Creepypasta Italia Wiki
Advertisement
Creepypasta Italia Wiki

Oggi, come ogni sabato, ho preso il Regionale delle 22:31 per il rientro a casa.

Già mi gustavo la cena fredda in compagnia di un tubo catodico trasmettente repliche di horror anni '90, e questo mio fantasticare per poco non mi ha fatto perdere il treno. Son ritornato con i piedi per terra giusto in tempo per vedere le porte chiudersi, non senza darmi il tempo di infilarmici dentro di piatto. Una volta salito, ho perso qualche secondo alla ricerca di un posto libero, e data l'ora, non avevo che la libera scelta. A vista d'occhio, almeno fino a cambio vagone, posti vuoti, libertà. Potevo scegliere dove sedermi, come mettere la giacca, se allungare le gambe o no, cantare!

Piccolezze, in verità, ma non avendo libri da leggere, era ciò che di migliore potesse capitarmi. Un piccolo svago per un'ora di treno. Forse mi sarei anche addormentato un po'.

Dopo meno di cinque minuti ho sentito una strana sensazione lungo la schiena, qualcosa di freddo che colava lungo la spina dorsale, facendomi rabbrividire. Mi son sentito un idiota accorgendomi che stavo sudando perché ero ancora in giacca, spaparanzato su una scomoda sediolina poco imbottita. Eppure, anche dopo essermela tolta, il calore persisteva. Sudavo, litri e litri, ho creduto di evaporare, per un istante. E dopo, il gelo.

La condensa del mio respiro era la mia compagnia. E con la giacca abbottonata, non riuscivo a riscaldarmi. Ero solo in mezzo ad un treno con qualche problema ben più grave di un guasto al riscaldamento. Mi era difficile quantificare il tempo trascorso, sembravano passate ore, o forse solo quindici minuti. Ho provato anche a forzare le porte per gli altri vagoni, nulla. I freni d'emergenza e per le porte esterne erano così ossidate da essere inutilizzabili.

Quiete.

La porta interna del vagone antecedente si è aperta con tutta calma, ed è spuntata una graziosa signora sulla quarantina, rossa e bassina. Vestita con il marchio della compagnia ferroviaria, mi ha semplicemente chiesto "biglietto?".

Gliel'ho dato.

"Oh, ma la sua è questa, si sbrighi!", mi disse. Non ebbi il tempo di avvertirla della carrozza maledetta, dato che in meno di quattro secondi ero già sulla banchina. Stazione familiare, casa.

Dalle porte ancora aperte usciva un teporino piacevole, quasi volesse costringermi a tornare nel suo stomaco. Allora glielo dissi, seppur in modo ironico.

"Signora, deve fare qualcosa per il riscaldamento; finivo per rimanere bruciacchiato in più punti".

Con un grande sorriso beato si limitò ad un semplice:

"C'è a chi piace al sangue, e a chi no".

Le porte si chiusero, e constatai una cosa con orrore.

Non ero l'unico passeggero del treno.

Subway-station

Advertisement