazza , allergica alle api, nel caos si era avvicinata pericolosamente all'alveare che si trovava al bordo interno superiore della finestra, proprio vicino a lei.

Anghela, muovendosi lentamente prese il suo paio di chiavi sapendo che aveva una possibilità sola: azzeccare il colpo o morire nel tentativo. Mentre tirava all'indietro il braccio prendendo bene la mira sentì il freddo avvicinarsi a lei. Non avrebbe mai voluto fare del male a Sasha ma ormai non aveva scelta, sentiva quel rumore inconfondibile farsi sempre più vicino.

Poi tirò e il nido cadde, gli insetti infuriati si accanirono sulla ragazza che strillava e si dimenava. Angela che aveva chiuso gli occhi temendo il peggio per se stessa sentì la presenza abbandonarla e corse verso il frigo, verso l'acqua, ne bevve una sorsata abbondante. Tanta era la fretta che si era bagnata il volto non riuscendo più a distinguere l'acqua dalle lacrime. Ora doveva usare il bagno. Simon si trovava nel corridoio, proprio accanto ai sanitari.

Anghela poteva mettersi a correre ma poi la creatura si sarebbe accanita su dei a meno che qualcosa non avesse fatto agitare il ragazzo tanto da creare un diversivo. Anghela non sapeva cosa fosse quella creatura ma sembrava orientarsi tramite il movimento delle sue prede, come quei pesci che popolano le profondità degli abissi. Si toccò d' istinto la tasca, un gesto consueto che tradiva un suo vizio che le avrebbe salvato la vita...

Se si dà fuoco a una persona non è solo lei a muoversi ma anche le fiamme e forse il fuoco avrebbe attirato i soccorsi. Strinse nel pugno l'accendino che sembrava pesantissimo e corse verso il ragazzo che non capiva un gesto di tale affettuosità. Lui era sempre stato segretamente innamorato della donna e la speranza lo distrasse così, quando la maglietta cominciò a bruciare lui le urlò nella disperazione e nel dolore.

"Troia, brucerai all'inferno con me".

Ma Anghela non lo degnò nemmeno di uno sguardo, ormai aveva preso la mano in quel gioco infernale, e si precipitò sulla tazza. Jason corse verso di lei ma la creatura lo aveva già raggiunto. Il suo sangue schizzò in faccia alla ragazza poi le fiamme divennero ghiaccio e si sgretolarono insieme al corpo del ragazzo. Il gelo si dissolse, ce l'aveva fatta!. L'euforia sparì quando lo vide, Manuel. La guardava con odio, anche lui aveva avuto lo stesso piano?

No, probabilmente voleva vendicarsi per la fine della loro storia e la morte del suo migliore amico, insieme al alcool aumentarono la sua voglia di vederla morire. Si gettò sulla ragazza buttandola a terra cercando di usarla come scudo, la creatura ne uccideva uno alla volta. Anghela, dalla corporatura minuta, sapeva che non poteva batterlo, così quando la creatura fu vicina lo baciò.

Manuel non se lo aspettava così lei poté passare all'azione: gli sferrò un calcio nelle parti basse e poi si buttò per terra aggrappandosi a lui in modo che le cadesse addosso come schermo. Sentì il gelo ovunque e chiuse gli occhi, quando li riaprì del suo amante restavano solo le ossa ma lei era tutta ricoperta di sangue.

Sfinita si lasciò cadere sul pavimento e solo quando l'orologio segnò le 5.00 si abbandonò ai singhiozzi. La creatura sembrava finalmente sparita cosi Anghela si alzò, decisa a uscire da quell'inferno.

Ma guardando il buio fuori dalla finestra un dubbio le trafisse il cuore: si era dimenticata di impostare l'ora legale.


Sentì il gelo avvicinarsi e chiuse gli occhi.

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