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Luogo omicidi: Corea del Sud – Seul, Incheon, Busan

Periodo omicidi: 2003 – 2004

Vittime: 26, donne

Divorziato e padre di un figlio nato nel 1993, Young-Chul soffre di problemi mentali e di attacchi di epilessia ed è stato condannato quattordici volte per stupri e furti con scasso. La moglie, una massaggiatrice, lo abbandona nel 2002 mentre è rinchiuso in prigione. Young-Chul uccide, in poco meno di un anno (settembre 2003 – luglio 2004), 26 donne (cameriere di bar, massaggiatrici e prostitute) e, quando viene arrestato, confessa immediatamente. Tra le vittime ci sono anche delle ricche donne anziane che deruba. Il suo modus operandi è sempre lo stesso: adesca le vittime presentandosi come un poliziotto, porta le donne a casa sua, ha rapporti sessuali e poi fracassa loro il cranio con un martello; smembra i corpi con un'ascia, coltelli e forbici, poi seppellisce le varie parti in posti isolati fuori dai centri abitati, soprattutto nei pressi di un tempio buddista. Dice di aver iniziato a uccidere per odio nei confronti di tutte le donne e della società in generale e pensa che le donne lo lascino perché è povero di famiglia. Voleva uccidere anche la ex moglie, ma non lo fa per non far diventare orfano il figlio. Gli psichiatri che lo hanno esaminato sostengono che l'abbandono della moglie gli ha causato un grave trauma e uno scompenso affettivo. Pratica il cannibalismo sui corpi delle vittime, mangiando alcuni organi interni “per ripulire il mio spirito e farlo diventare più chiaro”. Il 14 dicembre 2004, Yoo Young-Chul viene condannato a morte per 20 dei 26 omicidi e l'avvocato difensore dichiara che il suo cliente non ricorrerà in appello perché “desidera morire”.


Tratto da: "I serial Killer" di Vincenzo Maria Mastronardi e Ruben De Luca

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