Creepypasta Italia Wiki
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Non mi posso fidare del mio coinquilino.

A tutti e due piace la roba vecchia. Ho un vecchio videoregistratore e ne è rimasto molto colpito quando si è trasferito qui. Ne ha uno anche lui, ma il mio è in condizioni migliori, quindi usiamo il mio.

Abbiamo un sacco di cose in comune.

Come me ha delle videocassette di vecchi film, così quando mi ha detto "per favore, non usarle mentre non ci sono", non ci ho fatto troppo caso, perché anche io sono così. Gli ho detto di non toccare le mie, di cassette.



I collezionisti sono molto attenti alle loro cose. Troverai un sacco di appassionati di vinili che non vogliono che tu tocchi i loro dischi. È lo stesso con i francobolli. Lo stesso con le cassette.

Edgar, così si chiama, è sul divano quando sto per andare a lezione. Viviamo in una casa vecchia, in una strada tranquilla. Pavimento in parquet. Tre camere da letto. Nella terza non c'è nulla se non un letto, un armadio e un vecchio poster degli U2 affisso al muro. Non l'ho mai affittata: è troppo vecchia e piccola, nessuno la prenderebbe.

"Cosa fai oggi?" chiedo, abbottonandomi la camicia. Dalla TV proviene un sibilo. Sta guardando un film, non ci presto troppa attenzione.

"Mi faccio un paio di canne e guardo qualche stronzata" dice ridendo mentre io esco.

Quando torno da lezione è addormentato sul divano, l'effetto neve sibila sulla tv. Mi chino di fronte al videoregistratore e sto per spegnerlo quando ricordo:

Sii gentile.

Premo "Rewind" e vado a farmi un sandwich. Edgar russa.

E poi qualcosa sullo schermo cattura il mio sguardo. Per un istante appena. L'immagine di una stanza buia, mal illuminata, un filmato amatoriale. Un flash e poi i colori brillanti del Re Leone che scorrono all'indietro dietro le due freccette del Rewind.

Torno verso il salotto, facendo attenzione a non fare troppo rumore, non sono nemmeno sicuro del perché. Premo play.

Il Re Leone scorre sullo schermo. Guardo alle mie spalle. Il contenitore della cassetta è aperto sul tavolino. Edgar dorme.

E poi il film cambia. Con un fischio basso e un flash di neve grigia, il cartone svanisce, al suo posto appare una stanza. Scarsamente illuminata. Piccola. Solo un letto senza materasso.

Videocamera analogica, pellicola da 8mm. Sono seduto sul pavimento, i miei occhi incollati sullo schermo. Qualche tonfo fuori campo, e poi un torso appare, e il torso è seguito da una ragazza giovane, tenuta ferma con dello scotch. Bocca, polsi e caviglie. L'uomo-torso la mette a sedere sul letto. I suoi occhi sono rossi, grandi, piange.

Guardo Edgar. Dorme. Guardo la TV.

L'uomo-torso, è senza dubbio un uomo, si capisce. Parla e penso di riconoscere la sua voce.

"Hai paura?"

La ragazza urla, il suono è attutito dallo scotch.

L'uomo-torso scompare dalla visuale, poi riappare con un martello. La ragazza piange ancora di più.

"Dovresti averne" il martello le accarezza dolcemente la pelle, e lei piange sempre di più. La riconosco. Avevamo lezione insieme. Io, lei ed Edgar.

Non la vedo da qualche settimana.

Lei continua a strillare. L'uomo torso solleva il martello. Sbarro gli occhi dalla paura, come lei.

"Che stai guardando?"

Spengo il registratore e mi alzo. Edgar si stropiccia gli occhi, mentre si sveglia del tutto. La cassetta del Re Leone è aperta davanti a noi. "Niente," dico "Ti sei addormentato guardando la TV."



Strabuzza gli occhi assonnati e si siede. Guarda me e poi la cassetta "Già, penso sia così"




Si alza. "Dovrei guardare la fine prima o poi. Mi addormento sempre prima e il finale è la parte migliore".



Ci fissiamo per qualche istante, poi mi passa accanto, diretto in camera sua.



Sento il click della porta e premo di nuovo play. Sto cercando qualcosa. Qualsiasi cosa che possa scusare tutto questo. È finto. È un film. È uno scherzo. È qualcosa che qualcuno ha trovato per strada, non può essere --



Ma poi lo vedo. Mentre la telecamera trema per il colpo del martello, vedo per un istante un poster vecchio, mezzo staccato, degli U2 sul muro.

È la terza stanza di casa mia.

Sento dei rumori dalla stanza di Edgar. Mi dirigo verso l'ultima porta oltre il divano. Verso la terza stanza.

Apro la porta e premo l'interruttore, ma niente. La luce non funziona. Uno sguardo basta per vedere che è la stessa stanza del nastro.



Entro, lentamente. Mi guardo attorno. Poi apro l'armadio sulla destra e i miei occhi si soffermano sulla telecamera da 8mm che se ne sta tranquillamente sul treppiede.

La prendo e la osservo, il mio respiro diventa più veloce e corto. "Edgar... puoi venire qui?"

"Che c'è amico?" Edgar è già alla porta, mi guarda. Non so da quanto era lì. "Che ci fai con quella telecamera?"



Distolgo il mio sguardo dalla telecamera e lo rivolgo verso di lui. Non sta sorridendo. Mi avvicino.

"Ti avevo detto che non mi piace quando altre persone toccano le mie cassette"



Sono io a dirlo



Chiudo la porta alle sue spalle. Aggrotta la fronte. In mano ho già il fazzoletto imbevuto di cloroformio, tengo tutto pronto nell'armadio.

Adesso è in mezzo alla "Bella e la Bestia", subito dopo la scena dove l'ultimo petalo cade. La sua registrazione non è lunga come le altre, non mi sono divertito a farlo. Ma dovevo farlo. Gliel'avevo detto. Gliel'avevo detto di non guardare le mie cassette. E lui l'ha fatto.



Visto? Non mi potevo fidare.


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Narrazioni[]

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VHS - CreepyPasta ITA

Narrazione di La Voce Dell'Alchimista

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